
L’allarme nucleare giapponese è ancora lontano da una soluzione ma, già da qualche giorno, molti commentatori più o meno “esperti” sono stati interpellati per un commento sull’emergenza. Quello che tutti si chiedono, in questo momento, è se gli incidenti di Fukushima possano raggiungere la gravità di quello di Chernobyl che, essendo stato classificato al settimo grado della scala Ines, è il punto di riferimento negativo dell’insicurezza dell’energia nucleare.
Alcuni giorni fa Matthew Bunn, associate professor di Public Policy alla Harvard Kennedy School of Government, aveva categoricamente escluso l’ipotesi adducendo sei motivi per i quali gli incidenti giapponesi non avrebbero raggiunto la gravità di Chernobyl. Oggi arriva una nuova opinione, che afferma proprio il contrario.
E’ quella di Ezio Puppin, ingegnere nucleare, docente di fisica al Politecnico di Milano e presidente del Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze fisiche della materia. Puppin, in una intervista al TgCom, afferma:
non si può escludere. In Urss la situazione era particolare: senza fondi e la gestione veniva effettuata in qualche modo. Qui siamo in Giappone, paese dell’eccellenza tecnologica, eppure siamo davanti a un problema che rischia di avere lo stesso epilogo. Sono successi due eventi terribili concatenati che hanno generato questa situazione di emergenza
Altra domanda molto interessante fatta al professore riguarda la presunta superiorità, in fatto di sicurezza, delle centrali moderne (come quelle che Enel ed Edf vorrebbero costruire in Italia, con il lasciapassare politico del governo Berlusconi), rispetto a quelle Tepco del Giappone. Risposta inquietante:
No. Non esiste di fatto il concetto di nuova generazione di centrale. Le centrali sia assomigliano tutte e la tecnologia è sempre quella da anni. La struttura di Fukushima è di tipo “Bwr” ovvero quel genere di centrali in cui l’acqua viene trasformata in vapore all’interno del reattore. Almeno un quarto degli impianti del mondo sono fatti così
unoconlemaniintasta
16 mar 2011 - 16:58 - #1sarebbe auspicabile una cronologia degli eventi fin’ora accaduti.
non vorrei innescare polemiche, ma il problema maggiore e’ comunque l’avidita’:
costruire 4 impianti nucleari cosi’ vicini compromette la sicurezza degli impianti stessi.
da quello che ho potuto capire, per un problema avuto a 2 impianti (l’estirpazione dei sistemi di auto alimentazione per il controllo delle temperature causato dallo tsunami) si sono avute esplosioni che hanno danneggiato anche gli altri, perche’ il 2 e il 4 non accusavano malfunzionamenti della prima ora, visto che nelle dichiarazioni di Tepco non erano stati menzionati, almeno all’inizio.
quindi, per logica, ci sono 2 sole possibilita’:
ho Tepco non ha dichiarato da subito che c’erano problemi anche con i reattori 2 e 4, o le esplosioni d’idrogeno hanno scaraventato pezzi di guscio secondario in cemento armato sugli impianti funzionanti, danneggiandoli.
in tutti e duei casi si e’ peccato di avidita’, perche’ una compagnia privata non dichiarera’ mai la gravita’ della situazione se non quando e’ evidente, e comunque perche’ se c’e’ gia’ un’impianto metterne 2 non darebbe problemi di ordine pubblico/logistico, ma solo di sicurezza, in quanto in caso d’improbabile incidente si avrebbe una concatenzione di eventi che possono portare problemi anche ai reattori limitrofi.
ma per avidita’ si puo’ comunque rischiare.
_Giacomo_
16 mar 2011 - 17:12 - #2“Le nuove centrali nucleari saranno veramente più sicure di quelle di Fukushima?”
No macche’ scherzi.Cinquant’anni di tecnologia e ricerca tecnologica inutile.
Scusa ma dove vivi?
rosolo
16 mar 2011 - 18:20 - #3@ giacomo
1-le centrali di 3° generazione non sono altro che quelle di 2° con qualche accorgimento in più per una maggiore resa, non è una tecnologia nuova o diversa è la stessa, quelle di 4° generazione neppure esistono. Quindi in 50 anni pochi pochissimi passi avanti
2-dire come dici tu che il nucleare non è pericoloso significa nascondere la testa sotto la sabbia
3-l’unica verità è che non si possono prevedere le calamità naturali quindi bisognerebbe evitare di mettere la popolazione in grave pericolo nucleare.
