Le pericolosissime e insalubri polveri sottili che tanto feriscono il nostro organismo e che sono responsabili della morte di circa 8000 persone l’anno sarebbero, paradossalmente, un efficace schermo “protettivo” contro l’aumento incontrollato delle temperature nel nostro pianeta.
A rivelarlo, il progetto Eucaari (European Integrated project on Aerosol Cloud Climate and Air Quality Interactions), promosso dalla Commissione Europea, al quale partecipano 48 istituti di ricerca dislocati in 24 Paesi, tra cui l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr). I risultati, presentati nei giorni scorsi a Helsinki e pubblicati sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics Discussions, a detta degli stessi studiosi, potrebbero indurre nuove metodologie per contrastare i cambiamenti climatici e, insieme, migliorare la qualità dell’aria. Più in dettaglio, così commenta Stefano Decesari, ricercatore dell’Isac Cnr:
Gli aerosol atmosferici, o polveri sottili, riflettendo la radiazione solare e favorendo la formazione di nubi, causano un effetto di raffreddamento del clima terrestre, mascherando in parte il tasso reale del riscaldamento globale indotto dai gas serra. I risultati del nostro progetto dimostrano che se si impiegassero in tutto il mondo le migliori tecnologie disponibili per abbattere il livello di aerosol in atmosfera, si verificherebbe una riduzione dell’inquinamento che favorirebbe senza dubbio il miglioramento della qualità dell’aria, con conseguenze positive sulla salute, ma con un effetto collaterale sulle temperature medie globali. L’abbattimento dell’emissione di inquinanti ridurrebbe infatti l’intensità del raffreddamento esercitato dalle particelle di aerosol, comportando un riscaldamento di circa 1ºC su scala globale entro il 2030. Tutto ciò significa che dovremmo adottare nuove politiche per lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie ambientali che permettano di bilanciare gli effetti benefici e negativi della riduzione delle emissioni con studi mirati per le varie regioni del globo.
Via | eucaari, comunicato stampa
Foto | Flickr
bettogreen
01 lug 2011 - 12:59 - #1@Alessandra
veramante è una cosa risaputa in ambito scientifico ;)
E’ stata proprio la riduzione dell’inquinamento da queste polveri nell’Occidente a far emergere ancora piu evidente il problema del riscaldamento globale. Attualmente molte di queste polveri sono concentrate in Asia e contribuiscono a limitare un poco il global warming.
Comunque ben vengano ricerche su questo tema!!!
Saluti
Paolo Marani
01 lug 2011 - 18:05 - #2Fra i grafici della IPCC c’è il contributo percentuale dei tanti agenti “forzanti” del clima, fra cui anche l’albedo, le polveri da smog.. Il loro contributo è in effetti negativo (perchè riflettono gli IR nello spazio, mi sembra), ma rispetto alle altre cause forzanti si tratta di un effetto marginale. L’inquinamento non ci proteggerà, non almeno dai cambiamenti climatici.
bettogreen
01 lug 2011 - 18:39 - #3@Marani
Hai ragione, infatti il contributo era ancora importante fino agli anni 70, ma quando l’aumento delle emissioni di CO2 è diventato troppo grande ( contemporaneamente a politiche ambientali mirate a queste forme di inquinamento) questo effetto si è via via ridotto. Quando anche l’Asia appronterà politiche di lotta allo smog, le temperature tenderanno ancora di piu a salire. Ma ormai il potere forzante dei gas serra antropogenici supera di gran lunga l’inquinamento da particolato…
go-seo
02 lug 2011 - 15:06 - #4incredibile
aab
04 lug 2011 - 13:25 - #5..almeno se dobbiamo avvelenarci, lo facciamo al fresco :9