Land Grabbing in Cambogia: dal 2000 a oggi 2 milioni di ettari strappati ai contadini

In quattordici anni, 770mila persone si sono dovute battere contro gli espropri di terreni perpetrati dalle grandi società del settore agro-alimentare

Sono 770mila le persone che in Cambogia, a partire dal 2000, si sono viste sottrarre terre, boschi e campi o a cui sono state distrutte le abitazioni rurali. Il dilagante fenomeno del Land Grabbing negli ultimi 14 anni ha interessato il 6% della popolazione cambogiana. A far emergere alla luce questi dati è l’Associazione cambogiana per lo sviluppo e i diritti umani (Adhoc) di Phnom Penh che sottolinea come questa forma di neo-colonialismo abbia consegnato alle società agro-alimentari con scopi commerciali di larga scala ben 2 milioni di ettari di terreno prima appartenenti alle comunità.

Le controversie legali sono aumentate del 50% nel 2012 e nel 2013 e tutto lascia pensare che nel 2014 si stabiliranno nuovi tristi primati. I contenziosi affrontati fino ad ora si sono risolti quasi sempre a favore dei potentati e delle grandi aziende.

La Adhoc che difende i coltivatori locali nelle loro cause legali riconosce come la strada sia tutta in salita, ma il monitoraggio costante del Land Grabbing e le manifestazioni delle persone dislocate sulle proprie terre hanno indotto, nel 2012, il primo ministro Hun Sen a congelare nuove concessioni di terreni e a disporre un riesame giuridico delle precedenti offerte. In ballo, però. C’erano le elezioni e, infatti, le poche restituzioni sono avvenute solamente un mese prima del voto. Anche dopo le elezioni non si è mai andate oltre alle tre-quattro dispute di confine che sono però aumentate nei primi mesi del 2014. Il portavoce del ministero per la gestione del territorio, Beng Hong Socheat Khemro, non ha commentato il rapporto Adhoc rimandando a eventuali glosse del direttore generale del ministero.

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Via | Terra Madre

Foto © Getty Images

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