Alberto Clo è un nuclearista convinto sprovvisto di quella arrogante sicumera che rende i sostenitori dell’atomo davvero privi di ogni margine di ragionamento civile. Clo è professore di economia industriale a Bologna, ministro all’Industria sotto il Governo Dini e autore del saggio Si fa presto a dire nucleare (ed. Il Mulino 14 Euro).
Nella bella intervista a Il Fatto quotidiano (20-03-2011, pag.8) spiega che anche se l’Italia decide di non avere nuove centrali nucleari sul suo territorio, non deve smettere di studiare l’atomo né deve rinunciare a proprie competenze:
Se vogliamo essere credibili a livello europeo dobbiamo considerare la ricostituzione delle professionalità perdute in venticinque anni di vuoto. L’agenzia per la sicurezza ha riaggregato le risorse residue sparse tra Enea e Ispra ma insufficienti, mentre solo poche imprese hanno mantenute le conoscenze. Troppo poco. Possiamo essere attori del nucleare senza centrali, se rafforziamo il filo del sapere e se riusciamo a risolvere la sempre urgente questione delle scorie radioattive.
Rispetto alla politica del ritorno del nucleare in Italia, dice:
Sostenere che avremmo riaperto i cantieri dalla metà del 2013 e costruito 8-12 centrali in tempi record, abbattuto i costi dell’energia sino al 30 per cento era solo propaganda. La pausa di riflessione non cambia nulla nella contabilità energetica del paese, le nostre priorità restano le stesse: razionalizzare e modernizzare il sistema energetico, accrescere la sicurezza degli approvvigionamenti di metano, rafforzare le interconnessioni elettriche interne e con l’estero, promuovere in Europa la costruzione di un mercato unico energetico, disegnare politiche di risparmio energetico che coinvolgano istituzioni, famiglie, imprese.
Infine ecco un buon motivo per non rinunciare all’Agenzia per la sicurezza nucleare il cui presidente è Umberto Veronesi:
Un paese non è denuclearizzato solo perché non ha centrali. L’Italia deve occuparsi invece, e molto, anche di quello che succede intorno. L’Agenzia che si andava costituendo resta a tale fine un passaggio fondamentale.
L’obiettivo da perseguire secondo Clo (e come dargli torto) è la sicurezza nucleare. Non dimentichiamo che il nostro Paese è letteralmente circondato da centrali nucleari, in Francia, Svizzera e Serbia, solo per citare le più prossime e non è detto che siano sempre tutte sicure. Infatti spiega:
Gli eventi giapponesi dimostrano che la sicurezza nucleare è un problema globale. Standard e regolazione devono essere fissati in modo molto più stringente a livello internazionale.
unoconlemaniintasca
21 mar 2011 - 11:48 - #1la ricerca e’ ricerca, non dovrebbe avere limiti e/o eliminare argomenti scomodi.
pero’ Clo’ dovrebbe illustrare questo ad un governo che ha fatto ancora di piu’:
non solo ha azzerato la ricerca pubblica, ma sta’ rendendo gli italiani sempre piu’ ignoranti, perche’ a letteralmente devastato l’istituzione scolastica pubblica (e si, perche’ quella privata di soldi pubblici ne mangia assai).
bisogna rendersi conto che alcuni aspetti non possono essere messi in mano alla speculazione privata:
energia
sanita’
istruzione e ricerca
infrastrutture di comunicazione
acqua
un paese civile deve rendere accessibili a tutta la popolazione questi beni primari, e non cercare di creare mercati speculativi in tali campi vitali.
dgutvjut
21 mar 2011 - 14:51 - #2@ cadutoqua
Le ricordo che le centrali giapponesi erano vecchie di 50 anni. Con quelle di ultima generazione un’incidente è impossibile.
cadutoqua
21 mar 2011 - 15:25 - #3@dgutvjut
Ed io ti ricordo che queste affermazioni, se non supportate da prove, sono da considerare come tue opinioni.
Non è stato effettuato alcun test a riguardo: in altre parole, ammettendo anche che le centrali di ultima generazione siano più attuali, cosa ne sarebbe stato di una centrale attuale se fosse stata sottoposta allo stesso trattamento di quella di Fukushima?
risposta: NON SI SA
ERGO: non si puo’ dire nulla a riguardo.
PS: dove sono finiti i miei commenti?
ice
21 mar 2011 - 16:12 - #4@ #2
quello ceh scrivi è FALSO
perchè anche le centrali di ultimissima generazione hanno la sicurezza e i sistemi di emergenza che si basano su impianti attivi
Solo centrali elettriche che abbiano sistemi di sicurezza passivi possono essere definite ragionevolmente sicure