Serre fotovoltaiche? Sì, ma solo se coperte di pannelli al 50%

Il Gse mette la parola fine su quello che poteva diventare un trucchetto per aggirare il Quarto Conto Energia: la serra fotovoltaica

Ci vuole una serra per combattere l'effetto serra? Forse sì, di sicuro può aiutare se è una serra fotovoltaica che produce energia rinnovabile senza emettere CO2 nell'ambiente. Solo che non bisogna fare i furbi, visto che le serre fotovoltaiche sono la nuova frontiera del settore, orfano dei ricchi incentivi del secondo Conto Energia (superato dal fantasma del terzo e sotterrato dal macigno del quarto).

Più volte mi sono dichiarato fermamente contrario alla drastica riduzione degli incentivi statali al fotovoltaico realizzata dal ministro "ammazza rinnovabili" Paolo Romani (spettatori non paganti: Stefania Prestigiacomo e il Gifi di Confindustria). Tuttavia la legge e legge, e si rispetta sempre anche se è sbagliata.

Dove sta il problema? Sta nel fatto che con gli ultimi due aggiornamenti del Conto Energia si è tolta la definizione di "impianto integrato", "parzialmente integrato" o "non integrato" per sostituirla con quella, molto più semplice, di "impianto sugli edifici" e "impianto a terra". Il primo prende più incentivi, il secondo pochissimi.

Questo perché si sono fatti passare due messaggi altamente demagogici: il fotovoltaico a terra deturpa il territorio e toglie il pane agli agricoltori (spiegatemi come: rispetto alla superficie coltivabile totale italiana stiamo ancora a percentuali da prefisso telefonico); il fotovoltaico costa troppo e creerà una enorme bolla speculativa che pagheranno gli italiani (un popolo che, ancora oggi, si trova in bolletta i costi dello smaltimento mai avvenuto delle vecchie centrali nucleari e che, dicono nei ministeri ma non lo dicono i sondaggi, non vuole pagare l'energia pulita).

Allora che si fa? Si fa la serra fotovoltaica che gode di un incentivo a metà tra quello per gli impianti sugli edifici e quello per gli impianti a terra. Tra l'altro di serre nel sud non ne mancano e, ciliegina sulla torta, gli agricoltori hanno maledettamente bisogno di soldi.

Cosa è successo, invece? E' successo che le serre fotovoltaiche non le hanno fatte gli agricoltori ma i grandi investitori esteri (tanto quanto il fotovoltaico a terra) o alcuni big locali della commercializzazione dell'ortofrutta. Considerate che dalle mie parti, Sicilia profonda, ci sono già richieste per oltre 50 MW di serre fotovoltaiche...

E' successo che le serre fotovoltaiche hanno un impatto visivo pari alla somma di quello delle serre normali e di quello di un parco fotovoltaico a terra (e non ci voleva molto a prevederlo: sono una distesa di pannelli fotovoltaici posizionati a due metri di altezza!).

E' successo che non si stanno usando le serre vecchie (quasi tutte in legno, troppo fragile, o in tubolare di alluminio, troppo leggero per reggere il peso) ma si stanno impiantando serre nuove (cemento e alluminio rigido) su terreno vergine.

E' successo, soprattutto, che le serre fotovoltaiche spesso e volentieri hanno una copertura di pannelli che sfiora il 100% della falda esposta al sole. In pratica sono dei tetti fotovoltaici, sotto i quali non cresce manco il prezzemolo. Qualunque agricoltore sa benissimo che con una copertura già del 40% una serra non è più una serra.

Ben venga, allora, la recente emanazione da parte del Gse delle "Regole applicative per il riconoscimento delle tariffe incentivanti". Che parlano chiaro: la serra gode degli incentivi se i pannelli fotovoltaici non superano il 50% della superficie del tetto. L'avete voluto il Quarto Conto Energia? Ora godetevelo...

Via | Gse
Foto | Flickr

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