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La Teoria dei giochi per risolvere lo stallo degli accordi sulle emissioni di CO2

Pubblicato: 14 set 2011 da Nestor Carnevali

Commenti dei lettori


Gli eterni, ed inutili, incontri organizzati dalle Nazioni Unite per cercare di trovare un benedetto accordo per la riduzione delle emissioni di CO2 potrebbero essere risolti in un modo molto semplice: interrompendo le pratiche virtuose anche in quei paesi che hanno preso sul serio a cuore il problema e si stanno impegnando per ridurle veramente. Per la serie “quando si gratta il fondo” arriva anche uno studio di alcuni accademici tedeschi che, applicando in maniera semplicistica la Teoria dei giochi, sostengono sia questa l’unica soluzione.

L’idea è questa:”visto che alcuni paesi si rifiutano di rispettare e sottoscrivere impegni per la riduzione delle emissioni, ma nel contempo godono dei vantaggi prodotti dai comportamenti virtuosi di altri paesi sono proprio quest’ultimi a dover interrompere le loro pratiche virtuose per generare una risposta positiva anche nei paesi più restii“.

L’intera tesi si poggia su un presupposto fondamentale: che ai paesi riluttanti interessi sul serio il problema delle emissioni di CO2, ma che non vogliano investire denaro per raggiungere l’obiettivo e preferiscano godere dei vantaggi generati dai comportamenti di quei pochi che ci stanno lavorando sul serio. Provocare una spirale negativa sarebbe la soluzione che porterebbe ad una reazione con una nuova assunzione di responsabilità? Una pia illusione.

Via | The Guardian

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12 commenti

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  • no_alla_mafia

    14 set 2011 - 08:40 - #1
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    gli accordi sulla riduzione delle emissioni sono morti da quando l’IPCC ha perso credibilità E la crisi ha messo in dubbio il tenore di vita di quella parte di popolazione mondiale abbastanza ricca da potersi preoccupare; l’effetto combinato è stato devastante.

  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    14 set 2011 - 09:01 - #2
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    Il cambioclimatismo ha fornito a chi ci governa a livello nazionale e comunitario un sistema di controllo supplementare per influenzare economia, politica ed opinione pubblica. In nome di cosa dovremmo risparmiare energia, veder aumentare il prezzo delle risorse, fare delle rinunce se non in nome di un bene superiore (in versione laica)?…. Quindi ci ritroviamo un peccato originale (consumo di risorse ed emettere CO2), una punizione (catastrofe climatica) ed occasionali assoluzioni (comperare una Prius).
    Usa e Cina, paesi più pragmatici rispetto all’Europa capiscono bene che il rapporto costi/benefici nell’abbracciare (sul serio) politiche ‘verdi’ è molto svantaggioso soprattutto in tempo di crisi e non lo fanno….
    La cosa è abbastanza evidente senza scomodare le teorie di Nash.

  • Profilo di filippo-riccio

    filippo-riccio

    14 set 2011 - 11:26 - #3
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    Se ci fosse una visione razionale del problema delle emissioni di CO2, costruiremmo le centrali nucleari… e non sceglieremmo soluzioni inapplicabili.
    Visto che più o meno la stessa gente che preme per la riduzione della CO2 impedisce di fatto la costruzione di un’alternativa che non sia “risparmio energetico, decrescita, eccetera” a questo punto si va avanti con i combustibili fossili e la CO2. Le pochissime eccezioni (vedi Hansen) vengono bellamente ignorate dagli opinion maker.
    Gli stati però sanno benissimo che non ci sono alternative alla produzione di energia economica per mantenere un tenore di vita paragonabile a quello attuale, e il 99% dei sostenitori della decrescita felice sono tra i primi ad andare in piazza a bruciare le banche quando gli viene ridotto il potere di acquisto del 2% da una crisi economica o da un’inflazione che fa aumentare il prezzo della benzina, per cui i decrescitisti e i risparmisti di fatto sono ipocriti che predicano “bene” e razzolano male, costituendo quindi un nulla politico ininfluente. La scelta quindi rimane tra i diversi modi di produrre energia su vasta scala, e visto che la propaganda della lobby antinuclearista ha messo fuori gioco l’energia nucleare si continua con i combustibili fossili. Tanto usando il carbone ce ne sarà per secoli, e chissenefrega se il mare sale di 5 metri, faremo le dighe quando ce ne sarà bisogno, e quelli che non se lo possono permettere affoghino pure (tanto non avrebbero potuto permettersi di sopravvivere nemmeno con la decrescita, no?). Per quanto riguarda l’aumento degli uragani ecc., be’… molti mi confermano che preferiscono 10000 morti in un colpo solo (che poi non ci pensi più) ad avere un’area contaminata dalle radiazioni per decenni, quindi ok a morire per gli uragani ogni tanto se serve ad evitare le spaventose centrali nucleari.

