Un nostro affezionato lettore ha scritto per voi un bel reportage da una conferenza su nanoparticelle e nanopatologie. Quando avrete finito di leggere questo post forse non sarete persone più felici ma sicuramente sarete molto più consapevoli (e forse più incazzati). Buona lettura
Anzitutto cosa sono le nanoparticelle?
Sono semplicemente delle particelle di natura varia che hanno dimensioni di miliardesimi di metri.
Dallo studio si nota un’interessante presenza di nanoparticelle all’interno non solo del sangue, ma nelle cellule stesse, fino al nucleo.
- Embeh? - direte voi.
Queste nanoparticelle hanno la possibilità di entrare nelle cellule e addirittura arrivare al nucleo creando diversi disturbi tra i quali le mutazioni del DNA, ma la cosa più sconvolgente è stato osservare che dette particelle sono sempre presenti nei tumori.
Un passo indietro: quando un corpo estraneo entra nell’organismo questo viene subito bloccato dal sistema immunitario e, nel caso di sostanze organiche (batteri o virus) vengono scisse in componenti più semplici e “digerite”; quando invece l’estraneo in oggetto è inorganico, e quindi non può essere digerito, la questione si complica perché quella particella estranea non può essere eliminata e diventa tanto più nociva quanto più è piccola, perché riesce ad eludere meglio le difese dell’organismo ed entrare più in profondità (ne è stata riscontrata la presenza anche nel liquido seminale ed all’interno degli spermatozoi con conseguenti anomalie nei feti).
Il corpo umano quindi produrrà una sorta di capsula (granuloma) al cui interno rimarrà per tutta la vita dell’individuo questo corpuscolo.
Il fatto di per se non sarebbe nemmeno grave, se non per il fatto che questi granulomi che si formano sono infiammatori ed alla lunga possono dare origine alla formazione di tumori.
Ma andiamo ad analizzare come si formano le nanoparticelle.
La nanoparticelle si formano naturalmente tramite processi fisici meccanici ed è possibile ritrovarli ad esempio nella sabbia, ma anche il mare ed i vulcani sono dei produttori di nanoparticelle.
L’uomo però ne produce in quantità ben maggiori a partire da processi quali la frittura, saldatura, il fumo, le frenate delle auto e l’utilizzo delle stesse auto che provoca usura di pneumatici ed asfalto.
Tutte ciò si deposita anche sulla frutta e verdura che abitualmente consumiamo e sui preparati che da essi derivano.
Tra le altre fonti di nanoparticelle ce ne sono alcune che hanno dell’incredibile: pensate all’amorevole cura di una madre intenta a spolverare il proprio bambino col talco; il talco, proprio per la presenza di polvere così fine contiene una elevata quantità di nanoparticelle ed è quindi molto pericoloso per la salute del neonato come della madre, e frequentemente gli studi di Gatti e Montanari hanno osservato la presenza di talco in numerosi tumori ai polmoni (il talco è stato equiparato all’amianto tanto per essere chiari).
Altro caso riportato è stato quello di un paziente che aveva dei disturbi al ginocchio ed il medico gli aveva prescritto delle infiltrazioni contenenti particelle di oro (antinfiammatorio), purtroppo il paziente in questione è morto a seguito di un tumore al fegato nel quale è stato riscontrato proprio l’oro; quindi, ironia della sorte, mentre si guariva il ginocchio si stava minando la salute del paziente.
Altro caso, quello delle gomme da masticare contenente silicio (i famosi “microgranuli”, per intenderci) che a loro volta vengono ingurgitati, passano nel sangue e rimangono nell’organismo.
Lo studio di questi scienziati ha anche evidenziato una corrispondenza tra l’utilizzo dell’uranio impoverito e la sindrome dei Balcani: questa non è tanto causata dall’uranio in se e per se, ma dal fatto che questo elemento provoca delle temperature elevatissime e quindi produce molte micro e nanoparticelle che provocano tutta una serie di malattie.
Stesso discorso per la sindrome delle Torri Gemelle: tutte le polveri che si sono sollevate hanno contaminato le persone sopravvissute, i soccorritori e gli altri abitanti.
Argomento portante è stato l’inceneritore:
queste costruzioni sono delle strutture che, come sappiamo tutti, servono a far sparire la spazzatura.
