Per un’agricoltura sostenibile e contro il land grabbing: i governi e i contadini africani discutono alla FAO

In questi giorni, alla FAO, a Roma, si sta svolgendo la 37 ima sessione del CFS (il comitato per la sicurezza alimentare) in cui si discute di land grabbing (il fastidioso fenomeno dell’accaparramento delle terre da parte di enti pubblici e privati con dolorose ripercussioni sulle comunità locali, sull’ambiente e sulla biodiversità) e di investimenti in agricoltura.

Tra gli incontri che ho seguito, uno - realizzato con il supporto della rete EuropAfrica - mi ha colpita particolarmente: “l’Africa può nutrire se stessa”. Soprattutto per la natura degli speaker:in egual misura e sullo stesso piano, membri dei governi e rappresentanti delle piattaforme contadine africane (PAFO). Con la convinzione di costruire un dialogo permanente. Per condurre l’Africa a nutrire se stessa. Da sola!E a partire dalla sua maggiore forza: la conoscenza millenaria dei piccoli contadini, nel rispetto dell’ambiente e delle comunità locali. Attraverso l’agricoltura familiare.

Per stessa ammissione dei rappresentanti governativi, provenienti da Kenya, Congo, Angola, Sud Africa e Ghana, l’agricoltura industriale di larga scala e focalizzata sulle monoculture non è una soluzione alla fame, in Africa, né al rispetto delle sue tradizioni, popolazioni e al suo meraviglioso ambiente. Occorre riconsiderare il principio della modernizzazione alla luce di un maggiore rispetto sociale e ambientale. Perché il diritto al cibo è un diritto fondamentale che non può essere assoggettato alle leggi di mercato. Il futuro dell’Africa è in Africa. E passa attraverso il sostegno, con investimenti mirati, a un’agricoltura familiare, sostenibile e di piccola scala che dia spazio alle giovani generazioni e alle donne. Rinforzando il partenariato tra i governi e le rappresentanze contadine nei processi politici.

Bisogna ritrovare il legame tra economia, società, agricoltura e tutela della biodiversità nel segno di un’economia familiare - ha detto, in particolare, Mamadou Cissoko, presidente onorario del ROPPA - Ma il problema, è che molto spesso le scelte economiche vengono fatte prescindendo dall’aspetto sociale, come se la crescita e la stabilità economica, politica e sociale di un paese non fossero strettamente legate.

Inoltre

E’ necessario passare dalle parole ai fatti.
L’Africa avrebbe le disponibilità necessarie sul proprio territorio per garantirsi, da sola, la sovranità alimentare ma esiste un paradosso tra popolazione crescente, falcidiata da altissimi tassi di disoccupazione giovanile, e la privazione dell’ accesso alle risorse naturali e alle terra.

Ancora land grabbing, disoccupazione e fame, quindi. Ma forse qualche speranza per uscire dalla crisi ancora c’è: ed è nel ritorno ad un’agricoltura più umana, svincolata da dinamiche commerciali e finanziarie. Che tuteli la biodiversità e garantisca la pace sociale.

Foto | Flickr

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