4-quali sarebbero i test avvenuti durante questo terremoto? elencali
dsadsad
16 mar 2011 - 18:21 - #4per giacomo, è inutile non convinci nessuno, se la maggioranza delle popolazione è contraria perchè ostinarsi?
linuser
16 mar 2011 - 18:46 - #5BWR (Boiled Water Reactor ) è la tecnologia più obsoleta ; erano BWR sia la centrale del Garigliano che quella di Caorso
L’EPR è un reattore di tipo PWR ( Pressuraized Water Reactor ) che come tecnologia è simile a quello di Three Miles Island ; era un PWR anche il reattore della centrale di Trino ; questa tipologia di reattori non aggiunge nulla di RILEVANTE sulla sicurezza perchè il principio fisico rimane lo stesso e il reattore non si arresta da solo in caso di malfunzionamenti : oltre che dotarlo di sistemi attivi e/o di sistemi passivi ( come una piscina d’acqua sopra il reattore in cui in caso di emergenza si può far fluire l’acqua per gravità o un involucro esterno estremamente rinforzato per resistere a sollecitazioni più forti / impatti con aerei , etc … ) NON SI PUO’ FARE ALTRO per incrementarne la sicurezza . In termini tecnici , un reattore di questo tipo NON E’ INTRINSECAMENTE SICURO per via della criticità del meccanismo di funzionamento e del controllo della reazione di fissione .
Altro aspetto che dovrebbe essere considerato per increnmentare la sicurezza di questi reattori , fermo restando il concetto che non godranno mai di una sicurezza del 100 per cento contro gli incidenti , è diminuirne la taglia : costruire cioè reattori da 100/150 MW e in numero più elevato … non di certo come l’EPR che è un mastodonte da 1500 MW
Discorso leggermenete diverso per altri tipi di reattori a fissione tipo il Cirene di Borgo Sabotino o quello che avrebbe dovuto essre il reattore di Montalto di Castro, ovvero un CANDU … entrambi di tipo HWR ( Heavy Water Reactor ) funzionanti ad acqua pesante.
Un CANDU funziona in genere già a livelli critici più bassi di reattività ed è molto flessibile perchè non ha bisogno di essere arrestato e riavviato quando si deve ricaricare il combustibile , può funzionare con diverse tipologie di combustibili senza stravolgimenti tecnici ( MOX , torio … ) , può essere facilmente adattato per funzionare anche da reattore autofertilizzante ( cioè in grado di usare parte del combustibile che normalmente è classificato come esausto , come scoria per i reattori BWR/PWR ) . Qual è il rovescio della medaglia ? Dove sta il trucco ? Perchè non corrono tutti a realizzare reattori CANDU ?
Semplice : perchè data la loro flessibilità , possono essere facilmente adattati alla produzione agevole, economica e NON CONTROLLABILE di materiale fissile per scopi militari ( plutonio ) . Anche se il produttore smentisce , è ormai accertato che l’India ha utlizzato un reattore sperimentale ad uso civile e precursore del CANDU per estrarre il plutonio usato nel suo primo test atomico , nel 1974.
Stesso discorso per i programmi alternativi francesi/europei Phoenix e SuperPhoenix a neutroni veloci e autofertilizzanti.
I PWR sono quindi una scelta politicamente obbligata per chi voglia utilizzare e voglia sopratutto _dimostrare_ di volere usare la fissione nucleare per soli scopi civili.
Reattori intrinsecamente sicuri ( cioè in grado di arrestarsi da soli anche in caso di malfunzionamento ) erano stati proposti da Rubbia e rilanciati anche quando era presidente dell’ENEA . Il risultato è stato un bel calcio nel c*lo ricevuto dall’allora secondo governo B e un biglietto sola andata per la Spagna :
- http://it.wikipedia.org/wiki/Reattore_subcritico
- http://it.wikipedia.org/wiki/Rubbiatron
linuser
16 mar 2011 - 19:16 - #6FLASH NEWS : il Governo giapponese era al corrente dei problemi di alcuni impianti nucleari e delle eventuali conseguenze che avrebbero potuto derivare da un sisma particolarmente potente
La notizia rilanciata da Rainews24 ( http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=151012 ) e il relativo cablogramma di Wikileaks ( http://213.251.145.96/cable/2008/10/08TOKYO2993.html )
linuser
16 mar 2011 - 19:38 - #7Questa storia assomiglia sempre di più al disastro di Chernobyl : anche allora le autorità sovietiche erano già a conoscenza dei difetti di progettazione del reattore RMBK ( alto coefficiente di vuoto ) ed è proprio per questo motivo che lo zelante ingegnere capo della centrale ( laureatosi per CORRISPONDENZA e membro vicino al locale distaccamento del partito comunista - *sigh* - ) nell’obbedire alle direttive ferre della commissione per l’energia atomica , insistette per condurre il test di notte anche dopo essere stato costretto il giorno prima a rimandarlo per una richiesta urgente di potenza - doppio *sigh* .
