Confindustria contro grandi impianti rinnovabili: insorgono le associazioni di categoria

Emma Marcegaglia, Presidente ConfindustriaHo letto con un certo interesse una lettera scritta qualche giorno fa da alcuni rappresentanti di Confindustria ed indirizzata al Ministro Romani, nella quale si fa riferimento alla situazione del mercato elettrico italiano e delle rinnovabili in particolare. Secondo Confindustria, si evince dalla lettera, il sistema energetico ed elettrico italiano rischierebbe di essere danneggiato dall’eccessiva presenza delle rinnovabili, che potrebbero saturare la rete. Per tal motivo, si legge, gli industriali di Confindustria avanzano una proposta di una moratoria per i grandi impianti alimentati da fonti rinnovabili, in attesa di un piano per la stabilizzazione e di sicurezza delle reti.

Pronta la risposta da parte delle principali associazioni del settore. Anev in particolare, in un comunicato sul proprio sito, si dice esterrefatta per l’ infondatezza della richiesta e per un attacco al settore delle rinnovabili che non ha ragion d’essere. Oltretutto, viene sottolineato, la situazione del settore è in fase di stallo da oltre un anno.

Che dire? Nuove nubi sotto il cielo delle rinnovabili o le ragioni di Confindustria meritano una certa attenzione? Personalmente ritengo che, mai come in questo caso, la verità stia nel mezzo; se infatti da un lato è vero che l’Italia ha nel proprio mix energetico una bassa quota di rinnovabili (alta se si considerano le fonti programmabili quali l’idroelettrico, ma bassa se si tiene conto soltanto delle fonti rinnovabili non programmabili) rispetto ad altri Paesi europei, è altrettanto vero che la crescita delle rinnovabili deve necessariamente andare di pari passo con l’adeguamento delle reti elettriche (cosa che non sta avvenendo) onde evitare problemi già verificatisi in altre realtà.

Insomma, siamo di fronte all’ennesima diatriba fra le parti, che vien fuori come al solito a causa della cronica mancanza di pianificazione da parte del Governo del nostro Paese, incapace ormai da troppi decenni di dare linee guida nel lungo termine su strategie e obiettivi. Basterebbe un piano energetico serio e razionale slegato da qualsiasi interesse, un documento a cui tutti, associazioni e imprese italiane in primis, dovrebbero rifarsi nel momento in cui pianificano il proprio lavoro.

Sarebbe sufficiente partire dai numeri e su quelli improntare una linea programmatica. Ma si sa, il nostro è un Paese dove troppo spesso ci si concentra sulle chiacchiere e sugli interessi personali; un modus operandi che purtroppo, come ben sappiamo, ha come logica conseguenza quella di lasciare alle generazioni future le conseguenze negative delle irresponsabilità e noi comuni mortali la sensazione di essere continuamente vittime di un complotto.

Via | Blueminipower.it; E-gazzette.it; Anev.org
Foto | Flickr

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