Ecoblog visita gli orti della Piana del Fucino

Ecoblog visita gli orti della Valle del Fucino

Ho visitato nei giorni scorsi la Piana del Fucino in Abruzzo, terra forte e appassionata e serbatoio della produzione orticola italiana. Tra le carote, patate, zucchine e spinaci che passano ogni giorno sulle nostre tavole, fresche o surgelate, con ogni probabilità ci sono quelle che arrivano proprio dal fondo del lago prosciugato nel 1878 per volere dei Borbone. Tra il grano tenero anche le insalate, il radicchio, il finocchio e le orticole minori che tradotto sono il sedano, cipolla e poi pomodori, peperoni, zucche e cavolfiori.

Gli agronomi di Covalpa Abruzzo, consorzio di cooperative agricole del Fucino e il gruppo Agrifood che mi guidano nella passeggiata sono appassionati e mi spiegano che ogni forma di risparmio idrico viene adottata, inclusa l'irrigazione a goccia, così come sono in atto la lotta integrata e le trappole per lo studio dei parassiti, l'uso sapiente della chimica. Sono OGM free e attenti alla sostenibilità, tanto che la malaerba viene spesso tolta a mano. Insomma il rispetto degli abruzzesi per la terra c'è tutto, si vede e si sente.

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La terra è fertile, fertilissima, ma vive tra siccità e inondazioni in una zona ad alto rischio sismico. La scorsa primavera i canali per l'irrigazione che circondano i campi sono esondati a causa delle abbondanti piogge e dello scioglimento precoce delle nevi sui monti. Non è la prima volta, ma mi dicono i tecnici che tanta acqua non si vedeva da almeno 60 anni. Sospettano che i cambiamenti climatici siano una realtà. Mentre ammiro patate in fiore e raccolta delle carote mi raccontano dell'allagamento di Sora. Le acque arrivano copiose dai monti intorno al Fucino, esondano fino al Liri e giungono sulle strade delle cittadine della Ciociaria. Nello stesso giorno in cui passeggio tra orti finalmente rigogliosi (anche se qualche appezzamento ancora paga le piogge degli inizi di giugno) incrocio un gruppo di rappresentanti della Protezione civile impegnati in un sopralluogo al Collettore del Fucino sovrastato dall'imponente Madonna dell'Incile, con l'obiettivo di capire come limitare le esondazioni. Ma anche provvedere a un sistema di stoccaggio dell'acqua da usare nei periodi di siccità.

Riferisce l'ARSSA nel suo opuscolo Storia di un lago e della sua bonifica, che a oggi:

L'eccedenza idrica risulta concentrata esclusivamente nel mese di novembre-marzo; da aprile a ottobre compresi le precipitazioni dirette non sembrano fornire contributo al deflusso idrico del bacino. Di conseguenza, nel periodo estivo, si fa largo ricorso all'irrigazione per poter garantire il fabbisogno idrico necessario alla crescita delle coltura agricole.

Ma in questo luogo di agricoltura intelligente e attenta c'è posto e voglia anche per la sperimentazione. Pochi i semi locali, mi dice desolato un agronomo e mi spiega che sono i mercati e l'Olanda a decidere che varietà di ortaggi mangeremo. Neanche qui si sfugge alla globalizzazione. Eppure la potenza di questo terreno potrebbe essere valorizzata al meglio se solo ci fosse un coordinamento migliore tra la politica e chi materialmente è sui campi ogni giorno. Cambierà qualcosa con la PAC 2013? La voglia di crescere c'è tutta.

Con me c'erano Una streghetta in cucina, Corriere della sera, Donna Moderna, Sorelle in pentola, MarsicaLive, Il Centro. Grazie anche a Gabriele De Marinis e al volume da lui scritto:" Il Fucino e la sua agricoltura dal prosciugamento al 2009".

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