sandro-kensan
17 mar 2011 - 00:24 - #8«Il target in termini di sicurezza per questi reattori (III generazione) è di 10^8 anni/reattore senza incidenti con danneggiamento grave del nocciolo.»
http://it.wikipedia.org/wiki/Reattore_nucleare_di_III_generazione
Quanto era il target in termini di sicurezza per quelli incidentati quando sono stati costruiti?
http://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_Rasmussen
«L’analisi in questione si pronuncia sulla probabilità che avvenga un incidente nucleare (nei reattori di II generazione tipo il BWR di Fukushima). In particolare viene esplicitata la probabilità che si abbia la fusione del nocciolo (il più grave tipo di incidente che si può verificare in una centrale elettronucleare). Tale probabilità è indicata come 1/20000 per reattore all’anno. Anche in verificarsi di un tale incidente, la probabilità che ci siano rilasci significativi di materiale radioattivo nell’ambiente esterno è di 1/100. Per cui in totale la probabilità di un incidente di fusione del nocciolo con contaminazione esterna, per questo tipo di reattori, sarebbe di 1/1000000 cioè l’evento dovrebbe verificarsi solo una volta in un milione di anni.»
Questo spostamento nel futuro della sicurezza è una presa in giro.
A fukushima all’inizio degli anni ‘70 sono entrati in funzione i generatori BWR attualmente con grossi problemi che quindi hanno meno di 40 anni e che appartengono alla seconda generazione:
http://en.wikipedia.org/wiki/Generation_II_reactor
Un generatore di seconda generazione è una classificazione di progetto per i reattori nucleari che si riferisce alla classe di reattori commerciali costruiti fino alla fine degli anni ‘90.
Prototypical (prototipico, capostipite) della generazione II sono i PWR, CANDU, BWR, AGR, e VVER.
Nella generazione I ci si riferisce ai primi prototipi e ai reattori di potenza quali Shippingport, Magnox, Fermi 1, e Dresden.
sandro-kensan
17 mar 2011 - 00:27 - #9Errata, non generatori ma reattori.
lara.c67
17 mar 2011 - 00:39 - #10@1 se vuoi la cronologia :
http://en.wikipedia.org/wiki/Timeline_of_the_Fukushima_nuclear_accidents
per il momento, ce la facciamo sotto tutti (nuclearisti e non, vicini e lontani), ma non si puo’ ancora dire nulla: per il momento (incrociamo dita, facciamo gli scongiuri ecc.ecc..) il danno è circoscritto: tepco si è fumata 4 reattori, ma quelli, in fondo, son cavoli suoi.
unoconlemaniintasca
17 mar 2011 - 00:58 - #11linuser, preciso che se li fai piu’ piccoli ed in numero maggiore avrai solo un aumento considerevole delle problematiche e dei possibili incidenti.
il principio lo hai enunciato tu: i reattori a fissione non si fermano, quindi o ci metti 1Kg o ce ne metti 100Kg il problema e’ il medesimo, perche’ comunque la contaminazione esterna in caso di fuga radiattiva e’ infinitesima rispetto alla massa del carburante considerata.
quindi piu’ ne metti piu’ aumenti le probabilita’ di incidente.
e poi dove li metti? tutti in fila? cosi’ se un reattore ha un problema puo’ danneggiare anche quelli accanto (come in effetti sta’ succedendo! se ce ne erano 20 in fila la concatenazione di incidenti non finiva se non con l’ultimo reattore).
Sandro, vorresti dire che siamo molto fortunati?
2 incidenti gravi in una vita, su una stima di un milione di anni.
a questo punto conviene fare solo centrali nucleari per quanto uranio c’e', perche’ tanto ci vorranno 2 milioni di anni prima che si ripresenti un nuovo problema del genere.
linuser
17 mar 2011 - 01:44 - #12@unoconlemaniintasca #15
“linuser, preciso che se li fai piu’ piccoli ed in numero maggiore avrai solo un aumento considerevole delle problematiche e dei possibili incidenti.
il principio lo hai enunciato tu: i reattori a fissione non si fermano, quindi o ci metti 1Kg o ce ne metti 100Kg il problema e’ il medesimo, perche’ comunque la contaminazione esterna in caso di fuga radiattiva e’ infinitesima rispetto alla massa del carburante considerata.
quindi piu’ ne metti piu’ aumenti le probabilita’ di incidente.”
