Fotovoltaico, i dati corretti secondo gli imprenditori

i dati corretti sul fotovoltaico secondo gli imprenditori delle rinnovabili

Sareste disposti a spendere l'equivalente di un caffè al mese in cambio di energia rinnovabile, scalabile e reperibile ovunque? Facciamo un po' di controinformazione sul fotovoltaico rispetto a quanto passa normalmente in Tv (stamane Peppe mostra un eclatante esempio) e sulla stampa? E facciamola! Dunque, l'attuale contesto è che siamo nel pieno di una battaglia politica a proposito del rientro del nucleare in Italia. Fin qui nulla di male se da parte del Governo non si usassero dati e informazioni per carpire la buona fede degli elettori e se sopratutto non venissero fatte leggi che vanno nella direzione opposta a quella degli interessi dei cittadini.

Quali sono i dati che non tornano? Sono quelli del fotovoltaico, energia rinnovabile messa a dura prova dall'ultimo decreto del governo e energia in grado di competere per costi e resa con il nucleare. Il 12 e 13 giugno prossimi andremo a votare per esprimere in un referendum il nostro parere rispetto alla costruzione di nuove centrali nucleari e rispetto alla privatizzazione dell'acqua (più legittimo impedimento).

Dunque, la campagna elettorale, dopo che l'incidente alla centrale di Fukushima Daiichi a 15 giorni dal terremoto e dallo tsunami è ancora ben lontano dall'essere risolto. Fatto per cui tra gli italiani, ama anche in Europa si stanno vivendo profondi ripensamenti rispetto alla sicurezza nucleare. Legittimi e affatto catastrofisti, sopratutto per il fatto che comunque le persone non sono mai state preparate e abituate a gestire emergenze nucleari. Dopo il salto per punti i dati corretti secondo gli imprenditori del fotovoltaico così come riportati da Putignano Informatissimo. In fondo alcune mistificazioni passate sulla stampa e poi smascherate.

Il fotovoltaico non sottrae terreno all'agricoltura.

Prendiamo come esempio la Provincia di Padova, che si estende su una superficie di 214.259 ettari. I dati presenti sul sito http://atlasole.gse.it mostrano che sono presenti circa 40 MW di impianti di taglia singola superiore a 50 kW; mentre gli impianti inferiori a questa taglia è pressoché certo siano installati su edifici. Anche ipotizzando che questi 40 MW (cosa altamente improbabile) siano tutti ubicati al suolo, se ne deduce un consumo di meno di 100 ettari: ovvero lo 0.04% della superficie disponibile. Secondo Legambiente in Italia si urbanizzano 50.000 ettari ogni anno per la costruzione di nuovi edifici, strade e aree residenziali. Si capisce quindi come la critica legata all’uso del suolo venga strumentalmente utilizzata solo per attaccare il fotovoltaico.

I conti di Aper sui reali costi in bolletta del fotovoltaico.

Considerando una bolletta media di 425 €/anno si può vedere come 31 € siano destinati alle voci A3, A2 e MCT. Dietro queste sigle si nascondono varie spese che nulla hanno a che vedere con le fonti rinnovabili:


  1. 5,2 € sono destinati allo smantellamento delle centrali nucleari. Considerato che le 3 centrali italiane sono state “spente” nel lontano 1987, si può facilmente intuire quale sia l’enorme spreco di denaro anno dopo anno per la messa in sicurezza e la gestione (impossibile) del problema scorie;
  2. 2,8 € vengono regalati alla grandi imprese energivore, come cementifici e acciaierie, per fornire loro energia a basso prezzo. L’Unione Europea ha già multato varie volte il nostro Paese perché questa è una pratica di concorrenza sleale;


  3. 8,4 € vengono destinati alle cosiddette “assimilabili” ovvero all’energia prodotta bruciando i rifiuti (inceneritori) e gli scarti dei processi di raffinazione del petrolio. In 9 anni sono stati spesi 33 Miliardi di € per sovvenzionare questa energia, altamente inquinante e fonte di gravissime patologie.
  4. Rimangono quindi meno di 15 € all’anno, pari a 1.25 €/mese, di fondi realmente spesi per le rinnovabili e solo parte di questi fondi vanno al fotovoltaico.

