Cambiamenti climatici: più tartarughe femmine a causa del riscaldamento globale

Nelle tartarughe il sesso della prole è determinato dalla temperatura della sabbia nella quale la femmina seppellisce le uova

Una maggiore temperatura della sabbia, dovuta al riscaldamento globale causato dai cambiamenti climatici, dovrebbe causare la nascita di un numero maggiore di nascite di tartarughe femmine, questo almeno è quanto sostenuto da uno studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica Nature Climate Change.

Il riscaldamento delle sabbie che fanno da “incubatore” per le uova, favorendo la nascita di femmine, metterebbe a rischio la sopravvivenza stessa della specie. Nelle tartarughe il sesso della prole – a differenza di quanto avviene fra gli esseri umani con i cromosomi sessuali – è determinato dalla temperatura della sabbia nella quale la femmina seppellisce le uova.

Graeme Hays, uno dei principali autori dello studio, ha spiegato che la temperatura della sabbia è strettamente legata al colore della medesima: più è scura, maggiore è l’assorbimento della luce solare.

Intorno ai 30° C c’è un vero e proprio spartiacque di genere: alla temperatura di 29° C la proporzione sessuale è 50%-50%, ma bastano due gradi in più, dunque una temperatura di 31° C, per far sì che nascano quasi esclusivamente larve femminili. E se la temperatura è di 28° C nasceranno prevalentemente maschi.

Lo studio è stato effettuato a Capo Verde e sul medio termine ha evidenziato un vantaggio poiché l’aumento delle femmine porterà a un aumento della popolazione. Ma sul lungo termine, fra un secolo, la sproporzione sarà tale per cui i maschi non saranno sufficienti a fecondare le uova, a meno che i rettili non migrino in massa in luoghi con temperature inferiori o non depongano le uova in una stagione fredda.

Ma il fenomeno potrebbe interessare anche altre specie: alligatori, coccodrilli e molte specie di lucertola potrebbero essere interessate dalle stesse anomalie “climatico-demografiche”.

A Galapagos giant turtle (Geochelone nig

Via | The Guardian

Foto © Getty Images

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