L’idea non è certo mia … è una specifica richiesta ( i reattori di taglia più piccola ) che gli ingegneri , i tecnici del nucleare hanno avanzato all’industria nucleare americana dopo l’incidente nucleare di Three Miles Island .
La storia è nota : l’industria non si è adeguata alle richieste prediligendo le taglie forti e di conseguenza non ci furono più commesse per nuovi reattori.
Da quello che ho capito , in un reattore di taglia più piccola la potenza si può abbassare in tempi più brevi rispetto a un megareattore di taglia superiore , per cui anche se la probabilità di incidente si alza per effetto del numero maggiore di reattori necessari a produrre la stessa potenza , i tempi di reazione all’emergenza si abbassano e anche quantitativamente si deve fare meno sforzo per gestire un reattore più piccolo.
unoconlemaniintasca
17 mar 2011 - 04:45 - #13reattori piu’ piccoli si gestiscono meglio, come confrontare un’auto con un treno, una zattera con una petroliera, ma e’ pur vero che ci vogliono tanti reattori piccoli per produrre la stessa quantita’ di uno grande, e che comunque le temperature che si DEVONO raggiungere sono sempre alte e gestibili in un arco decisamente molto limitato.
per coprire il 30% del fabisogno italiano servirebbero 20 grandi centrali (solo per il 30%, come per la germania), per farlo con reattori “gestibili” servirebero 10-20 volte di piu’ questo valore, percio’ 200-400 reattori, che hanno comunque la loro dose di pericolosita’ intrinseca (se non raffreddi il nocciolo fa’ un buco che arriva al centro della terra… sindrome cinese).
noi ne vorremmo fare 5, e non si sa’ dove metterle, ne dovremmo in verita’ mettere 20, ma sarebbe piu’ auspicabile, secondo la teoria di questi progettisti, piazzarne 400, una in ogni citta’ con oltre 50.000 abitanti.
vien da solo che e’ irragionevole un si’ fatto ragionamento, perche’ una centrale piccola costa molto di piu’, proporzionalmente, rispetto ad una grossa.
in piu’ devi mettere che le precauzioni per la sicurezza renderebbero questi impianti ancora costosissimi, indipendentemente dalla loro dimensione, quindi aumentarne il numero significa aumentarne il costo totale in quanto a sicurezza attiva e passiva.
in un’altro post parlavo appunto in cosa ha peccato Tepco, e la speculazione nucleare, nella centrale che sta’ dando problemi:
hanno messo 4 reattori uno di fila all’altro, tanto vicini che i reattori si stanno danneggiando l’uno con l’altro, e questo solo per massimizzare il profitto, perche’ non e’ necessario trovare un altro sito per istallare l’impianto, e hai i servizzi annessi unificati (se tu produci GW di energia devi avere anche un nodo di distribuzione adeguato a sopportare il carico, e i nodi ad alto voltaggio costano).
a questo punto hai 400 piccoli problemi che producono 1/20 rispetto a quanto produce una centrale nucleare, che, anche se piccola, ha comunque bisogno di un ragionevole spazio di sicurezza; questa terra e’ interdetta, ossia per 50 anni dopo lo spegnimento e la dismissione dell’impianto non puo’ essere utilizzata in nessun modo…
analiticamente ho:
un costo superiore
una resa inferiore
un grado di pericolosita’ aumentato
un ragionevole spazio sprecato
e tutto per un 30% del fabisogno italiano?
scusami, ma se devo sprecare tutto quello spazio ci metto pannelli solari dei piu’ scarsi, ottengo piu’ resa, meno pericolo, e in piu’ mi costa pure meno…
e’ il concetto in se che e’ errato, un concetto vecchio e inefficente.
le centrali nucleari nascono perche’ in un solo impianto potevi generare sufficente energia per poi distribuirla a ventaglio in una popolazione che aveva moderate richieste di energia.
un concetto di 70 anni fa’.
oggi si preferisce pensare a piccole produzioni in una griglia energetica, con pochi impianti adibiti a controllare i flussi, cioe’ impianti che possano aumentare e diminuire la loro potenza rapidamente a seconda del carico richiesto dalla griglia stessa, che gia’ autoproduce il propio sostentamento; impianti che servono esclusivamente a compensare le oscillazioni, percio’ anche a petrolio o carbone andrebbero piu’ che bene, visto che sarebbero esclusivamente dei sistemi tamponanti.
pensa a questa soluzione:
pannello fotovoltaico sul tetto che rimanda energia sulla griglia “a richiesta”, ossia quando il vicino accende la luce e i suoi pannelli non ce la fanno a fornirgli ulteriore energia, e quando non viene richiesta energia si producono piccole quantita’ di idrogeno tramite elettrolisi, carburante che poi riutilizzerai la notte tramite un comune motore a scoppio attaccato ad un alternatore.