Certa stampa noi aiuta

  1. Dal Sole24ore del 1 Marzo 2011 pagina 22: il ministro Romani sostiene che gli italiani “in bolletta hanno pagato 20 Miliardi di incentivi tra il 2009 e il 2010”. Falso: i dati del 2010 non sono ancora noti mentre quelli del 2009 sono pari a 2.1 Miliari di euro (fonte: Autorità per l’Energia).

  2. Dal Corriere della Sera del 3 Marzo 2011 pagina 35: il giornalista Sergio Rizzo riporta che sarebbero state richieste autorizzazioni per 130 GW. Un numero fuori da ogni logica se si considera che, come rilevabile in data odierna dalla home page del sito www.gse.it siamo giunti a 3.7 GW, ovvero solo il 2% di quanto riportato dall’autore. L’autore presenta poi il dato della Puglia, dicendo che ben 358 ettari sono stati occupati dal fotovoltaico. Purtroppo non basta dare un numero “grande”: l’astronomica cifra equivale infatti allo 0.02% della superficie complessiva. Nel contempo si dimentica che in Puglia è attiva, a Cerano, la centrale a carbone più inquinante d’Europa: “grazie” a questa centrale un salentino su 3 è a rischio cancro. Nell’altra parte dell’articolo l’autore continua a riportare dati non contestualizzati: prima cita il caso di un impianto non completo in Puglia e poi di un sequestro in Sicilia. Fermo restando che è giusto punire gli speculatori e chi non rispetta le procedure, vale la pena ricordare che sul primo caso l’ing. Trezza del GSE si è espresso dicendo che era l’unico palese caso di violazione riscontrato in centinaia e centinaia di controlli, mentre quanto al sequestro si tratta di un impianto che come detto dall’autore non è “ mai entrato in funzione” e, pertanto, in base al criterio del Conto Energia, non riceverà nemmeno un euro di incentivi.
  3. Dal Sole24ore del 4 Marzo 2011 pagina 5: il titolo dell’articolo fa intuire che si siano fermate le speculazioni grazie alla legge del Governo. Niente di più falso. Il decreto all’art. 23 comma 9-ter reintroduce una potenza massima annuale come nella primissima versione del Conto Energia del 2005. Questo sistema fu modificato proprio per evitare che speculatori senza scrupoli, con in mano solo un pezzo di carta, potessero lucrare sulle autorizzazioni a scapito dei veri investitori.

  4. Dichiarazione dell’AD di ENEL, Fulvio Conti il 5 Marzo: secondo Conti il decreto spinge “allo sviluppo dell’efficienza della tecnologia che progredisce”. Si fatica a capire come si possa fare “sviluppo” o “efficienza” senza un quadro legislativo chiaro. Conti poi dice che ENEL sta costruendo a Catania una fabbrica da 750 Milioni di Euro per produrre moduli fotovoltaici: farebbe bene a ricordare che circa il 40% di tale cifra arriva da una sovvenzione statale e regionale a fondo perduto.

  5. Dal Sole24ore del 6 Marzo 2011: il Ministro Romani sostiene che “questo decreto stabilizza il mercato dando un quadro chiaro sugli incentivi”. E’ quasi ridicolo dover commentare questa frase: non esistono incentivi certi dopo il 31 Maggio 2011 e il mercato è in subbuglio totale.

