Tassi, stop a nuove campagne di abbattimento nel Regno Unito

Al termine di un lungo braccio di ferro fra animalisti e agricoltori, il ministro dell’ambiente inglese Owen Paterson ha dovuto rinunciare all’estensione dei territori di caccia

Il governo britannico ha deciso di non estendere la campagna di abbattimento dei tassi. Per le associazioni animaliste del Regno Unito si tratta di una grande vittoria sugli agricoltori che ne chiedevano l’abbattimento per limitare i casi di tubercolosi bovina, malattia della quale questi mustelidi erano ritenuti essere vettori. Soltanto nel 2013 ben 26mila mucche erano state abbattute in seguito alla contaminazione e nelle zone maggiormente toccate dal fenomeno, la metà dei casi erano direttamente o indirettamente collegati alla promiscuità fra i bovini e i tassi.

Dal 2011 i conservatori avevano fatto pressione per una campagna di abbattimento della specie nelle campagne: nel settembre 2012 Owen Paterson, ministro dell’ambiente di David Cameron, aveva dato inizio a numerosi progetti pilota per la riduzione degli animali. I cacciatori sono stati reclutati per abbattere il 70% dei tassi nel Somerset e nel Gloucestershire e, sul fronte opposto, gli animalisti si sono mobilitati per accampare e sorvegliare i metodi di abbattimento. I risultati della campagne anti-tasso sono stati disastrosi, per gli obiettivi che il Governo si era dato: gli abbattimenti sono stati fra il 25 e il 37%, ma ciò che è peggio è che i cacciatori, fra il 7% e il 22% dei casi hanno sottoposto gli animali a un’agonia superiore ai 5 minuti, considerata una sofferenza eccessiva dagli animalisti. Sulla base di questi report il ministro Paterson è stato costretto ad abbandonare il progetto di estendere a 40 nuove zone le campagne di abbattimento. La lotta alla tubercolosi bovina prenderà una nuova direzione, quella della vaccinazione dei tassi e dei bovini, anche se va detto che i progetti pilota rimarranno attivi, come pattuito, per un periodo di quattro anni, quindi almeno fino al 2016.

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Via | Le Monde

Foto © Getty Images

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