Altrettanto bene sappiamo però che, per la legge della conservazione della massa, questi rifiuti non spariscono, ma si trasformano.
Non tutti sanno che per smaltire 1 tonnellata di rifiuti (di per se poco inquinanti e poco pericolosi per la salute umana) si utilizza anche dell’acqua e della calce e si inforna il tutto.
Alla fine del processo si formeranno ceneri volatili (di diversa dimensione), ceneri “pesanti” che devono essere smaltite a parte perché rifiuti speciali assieme all’acqua e la calce…tirando le somme si producono 2 tonnellate di rifiuti (tra speciali e volatili).
Tutto questo senza contare la produzione di polveri sottili e di nanoparticelle.
E’ stato anche smentito il famoso filtro antiparticolato che servirebbe a trattenere il PM10 e questo punto credo che meriti maggiore attenzione: il famoso filtro antiparticolato per le autovetture promosso anche dall’Unione Europea è di per se una bufala…se avete pazienza ve lo spiego meglio:
il filtro di per se trattiene le polveri sottili che si sviluppano naturalmente durante la combustione, questo grazie all’insufflazione di ossido di cerio che agglomera le particelle più piccole in forme più facilmente trattenibili dal filtro stesso.
Se fosse così però dopo 200-300 Km saremmo fermi perché il filtro si intaserebbe, allora cosa hanno escogitato:
il filtro funziona solo in zona urbana (il motore si accorge della differenza perchè varia la velocità, il numero di giri ecc), mentre in zone extraurbane lo stesso ossido funziona come disgregatore delle particelle precedentemente formate creando, invece delle PM10, delle PM2.5 o minori che sono più piccole e quindi più nocive.
Concludendo: il filtro antiparticolato non esiste o non è efficace contro le particelle più fini e pericolose che si formano durante la combustione, e le nuove auto che dovrebbero essere meno inquinanti in realtà lo sono di più perché producono particolato più fine e quindi più pericoloso che non viene rilevato perchè tutt’ora si misura il PM10.
La cosa grave di tutto ciò è che si è cercati si aggirare l’ostacolo delle PM10 riducendone le dimensioni ed aumentando la patogenicità.
anonimo_anarchico
27 mar 2006 - 18:33 - #1sono allucinato, se la fonte è davvero attendibile e seria, le nuove tecnologie sono pericolose più delle vecchie per la salute…
dovremmo fare qualcosa.
anonimo anarchico
pentolaccia
27 mar 2006 - 19:03 - #2Io non ho ancora capito il perchè gli hanno sequestrato il microscopio.. la motivazione “ci sono troppi interessi in gioco” non mi è molto chiara…se qualcuno la sa interpretare me lo faccia sapere
pure sul blog di grillo non viene detto il perchè…..qualcuno qui lo sa?
ale
28 mar 2006 - 11:05 - #3Il progresso va sempre controllato; se questo va troppo velocemnte provoca un danno economico e nella nostra società l’economia è la cosa più importante.
fatevi questa domanda: se qualcuno scoprisse una pillola semplicissima che potesse curare il cancro, riuscirebbe a commercializzarla, distruggendo in un secondo tutto il business dei medici?
Il microscopio è stato bloccato perchè creava dei “problemi di gestione” del progresso…
Surreale ed inquietante…
Luca
28 mar 2006 - 14:29 - #4Dunque, x la verità anke la registrazione di una loro conferenza (scovato dal prof Echos)(http://ilprofessorechos.blogosfere.it/index.html):
http://video.google.com/videoplay?docid=7395495186822276391&q=nanopatologie
quindi se nn credete andate pure a controllare e sentire quello ke queste persone hanno da dire..certo, di preciso non lo sapremo mai, xò mi sembra ke questo studio sia molto più concreto di tutti gli altri a cui si danno soldi (da troppi anni ormai e senza risultati..oppure sono troppo esigente io?) e ke sono mirati alla sola produzione di farmaci (costosi)..insomma, mi sembra ke, come al soltio sulle scoperte vere e ke aiutano tutti si taccia.
Lo stesso veronesi, più di una volta ha sostenuto ke l’automobile nn provoca tumori..dal blog di grillo xò si è venuto a conoscenza (il post è parekkio vekkio e nn sto a cercarlo) ke tra le persone ke finanziano la ricerca ki c’è? tohh..la FIAT !!