Foto | Gruppo SoS Rinnovabili su Facebook


    UPDATE
    Dopo le martellanti richieste del lettore peppe p, che con atteggiamento da troll cerca disperatamente di combattere contro associazioni che si occupano seriamente di energie rinnovabili, quali Aper, ecco la risposta inviata dalla stessa e da me sollecitata. Di fatto sono confermati i dati su esposti. Ricordo che non sono esperta in materia e che scrivo per un piccolo blog. Di contro dovrebbero essere le testate blasonate a fornire dati e riscontri effettivi sulla convenienza o meno delle energia rinnovabili. Loro hanno giornalisti e mezzi certamente più ampi di quelli che ha a disposizione la sottoscritta. Ricordo altresì che le risposte non possono mai essere immediate e che le verifiche non si possono certamente fare mettendo semplicemente a confronto due dati. Se Aper, Associazione produttori energie da fonti rinnovabili, pubblica una serie di dati, lo fa evidentemente con cognizione di causa, ricorrendo a esperti e certamente nell'interesse dei suoi iscritti. Di contro non abbiamo la certezza delle motivazioni che spingono il lettore peppe p a voler smentire un associazione che lotta per non perdere la possibilità per i suoi iscritti di produrre energie rinnovabili.
    Gentile Marina,

    onestamente i dati che vengono contestati dal vostro lettore non mi sembra differiscano in maniera così sostanziale da quelli pubblicati da noi nell’articolo che le allego.Teniamo presente che effettuare calcoli precisi è un compito piuttosto difficile perché alcuni costi sono fumosi: sfasamenti non sostanziali e periodici tra voci di competenze e di cassa sono assolutamente normali perché dovuti all’aggiornamento tariffario che è trimestrale.

    La vera difficoltà è inquadrare ogni costo correttamente. Alcune voci di costo infatti convergono direttamente nel prezzo all’ingrosso dell’energia e non trovano quindi una voce tariffaria di pertinenza all’interno dell’aggiornamento tariffario dei costi di sistema.

    APER

    Agli Italiani piace eolica, ma in bolletta pagano altro…

    Gli italiani non lo sanno, ma quando pagano la loro bolletta non pagano solo l’elettricità che hanno consumato, ma tante altre cose di cui non si accorgono, eppure hanno un peso.

    La bolletta media di una famiglia italiana è di circa 421 Euro all’anno, ma leggere la bolletta e capire cosa in realtà includa è una fatica improba. Ci provò Gassmann, qualche anno fa, a leggere “la bolletta della luce”, ironizzando sulla sua totale incomprensibilità ai più.

    Ma cosa si trova dentro ai 421 Euro? Certo, ci si trova una quota “fissa”, che prescinde dai nostri consumi e che ci garantisce il servizio elettrico, ma anche una quota “variabile” che invece è calcolata in funzione dei nostri consumi. Fin qui si può capire. Ma il resto?

    Analizzando attentamente ciascuna riga della bolletta possiamo capire che una parte della cifra che paghiamo è imputabile alla produzione vera e propria dell’energia, una parte al dispacciamento e al trasporto della stessa, e, infine, una parte a non meglio specificati oneri generali di sistema. E qui sta il punto: quanto ci costano e cosa sono gli oneri di sistema?

    Ci costano circa 42 Euro all’anno, cioè circa il 10% della nostra bolletta. Dentro ci troviamo un po’ di tutto, ma principalmente il finanziamento dei regimi tariffari speciali, delle attività di ricerca e sviluppo in ambito elettrico e delle imprese elettriche minori.

    La maggior parte degli oneri di sistema è inclusa nella cosiddetta “componente A3”, che va a sostenere lo sviluppo delle fonti rinnovabili, e dalle “componenti A2” e “MCT”, voci previste per liberarci delle vecchie centrali nucleari italiane (il “decommissioning”): prese insieme, queste tre voci vanno a coprire l’84% degli oneri generali di sistema, circa 35 Euro. Proviamo ad approfondire.

    Cominciamo a capire quanto ci costa ancora il nucleare: lo smantellamento dei siti e il riconoscimento delle misure di compensazione territoriali nei confronti dei comuni che ospitavano le centrali pesano per circa l’ 1,2% della bolletta, determinando una spesa annua per famiglia di 5,1 Euro.

