Per il carbone a Porto Tolle gli operai hanno raccolto undicimila firme

Una rappresentanza di lavoratori della centrale termoelettrica di Porto Tolle a Roma per protestare contro lo stop della riconversione a carbone. Portano fiori alla PrestigiacomoI lavoratori di Porto Tolle non si arrendono: vogliono lavorare, anche a costo di piegarsi alla logica dell'economia del carbone. Il progetto di riconversione della centrale termoelettrica dell'Enel, da ben 2,5 miliardi di euro, secondo i lavoratori (e i sindacati) si deve fare e prima possibile perché il carbone costa poco e può garantire il futuro economico di migliaia di famiglie.

Il problema, però, è che il progetto è stato bloccato più volte perché il carbone inquina decisamente troppo per trovare spazio nel Parco del Delta del Po. Recentemente, però, il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha trovato l'escamotage con il decreto "ad centralem" proprio per Porto Tolle e, di conseguenza, l'Enel ha chiesto nuovamente che venga riesaminata tutta la procedura di valutazione ambientale. Che ovviamente ora passerà, con la legge fatta a posta.

I lavoratori di Porto Tolle, però, chiedono che si faccia in fretta e hanno portato le 11 mila firme raccolte pro-conversione e persino un mazzo di fiori a Stefania Prestigiacomo: sono stati coltivati nell'azienda florovivaistica che riceve il calore del teleriscaldamento della centrale elettrica. Carbone a Porto Tolle? Se son rose fioriranno, il seme è stato già ben piantato da Romani, Prestigiacomo e dall'Enel.

Via | Tgcom

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