Il giorno dopo la schiacciante vittoria del sì antinucleare in Sardegna, è tempo di fare alcune riflessioni sul futuro energetico dell’isola. Questo perché, come ha ribadito pochi giorni fa la Consulta, senza il parere positivo delle singole Regioni non si potranno “paracadutare” impianti nucleari in nessun territorio italiano.
Qual’è, allora, la fonte energetica che alimenterà i consumi elettrici dei sardi nei prossimi decenni? La logica e la meteorologia suggerirebbero che una buona fetta dei consumi vengano soddisfatti da due fonti rinnovabili: eolico e fotovoltaico. Sole e vento, in Sardegna, non mancano.
L’eolico, però, è stato al centro della bufera giudiziaria dell’estate scorsa ed oggi è difficile proporlo ai sardi senza che storcano il naso pensando al malaffare. E’ triste dirlo, ma la corruzione sporca anche l’energia pulita. Il fotovoltaico, invece, è stato ucciso politicamente dal decreto “ammazza rinnovabili” del ministro Paolo Romani, autore del contestatissimo Quarto Conto Energia. Cosa resta?
Resta un elettrodotto, il Sapei recentemente inaugurato, che collega l’isola al continente. Ma ha una portata di 1.000 MW massimi, che non sono pochi ma neanche sufficienti a chiudere per sempre le centrali esistenti più inquinanti. Che sono centrali a carbone, tanto carbone, e olio combustibile (nome un po’ più nobile per non dire petrolio).
Come quella E.On di Fiumesanto, recentemente balzata agli onori della cronaca per uno sciopero seguito ad una grossa fuoriuscita di petrolio. I sindacati chiedono la totale conversione a carbone, ma sarebbe una scelta imprudente e dettata dalla fame di lavoro di questi anni. Una seconda opzione, meno inquinante seppur sempre fossile, ci sarebbe.
Aspettare il 2014, anno in cui dovrebbe essere ultimato il Galsi, gasdotto che porta il gas naturale algerino in Sardegna e poi in Toscana. Una brutta turbogas è sempre meglio di una pessima centrale a carbone. Come sempre, per chiarezza: è il male minore, ma che fretta c’è di scegliere il male maggiore?
Foto | Galsi
francesco costantini
17 mag 2011 - 20:40 - #1Ignorantone di un Peppe Croce prima di scrivere i post e documentati.
A cosa faccio riferimento? Ti chiedi quale sarà la fonte energetica a cui attingeranno i sardi nel futuro?
Se ti dico che la Sardegna ESPORTA energia elettrica perchè basta e avanza quella che produce????
E dai. Non basta il fatto che ecoblog non lo stia seguendo più praticamente nessuno?
Ciao alla prossima
http://dimeca.unica.it/~cocco/Statistiche_Energia_Sardegna2005.pdf
e fattelo bastare!
tassinarimauro
17 mag 2011 - 22:08 - #2Sì, d’accordo, la Sardegna esporta energia elettrica.
Ma mi pare (ironico) che non sia tutta prodotta da fonti rinnovabili….
=> Forse qualche dubbio sugli approvigionamenti futuri sarebbe giusto porselo.
Peppe Croce
18 mag 2011 - 00:09 - #3Caro Francesco, ti hanno già risposto.
Non mi resta che ringraziarti per i complimenti e invitarti a guardare un po’ avanti, al futuro energetico e non al presente (anzi passato, dati 2005) energetico della Sardegna. Che poi è anche l’argomento del post, manco a farlo a posta…
Considerando anche, infine, che la centrale termoelettrica di Porto Torres è ad esempio ancora in attesa di Aia e quella di Fiumesanto ha un futuro attualmente incerto.
Ultima cosa, sui dati del 2005, se hai qualcosa di più aggiornato può servire al dibattito altrimenti…
Piccinini Raoul
18 mag 2011 - 10:43 - #4ECOBLOG 18_maggio_2011
L’ENERGIA RINNOVABILE PER LA SARDEGNA
Spesse volte, accade che si cerchi qualcosa, che è lì davanti a noi, ma il desiderio di ritrovarla ci porta nei posti sbagliati.
La stessa cosa sembra accadere con l’energia rinnovabile in Sardegna.