    Non solo. Paghiamo anche voci di costo riconducibili ai grandi consumatori di energia: il riferimento va in questo caso al cosiddetto servizio di “interrompibilità” – formalmente, si tratta di un corrispettivo rilasciato a circa 120 soggetti (tutti “energivori”) per la loro disponibilità a interrompere, per una fascia dei loro consumi, il loro carico di energia con un preavviso breve (15 minuti) o brevissimo. In realtà, non è un mistero che tale misura sia un favore concesso dal legislatore a 120 imprese allo scopo di alleggerire i loro costi di fornitura di energia elettrica: ne sono conferma, tra le altre cose, il corrispettivo rilasciato per il servizio, le modalità di rilascio (non sull’energia interrotta, ma sulla disponibilità a interrompere la fornitura) e in ultimo, il fatto che quasi mai tali interruzioni siano poi, nella pratica, effettivamente avvenute (mentre ovviamente il corrispettivo è sempre stato rilasciato). Di certo c’è che il peso sull’utenza elettrica è quantificabile in circa 2,6 € per famiglia tipo all’anno, per un peso percentuale dello 0,6% della bolletta.

    E ancora, costa parecchio sostenere il vecchio meccanismo del “CIP6”, un incentivo nato per aiutare le rinnovabili ma di fatto destinato per l’80% dei volumi di energia alle“assimilate alle rinnovabili”, principalmente produzione di energia elettrica effettuata a partire da residui di raffinazione e idrocarburi provenienti da giacimenti isolati minori. E tutto questo ci costa altri 8,4 Euro all’anno.

    Tiriamo le somme. Circa 19 Euro dei 35 degli “oneri generali” vanno a pagare il nucleare o energia convenzionale o condizioni di fornitura particolari. Il resto, 16 Euro, ci permette di sostenere l’avvio delle rinnovabili.
    Dunque scopriamo che le rinnovabili “vere” hanno un costo in bolletta più basso e certamente più chiaro per il consumatore che non i tanti costi confusi e afferenti a un passato (il nucleare) o a situazioni specifiche (gli interrompibili) che nessuno capisce perché dover continuare a pagare.

    Inoltre, confrontando le varie voci fra di loro, scopriamo il reale valore di uno dei più discussi costi che sosteniamo per le rinnovabili, il ritiro dei Certificati Verdi da parte del GSE (il meccanismo che assicura la vitale tenuta di prezzo dell’incentivo che rende efficiente l’investire nelle rinnovabili in Italia), passato alla ribalta delle cronache la scorsa estate con la Manovra Finanziaria Estiva, che ne disponeva in prima battuta l’abolizione: tale meccanismo costa esattamente quanto mantenere i contratti degli “interrompibili”. Scegliamo cioè di “fare lo sconto” a grandi energivori, ma potenzialmente rinunciamo alle rinnovabili.

    E di molte altre “rendite di posizione” (per esempio, chi ricorda che fra le “accise” sui carburanti paghiamo ancora la guerra di Etiopia, la crisi di Suez, l’alluvione di Firenze … solo per citarne alcune) sulle quali non si agisce, pensando che solo il costo delle rinnovabili vada abbattuto, ci sarebbe ancora da parlare. Come ci sarebbe anche da riflettere molto sul peso nella bolletta elettrica della fiscalità diretta (imposta erariale di consumo, addizionale enti locali ed IVA) pari a circa il 14,4% del totale, la bellezza di circa 61 euro all’ anno per la bolletta del consumatore domestico medio.

    Resta come consolazione, a chi svolga il mestiere di produrre energia dalle fonti rinnovabili, quella di veder riconosciuto dalla popolazione il maggior valore aggiunto (economico, ambientale, estetico, tecnologico, etico) delle rinnovabili: un recente sondaggio commissionato da APER e recentemente presentato a Roma, ha rilevato infatti una predisposizione nettamente positiva della popolazione nei confronti degli impianti eolici (80% a favore), persino nei casi in cui i parchi eolici insistano nei pressi dell’abitazione di chi ha fatto parte del panel degli intervistati.

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