  • Profilo di filippo-riccio

    filippo-riccio

    14 set 2011 - 11:32 - #4
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    Per quanto riguarda Hansen, be’, conferma quello che tutti sappiamo, ma che gli antinuclearisti non possono dire, ovvero che l’incidente nucleare di Fukushima, pur tra tutte le conseguenze nefaste che ha avuto, non ha ancora ucciso nessuno per le radiazioni:
    http://www.treehugger.com/files/2011/06/treehugger-radio-james-hansen-climate-change-and-intergenerational-justice.php
    (vedete a pag. 2)

  • Profilo di bettogreen

    bettogreen

    14 set 2011 - 15:35 - #5
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    @gbettanini
    è curioso vedere come proprio lei che accusa chi si oppone al nucleare di non capire nulla della materia, usare argomenti da complottismo ascientifico quando si tratta di cambiamenti climatici…gli psicologi potrebbero studiarne il caso.

    @filippo riccio
    Se non ricordo male l’IEA nei suoi scenari dava un contributo cmq marginale alla riduzione di emissioni fovuto ad una nuova “rinascita” nucleare. Le percentuali maggiori erano relative ad efficienza e rinnovabili.

  • Profilo di go-seo

    go-seo

    14 set 2011 - 17:40 - #6
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    MaurizioSat lo propone da anni, potere ai Troll? Tutto qui? lol.

  • Profilo di filippo-riccio

    filippo-riccio

    14 set 2011 - 18:38 - #7
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    @bettogreen
    Perché bisogna ridursi sempre ad invocare gli psicologi?
    Io trovo molto curioso per esempio che un morto in una centrale nucleare faccia muovere le opinioni politiche come 10000 morti in qualsiasi altro contesto di produzione energetica, ma non invoco il TSO per tutti quelli che ci cadono.

  • Profilo di filippo-riccio

    filippo-riccio

    14 set 2011 - 18:42 - #8
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    Per quanto riguarda il “cambioclimatismo” il problema non è la scienza, ma il suo uso da parte di vari zeloti come giustificazione per ideologie totalitarie come la decrescita e il risparmio coatto… Per esempio io preferisco far scaldare il pianeta (di quanto esattamente ancora non si sa) alla regressione della nostra economia ai livelli del XVIII secolo. Naturalmente la soluzione migliore sarebbe costruire una centrale nucleare ogni milione di abitanti, ma il popolo ha deciso che non le vuole…

  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    14 set 2011 - 20:35 - #9
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    @ bettogreen

    Più che altro credo che questa questione dell’AGW tra qualche decennio sarà oggetto di amplissimi studi di antropologi e sociologi…..
    Comunque anch’io i complottismi non li sopporto e detto in maniera più chiara di prima la questione climatico/ambientale è diventata una questione molto più etica che razionale…. e come tutte le questioni etiche viene ampiamente strumentalizzata. Il problema è che è un’etica attraente ma molto discutibile nei presupposti, nei fini e nei mezzi per raggiungerli.

  • Profilo di bettogreen

    bettogreen

    14 set 2011 - 21:51 - #10
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    @Filippo Riccio
    “Per esempio io preferisco far scaldare il pianeta (di quanto esattamente ancora non si sa) alla regressione della nostra economia ai livelli del XVIII secolo.”
    Si ma parli senza sapere quali potrebbero essere le reali conseguenze di quel riscaldamento…è un discorso molto superficiale il tuo.

    @Gbettanini
    finchè sarà accompagnata dal rigore scientifico la questione rimane altrettanto razionale quanto etica. Possiamo discutere sulle soluzioni, ma non perdere tempo a parlare ancora di possibili altre cause.

  • Profilo di filippo-riccio

    filippo-riccio

    14 set 2011 - 22:35 - #11
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    @bettogreen
    Anche i sostenitori della decrescita e di un risparmio energetico che non sia solo di facciata (cioé che abbia un impatto realmente importante sulle emissioni di CO2) parlano senza sapere quali potrebbero essere le reali conseguenze di tali “soluzioni” sul sistema economico. Ma sarebbero molto serie, perché tutta l’economia moderna si basa sull’energia disponibile a basso costo, dall’industria ai trasporti eccetera…

  • Profilo di bettogreen

    bettogreen

    15 set 2011 - 08:08 - #12
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    @filippo riccio
    proprio per questo non cadere nello stesso errore ;)
    Personalmente ritengo che la decrescita dia alcuni spunti interessanti (in realtà da me già applicati o sostenuti prima ancora di conoscere questo movimento) , ma non ne sposo l’idea in toto perché tendenzialmente preferisco avere un modo mio di pensare. Sul risparmio o meglio efficienza ho letto vari rapporti e articoli, ci sono ottime potenzialità, ma chiaramente c’è bisogno di altro.