Saluti
IVO
28 mar 2006 - 17:07 - #5A mio avviso la questione sul particolato è trattata in modo superficiale. Non credo che le case automobilistiche possano fidarsi del regime del motore e della velocità per sapere se sei o meno in città. Non credo inoltre che, considerato tutto, il filtro per il particolato sia peggio della sua assenza. Ciò non toglie che il principio di funzionamento sia quello descritto (a parte forse il fatto che parte del particolato viene bruciato) e che probabilmente ci sia una effettiva produzione di polveri ancor più sottili. Mi piacerebbe sapere però anche quanto particolato o sotto-particolato producono tutti i cantieri che ci sono in giro per l’Italia e specialmente dentro le città.
Luca
28 mar 2006 - 20:05 - #6E’ kiaro ke nn tutto possa essere spiegato o kiarito in una conferenza: quello ke dici tu sulla velocità, credo sia un po’ il discorso del pulsante city sulle fiat (nn so se c’è ancora), ovvero quando la velocità supera i 60 Km/h viene disabilitata l’idroguida..credo ke il discorso possa essere questo qui, indipendentemente ke sei o meno fuori dal centro cittadino, non è ke interessi molto il discorso di dove vengano liberate le PM2.5 o inferiori, lo fa! è su questo ke bisogna discutere.
Il filtro avrebbe senso solo se poi nn rilasciasse particolato più fine di quello ke farebbe senza, quindi con svuotamento o sostituzione dello stesso dopo 2-300 Km.
Un filtro ke poi rilascia particelle nn è un filtro, quindi la sua funzione è inutile..se nn dannosa come nel caso in questione..mi spiace, ma di più nn so dirti :-/
Kiaramente pure i cantieri sono fonte di particolato..definire le quantità è difficile e varia da tipo di lavoro e quantità di materiale sbriciolato e smosso.
La cosa importante in questi casi (x i lavoratori ke sono esposti) è non portare la tuta di lavoro a casa x evitare ke i congiunti soffrano delle stesse malattie (cosa tutt’altro ke infrequente).
saluti
pentolaccia
29 mar 2006 - 10:47 - #7continuo a non capire il perchè “ufficiale” con il quale gli hanno ritirato il microscopio….bhe la cosa del progresso puo’ darsi sia vera (dietrologicamente parlando) ma non penso che sia la motivazione ufficiale…
IVO
29 mar 2006 - 12:21 - #8Quindi la conseguenza è che tra avere il filtro per il particolato e non averlo è meglio non averlo? A livello di semsazione, stando vicino alle vetture accese, non direi. Certo che se è vero la cosa si complica non poco.
Luca
29 mar 2006 - 13:24 - #9Rispondo a pentolaccia..scusa se nn l’ho fatto prima, avevo letto il commento..ma mi era passato:
l’unione europea aveva comperato x il 60% il microscopio, e loro il restante 40, solo ke x cose burocratike ke nn ha spiegato, alla fine è risultato ke il 40% era del CNR (o meglio della istituto ke c’era prima..nn ricordo come si kiamasse)..quindi una volta ke le scoperte sono state rese pubblike, il CNR ha deciso ke, siccome il microscopio era suo, doveva riprenderselo.
Montanari ha anke precisato ke (fino a sabato scorso) il microscopio ancora era in mano loro xkè quelli del CNR nn sapevano dove metterlo..più scusa di così!!.
Quindi il pretesto è ke il microscopio è del CNR (anke se nn ha sborsato nulla) e lo rivolevano.
Rispondo ora a ivo:
Il punto è proprio questo: stando vicino alle vetture accese (quindi ferme, magari al semaforo) nn ce se ne accroge, proprio xkè in questa situazione il filtro funziona..nn svolge più questa funzione fuori e a velocità sostenuta..è questo l’inganno: anke nelle dimostrazioni ke fanno, mettono un fazzoletto o un panno bianco nel tubo di scappamento e si vede ke col filtro il panno rimane bianco, pulito; mentre senza è totalmente nero..le cose , come ho scritto xò cambiano appena siamo fuori del centro (ipotizzando ke in centro la velocità sia inferiore) o ke la velocità superi tot Km/h..quindi ipoteticamente se usassimo la makkina solo in centro (o solo a basse velocità), il filtro funzionerebbe a dovere, xò si intaserebbe dopo 2-300 Km..sxo di essere stato più kiaro :-)
Saluti
alessandro
26 apr 2006 - 11:00 - #10mi piacerebbe ricevere lelenco degli alimenti che contengono queste nano particelle dannose grazie
biffi
10 mag 2006 - 15:10 - #11Anche a me piacerebbe capire perchè hanno sequestrato il microscopio. Inoltre devo dire che il fatto che la cosa esca fuori da una s.r.l. (la nanodiagnostic) con tanto di marchio registrato della tecnologia di analisi…… insomma non è che siamo di fronte ad un istituto indipendente.