non e’ efficente… l’efficenza dei panelli e del motore a scoppio non e’ importante, e’ importante che il livello medio di richiesta energetica sia compensato dal livello medio di produzione, e lo speco che si avrebbe (perche’ comunque c’e’ ed e’ tanto), non sarebbe nocivo, in quanto hai preso una fonte naturale e l’ahi trasformata, per poi riutilizzarla senza comunque inquinare.
e’ questo un piano energetico.
e’ fattibile? no, in italia no, perche se prendi 1 gruppo elettrogeno da 1,5cv (quelli che ti vendono ai supermercati) sei ancora in regola, ma se ne acquisti 2 e li fai funzionare contemporaneamente diventi automaticamente produttore di energia e quindi devi pagare l’iva ed avere la licenza per la produzione.
la soluzione sarebbe far gestire il tutto da un ente statale.
io, cittadino, ho lo spazio a disposizione per montare l’impianto fotovoltaico e il motogeneratore ad idrogeno; tu ente lo vieni a montare, lo paghi e lo gestisci.
l’affitto del mio tetto compensa la spesa energetica media, il resto di quanto consumo lo pago.
l’energia che avanza viene gestita sulla griglia e compensata da impianti tradizionali.
esplode il bombolone di idrogeno?
al massimo crolla una casa e ci rimettono le penne solo le famiglie che ci abitano…
ogni anno vengono beccati dai fulmini 1000 persone, ma si parla di casualita’ probabilistiche… non ho pero’ mai visto nessuno che corresse in un campo di calcio con un’asta di ferro in mano quando c’e’ un temporale, ma non ho nemmeno mai visto uno colpito da un fulmine; magari correva in un campo di calcio con un asta di ferro in mano durante un temporale.
jkkk
17 mar 2011 - 16:49 - #14Il nucleare è morto!
unoconlemaniintasca
18 mar 2011 - 00:53 - #15http://www.dire.it/HOME/nucleare_ora.php?c=38136&m=3&l=it
lo dice pure la prestigiacomo…
(mentre veronesi non sa’ cose’ l’economia di scala e la probabilita’ incidentiva)
cadutoqua
18 mar 2011 - 09:44 - #16La germania si ferma e punta su solare ed eolico:
http://www.repubblica.it/ambiente/2011/03/16/news/germania_energia-13664651/
cadutoqua
18 mar 2011 - 10:16 - #17Questo incidente ha dimostrato quanto PERICOLOSO possa essere il nucleare.
Non mi vengano a dire che le centrali attuali sono più sicure, perché (anche se può essere vero) la mia domanda sarà:
MA SEI SICURO CHE UNA CENTRALE MODERNA AVREBBE RESISTITO AD UN CATACLISMA DEL GENERE? SONO MAI STATI FATTI DEI TESTs? NO. ERGO: NON SI PUO’ DIRE SE SONO SUFFICIENTEMENTE SICURE.
notimetowaste
19 mar 2011 - 12:36 - #18Il problema del fabbisogno energetico mondiale, sempre in aumento, ci impone delle scelte serie, consapevoli ed
imminenti… In attesa della soluzione globale che verrà ma, chissà quando, con l’utilizzo dell’energia prodotta dalla
fusione nucleare, la produzione di energia elettrica dovrà purtroppo essere integrata per un 20/25% con quella prodotta
dalle centrali a fissione nucleare, essendo dimostrato che con le rinnovabili (eolica, fotovoltaica, geotermica ecc. ecc.
pur esse molto inquinanti), non potremo mai soddisfare il fabbisogno totale. Quanto sopra è estremamente chiaro dai
dati riportati circa le proiezioni dei consumi che si avranno fino al 2050, (anno in cui consumeremo ca. 700 tetralioni,
10 alla 24esima di BTU) quando il petrolio, il gas e gli altri combustibili fossili saranno forse solo un ricordo… In
questo contesto, la rinuncia al nucleare avrebbe tuttavia un senso nel caso si decidesse per una moratoria mondiale, se
tutto il mondo cioè, decidesse di affrontare il rischio di fare un salto nella preistoria… Ma, vaglielo a far capire a chi,
ignorante ed incompetente, affronta l’argomento con superficialità, magari sull’onda delle emozioni che scaturiscono
dagli eventi attuali, afflitto solo dall’effetto “NIMBY”, senza tener conto che siamo di fronte a delle scelte che, in ogni
caso, condizioneranno il futuro nostro e, delle nostre future generazioni…