In Cina un'altra marea nera, ma tenuta nascosta


Quando avvenne il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, con la gigantesca marea nera che ha messo in ginocchio l'ambiente e l'economia locale, tutti gli occhi del mondo erano puntati sull'enorme pasticcio provocato dalla piattaforma della BP. Questo non poteva certamente consolare, ma può aver contribuito a diffondere la verità incontestabile della pericolosità per l'uomo e per l'ambiente di questo tipo di attività estrattive.

Non in tutto il mondo succede lo stesso. Negli scorsi giorni le notizie della piattaforma Penglai 19-3, proprietà dell'azienda statale cinese Cnooc e della statunitense ConocoPhillips, sono state puntualmente silenziate. Le due aziende avevano inizialmente smentito la fuoriuscita, salvo poi dichiarare che era tutto "sotto controllo".

Ora anche gli addomesticati media cinesi sono furiosi perché con il passare delle ore diventa evidente che il disastro non solo c'è stato, ma è ormai palese il tentativo delle due aziende di nascondere la verità. Secondo il China Daily, che ha duramente criticato la censura delle autorità, complici dei proprietari della piattaforma, una gigantesca macchia d'olio che si sviluppa su 4200 chilometri quadrati nel mare a nord della Cina si avvicina alla costa e le prime particelle essiccate di petrolio sono state ritrovate sulla spiaggia di Dongdaihe, nella provincia di Liaoning. Certamente più facile negare l'evidenza quando i media non vengono (o non vogliono essere) messi nella posizione di informare i cittadini.

[Via | Bluewin]

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