stefano
10 mag 2006 - 17:37 - #12la nanodiagnostic è associazione privata si, ma cosa ci incastra? La sua serieta’ è comprovata, tanto che è utilizzata spesso dalla Magistratura per verificare denuncie di disastri ambientali etc, come è avvenunto per la centrale di Rovigo che ha visto alla fine confermata la condanna di disastro ambientale colposo per i 2 amm.delegati.
stefano
10 mag 2006 - 17:39 - #13@alessandro, gli alimenti indagati sono questi:
http://www.beppegrillo.it/2005/12/ferramenta_ambu.html
per favore
21 ott 2006 - 09:32 - #14Si scusate, facciamo il caso che le ricerche siano anche attendibili, da domani mattina niente più trasporto su gomma, gettate tutte le gomem da masticare che avete in casa; atutte le madri d’Italia che per anni hanno riempito di talco i sederini dei vostri fanciulli, siete delle avvelenatrici!!!!
Purtroppo, è questo non ci voleva la ricerca per dirlo, tutti i tipi di combustione e tutti i fenomeni maccanici che sviluppano calore provocano delle alterazioni della materia, ma questo è risaputo, non si può altro che abbattere l’impatto che hanno sugli esseri umani!!!
Francamente la vedo un pò tragica come ricerca!!!
gufo
21 apr 2007 - 18:35 - #15la teoria che i tumori siano provocati da fattori esterni che l’organismo non riesce a “metabolizzare” esiste da molto tempo e ha avuto varie applicazioni (per alcune scuole di medicina naturale, p.es., è una risposta anche a una condizione protratta di infelicità o disagio) e non è ovviamente priva di senso. Tra questi fattori esterni potrebbero esserci, è credibile, anche le nanopolveri, ma per quello che ho potuto capire di queste ricerche, è ancora tutto da dimostrare in che modo ciò avvenga e se riguardi ogni tipo di nanopolveri o solo alcune. Sono ricerche che devono andare avanti e da cui è giusto aspettarsi risultati dimostrati più attendibili di quelli attuali, ma nel frattempo mi sembra altrettanto giusto non rilanciare un allarme indiscriminato. Qualsiasi individuo dotato di un banale buon senso sa che il fumo fa male, sia esso di sigaretta o di barbecue, che le polveri sottili provocano danni pesanti alla nostra salute anche senza arrivare a scomporle in frammenti ancor più minuti e che le polveri liberate da quelli che un tempo si chiamavano più concretamente “inceneritori” non sono esattamente un toccasana. Inoltre, da almeno vent’anni i pediatri sconsigliano l’uso del talco sui bambini perchè, più banalmente ma non meno rischiosamente, può provocare crisi respiratorie o allergiche. E se l’utilizzo estemporaneo dei chewing-gum per pulire i denti può prevenire qualche carie, credo che il pericolo delle nanoparticelle sia da confrontare quantomeno con quello dei materiali usati attualmente per le otturazioni dentarie, dai metalli alla resina, che da tempo sono indicati come potenzialmente cancerogeni. E altrettanto dicasi dell’aspartame che quasi sempre li dolcifica. Insomma, nel gridare alla persecuzione degli scienziati - che può essere anche vera, del resto - non ci si dovrebbe dimenticare che le loro sono appunto ricerche e non automaticamente “verità” : i motivi per evitare tutto ciò che gli scienziati indicano come fonte di rischio ci sono già e la dimostrazione delle loro tesi servirebbe, dal punto di vista medico e scientifico, ad altri ricercatori per migliorare la conoscenza relativa alla formazione dei tumori e alle possibili cure. Non servirebbe, almeno per quello che si può capire ora, al comune mortale per evitare dei rischi. Al contrario, credo che l’equiparare di fatto, come fa questa ricerca, le particelle di uranio impoverito a quelle di altri metalli, così com’è divulgato possa portare alla sottovalutazione della giusta battaglia contro