Alaska: La Shell ottiene il primo via libera per le trivellazioni


Si può iniziare. Il governo americano ha autorizzato la Shell alle prime trivellazioni esplorative "in acque poco profonde" nel Mare di Beaufort a 30 miglia circa dalle coste dell'Alaska. Questa autorizzazione è subordinata all'approvazione dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente, l'Agenzia per la conservazione della fauna selvatica e l'Agenzia gestione delle risorse marine, ma la compagnia si è detta "cautamente ottimista" e conta di iniziare a lavorare in Alaska nel luglio 2012.

L'ira delle associazioni ambientaliste che osservano con maggiore attenzione i problemi dell'Alaska è ovvia quanto giustificata. La decisione, "pericolosa e deludente" la definiscono, autorizza a trivellare in una delle zone del pianeta più inospitali e meno adatta alla vita umana. Impossibile non pensare alle conseguenze in caso di fuoriuscita accidentale con tutti la difficoltà anche soltanto a reperire i mezzi in grado di operare in quell'area per evitare il disastro.

Secondo gli ambientalisti la pretesa della Shell di poter recuperare da sola il 95% del petrolio in caso di incidente è un'autentica farsa. Anche in acque calme e calde non si riesce a raggiungere percentuali superiori al 40%, nel Mare di Beaufort il risultato sarebbe certamente più modesto e con l'aggravante del trovarsi in un ambiente sostanzialmente incontaminato. I governi sono sordi: la possibilità di reperire altri pozzi di petrolio e di ridurre il prezzo del greggio è troppo allettante, troppo importante per introdurre il principio della prudenza nella tutela ambientale. La Shell, appena qualche giorno fa, è stata condannata dalle Nazioni Unite per il disastro ambientale nel Delta del Niger che richiederà almeno 30 anni di lavoro per la ripulitura. Come si può continuare a riporre fiducia in loro?

Via | Radio Canada

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