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Unità di azoto liquido per programmare le fonti rinnovabili

Pubblicato: 16 mar 2011 da Simone Muscas

Commenti dei lettori

Fonti di energia rinnovabileGli incidenti nucleari in Giappone e l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili dovuto al caos del nord Africa accenderanno inevitabilmente un po’ da tutte le parti del pianeta un forte interesse per la ricerca e lo sviluppo delle rinnovabili. Detto ciò vorrei segnalare un importante filone di ricerca messo a punto dalla società britannica Highview Power Storage che merita di essere seguito con attenzione visto che potrebbe dare importanti risposte sul cruccio delle rinnovabili, ovvero sul fatto di non poter programmare la loro produzione energetica per via della loro aleatorietà.

La società, per ovviare a questo problema non da poco, ha messo a punto dei particolari prototipi di unità refrigeranti associabili a qualsiasi sistema di energia rinnovabile. In sostanza l’energia prodotta in surplus (quindi nei momenti di scarsa domanda) dagli impianti rinnovabili stessi servirebbe per raffreddare l’aria contenuta in queste unità sino -190° C, trasformando quindi l’aria in azoto liquido. Il vantaggio di questo combustibile è che, essendo immagazzinabile, potrebbe essere utilizzato in maniera programmatica.

Perciò nel momento in cui c’è bisogno di elettricità e gli impianti associati non sono capaci di produrne (per esempio per mancanza di vento nel caso di turbine eoliche) si farebbe ricorso a queste unità. L’aria liquida quindi verrebbe sottoposta ad una pressione di 70 bar e riscaldata all’interno di uno scambiatore di calore.; di questo modo l’aria produce il gas ad alta pressione che è poi in grado di attivare una turbina elettrica.

Attraverso questo processo, dicono gli esperti, oltre che aiutare la programmazione dell’immissione in rete dell’energia prodotta dalle rinnovabili, si recupererebbe circa il 50% dell’elettricità utilizzata per raffreddare l’aria che invece verrebbe dispersa. Per il momento soltanto di prototipo si tratta, anche se a breve il sistema potrebbe essere testato su un piccolo impianto rinnovabile che ne valuterà le potenzialità dandoci risposte più concrete su una sua possibile diffusione. Statene certi sarà un filone di ricerca che seguiremo con attenzione.

Via | Highview-power.com
Foto | Flickr

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di tassinarimauro

    tassinarimauro

    16 mar 2011 - 12:47 - #1
    1 punto
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    1. Sistema costoso
    2. Rendimento (dichiarato) 50% (mi sembra ottimistico)

  • Profilo di claudio_

    claudio_

    16 mar 2011 - 13:31 - #2
    0 punti
    Up Down

    Una carrettata di energia!
    Ammettendo che si voglia la liquefazione e ammettendo che le pressioni parziali permettano semplicisticamente la cosa…. la turbina sarebbe alimentata da….. un buciatore a gasolio!
    WoW….

  • unoconlemaniintasta

    16 mar 2011 - 17:09 - #3
    1 punto
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    che centra il bruciatore a gasolio, claudio?
    la turbina sarebbe alimentata semplicemente dall’espansione dell’azoto liquido in gas, grazie al riscaldamento tramite scambiatori di calore a temperatura ambiente.

    il sistema e’ comunque pieno di pecche;
    a meno di non voler costruire un impianto di frazionamento dei gas atmsferici per uso commerciale, una conversione del genere e’ alquanto controproducente:
    comprimere l’aria ha un costo elevato, e riusarla come vettore energetico e’ poco remunerativo; frazionarla e vendere i prodotti remunerativi (ossigeno, argon, elio liquidi) e utilizzare il meno remunerativo (azoto liquido) comevettore energetico non ha senso, in quanto una colonna di frazionamento del genere necessita di diverse ore per essere messa in condizioni operative, e a regime non si puo’ interrompere, se non si vuole poi ricominciare tutto da capo.
    meglio l’elettrolisi e ricavare idrogeno e ossigeno dall’acqua per poi utilizzare l’idrogeno come carburante diretto (e quasi ecologico), in quanto si puo’ operare benissimo ad intermittenza sfruttando la conversione con gli eccessi produttivi.
    cosi’ si produce anche ossigeno di ottima qualita’.

    impianti si’ fatti gia’ esistono e funzionano bene.

    (e poi sai che rumore assurdo!)

  • Piero Iannelli

    25 mar 2011 - 01:48 - #4
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    Mentre voi giocate.. le aziende delocalizzano…
    Fortunatamente ci sono anche paesi non fagocitati da eco-idiozie.

    Svizzera: “Guai a chi ci tocca il nucleare…” Il Cantone di Argovia ospita 3 centrali su 5

    http://www.ilgiornale.it/esteri/la_svizzera_non_si_fa_impaurire_guai_chi_ci_tocca_nucleare/24-03-2011/articolo-id=513323-page=0-comments=1

  • Fabio Saccon

    29 mar 2011 - 08:47 - #5
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    Qualcuno di voi sa quanto puo costare in kw/h produrre l’azoto?
    Per quanto riqguarda il nucleare gli svizzari percepiscono un’indennnizzo per avere le centrali. Visto che in caso di incidente nucleare l’Italia ne sarebbe interessata direttamente ritengo che dovrebbero essere indennizzati anche coloro che indirettamente ne sarebbero coinvoliti. Se fossi io al governo, invecie di adeguarmi agli altri, mi adopererei per far si che i nostri vicini, che si sono in qualche modo infischiati degli altri, debbano in qualche modo risarcire i possibili danneggiati.
    L’ottica del nucleare infatti ha effetti transfrontalieri vedi caso Giappone.