l’uso, biecamente interessato, di questo sottoprodotto delle centrali nucleari. Se gli scienziati, infatti, fanno il loro lavoro, a noi comuni mortali spetta il compito di distinguere fra battaglie sensate e terrori di fatto inutili: l’unica ragione che porta ad usare l’uranio impoverito è la sua economicità per chi costruisce ordigni da guerra, centrali nucleari e marchingegni di vario tipo. Il legame fra l’uso di uranio impoverito e alcune patologie si va affermando con sempre più letale chiarezza. La convenienza di usare uranio impoverito deriva dalla grande quantità di scorie prodotte dalle centrali nucleari: questi tre presupposti, tutti e tre insieme, sono ciò che rendono una battaglia sensata, anche se la comunità scientifica o le commissioni di inchiesta non hanno ancora sancito la responsabilità diretta dell’uranio. Ma se diamo retta acriticamente chi ci dice che il rischio è anche sulla frutta e verdura che mangiamo (e di nuovo, non c’è bisogno di arrivare a tanto: i pesticidi sono sicuramente una fonte di molte patologie) non corriamo forse il ben più concreto rischio di lasciarci costruire una centrale nucleare sotto il naso? Tanto, se presenta lo stesso rischio di una grigliata… Sono ambientalista e tristemente convinta che non ci sia limite ai danni che stiamo provocando in mille modi e maniere: ma, a mio parere, gli allarmi sono giusti, ma non si dovrebbe mai perdere il senso del relativo. Ci sono rischi ormai palesi (anche se non ancora accettati dalla “scienza ufficiale”) legati all’uso di sostanze o metodologie di cui si potrebbe e si dovrebbe fare a meno senza se e senza ma, mentre ci sono rischi ancora da dimostrare che per il momento possono portarci soltanto a essere terrorizzati da ogni cosa. E si sa che il terrore è un ottimo veicolo delle più bieche manovre di potere. Essere informati male, aggiungendo paure superflue a tutte quelle che già abbiamo ragione di nutrire, credo sia molto peggio del non essere informati. Per un più corretto senso delle proporzioni, l’articolo di Wikipedia su questo argomento mi pare più fondato:http://it.wikipedia.org/wiki/Nanopatologia
mauriard
30 ago 2009 - 14:43 - #16Scusa Luca, potresti scrivere in modo più comprensibile e non tipo SMS: i tuoi interventi sono interessanti, ma …
lavoro segretaria
31 dic 2009 - 01:58 - #17Ma quind iil problema è quando mangiamo e respiriamo le nanoparticelle, si evitanquindi pericoli se peresempio fanno le mattonelle a nanoparticelle che uccidono i batteri in automaico e in modo perene? E’ un brevetto italiano..
gianluca.esem
07 feb 2011 - 19:35 - #18I dottori Antonietta Morena Gatti e Stefano Montanari sono stati privati dello strumento principale per le loro ricerche sulle nanopatologie: il microscopio a scansione ambientale ESEM.
E’ partita da qualche giorno una campagna di raccolta fondi per acquistarne uno nuovo ed evitare l’ennesimo tentativo di imbavagliare queste importantissime e scomode ricerche.
L’obiettivo è quello di raggiungere la somma di 400.000€, necessaria a ridare ai due ricercatori il loro strumento d’indagine.
Se vuoi che la ricerca sulle nanopatologie, tra le pochissime e innovative a livello mondiale, non termini proprio in questa delicata fase, contribuisci anche tu con una donazione.
Trovi tutte le informazioni e istruzioni, la somma ad oggi raggiunta e l’elenco dei donatori, oltre ad articoli sulle ricerche dei dottori modenesi, sul sito:
ESEM Reloaded
Un nuovo microscopio per Stefano Montanari e Antonietta Gatti
http://microscopioesem.wordpress.com/
Grazie, a nome di tutti coloro che partecipano attivamente per costruire una società migliore: più onesta, più sana e più attenta alla salute nostra e delle generazioni future.