Si pensa a sistemi Eolici, però l’esperienza insegna che ci sono impatti ambientali spesso insormontabili.
Si fanno ipotesi sul Fotovoltaico, ma le rese impongono per significative produzioni altrettanto significativi utilizzi di superficie.
Biomassa e Biogas, potrebbero avere una loro modesta collocazione.
In ogni caso parliamo di tecnologie insufficienti ad una produzione quantitativamente importante, e il naturale ripiego è già stato spiegato.
Dato che si cerca qualcosa che ancora non si riesce a trovare, suggerisco di verificare cosa circonda la Sardegna, e se per caso qualcuno notasse che c’è del mare, lo pregherei di evitare di parlare di sistemi OFF SHORE eolici, di PELAMIS, di OSU, WAVE ROLLER, MANCHESTER BOBBER, ecc.
Sono tutte tecnologie importanti e alcune interessanti, ma con impatti ambientali o percentuali di produzione, in taluni casi, che non arrivano al 10%.
Voglio quindi inserire, spero, una notizia positiva, che vede in costruzione una Boa/Sistema per il rilevamento dati, ed in grado di produrre energia, con percentuali previste e comprese fra il 40% e il 60%.
Il suo posizionamento sarà in Adriatico, con un moto ondoso irrisorio se paragonato alle possibilità dei mari Sardi.
Questo sistema servirà a fornire i dati base per un primo impianto da 1 MW.
Per la Sardegna, è in produzione un sistema identico, che prevede con onde da un metro produzioni del 105%; tale sistema che in genere è ottimizzato per produzioni comprese fra il 50% e il 70%, volutamente verrà portato al 105%, per dimostrare che trattasi non solo a livello Europeo, del migliore sistema per la produzione d’energia rinnovabile.
Logicamente, dopo innumerevoli tentativi per produrre in Italia questi sistemi, (nel frattempo si è finanziata in Sardegna ALCOA, e in Italia qualche altro migliaio di situazioni simili), si è dovuto ripiegare, ancora, su realtà “ESTERE”.
Questo non ha precluso l’utilizzo di materiale e prodotti Italiani, che equipaggeranno in parte i sistemi.
Il monitoraggio via satellite sarà affidato a tre Università, Ulsan e Busan dalla Corea, e Genova per l’Italia.
Cordiali saluti, Piccinini G. Raoul.
luoar@libero.it
tuninglife
18 mag 2011 - 11:03 - #5in un posto icontaminato come la Sardegna è necessario basare la produzione di energia su fonti rinnovabili, come l’eolico e il fotovoltaico. e non è neanche vero che il fotovoltaico “inquina” il territorio, basterebbe metterlo sopra ogni tetto per avere già vantaggi tangibili, se poi si dedicassero alcuni terreni a parchi eolici… le sporche centrali a carbone rimarrebbero solo d’emergenza per picchi di richiesta momentanei… meglio un blackout in più che un altro disastro ambientale
acosimo
18 mag 2011 - 16:06 - #6spero vivissimamente che il sistema delle boe vada “in porto” con le rese auspicate. Rispetto all’Eolico ed al fotovoltaico le rese dichiarate dal sig. Piccinni sono incredibili. Non sarò uno specialista ma le boe per il 99,99% stanno SOTTO il livello dell’acqua e quindi l’impatto visivo sarà quasi zero. Speriamo che quanto prima arrivino dei risultati concreti e misurabili. Con la crsi delle finanze pubbliche gli incentivi prima o poi finiranno e disporre di sistemi che producono energia ABBONDANTE E COSTANTE e finanziariamente auto sostenuta (se le rese sono quelle dichiarate) Significa poter pensare ad affrancarsi decisamente dalle importazioni elettriche, sviluppare un discorso di auto elettriche SOSTENUTO e non qualche auto qui e qualche auto li che non serve a niente.
INSOMMA SPERO CHE VINCA L’ENERGIA PIU’ PROFITTEVOLE DI PER SE’ SENZA CONSEGUENZE NE’ PER L’AMBIENTE NE’ PER L PAESAGGIO NE’ PER LE TASCHE ESANGUI DEI CITTADINI.