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Uscire dal nucleare, quanto costerebbe alla Francia?

Pubblicato: 07 nov 2011 da AlterEco

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costi uscita dal nucleare Francia

Quanto costerebbe alla Francia uscire dal nucleare come vorrebbe oltre il 60% dei cittadini? Non di botto, ovviamente, ma gradualmente. Leggo su Le Monde che l’aumento in bolletta si aggirerebbe intorno al 50% in vent’anni riducendo la dipendenza dall’atomo del 50%.

Le stime sono dell’Union française de l’électricité (UFE). La Francia dovrebbe investire nella produzione e nella rete elettrica qualcosa come 383 miliardi di euro da qui al 2030 per compensare una quota del 50% di energia elettrica prodotta dal nucleare, ovvero 60 miliardi di euro in più. Gli investimenti totali si attestano invece a 322 miliardi se si mantiene la dipendenza al 70%.

Per uscire quasi completamente dal nucleare, ovvero ridurre al 20% la dipendenza da qui al 2030, le stime dell’UFE parlano di costi aggiuntivi sugli investimenti complessivi pari a 112 miliardi di euro.

Via | Le Monde; Les Echos
Foto | UFE

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3 commenti

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  • no_alla_mafia

    07 nov 2011 - 15:04 - #1
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    ‘uscire dal nucleare’ in che direzione, scusa? Non è lo stesso uscire per il carbone o per l’FV. Puoi chiarire?

  • Profilo di altereco

    altereco

    07 nov 2011 - 15:53 - #2
    1 punto
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    hai ragione, sorry… sostituiscono il 50% proveniente dall’atomo con un mix di fossili e rinnovabili, rinnovabili al 34%, e carbone/gas un altro 16 %, parlano di installare 10mila turbine eoliche e costruire 60 nuove centrali a gas.

  • Piccinini G. Raoul

    08 nov 2011 - 12:38 - #3
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    In genere il costo per la dismissione di una centrale nucleare è compreso nel costo kW che le utenze pagano, e quindi, qui, non dovrebbero esserci costi aggiuntivi.
    Non penso però che sarà totalmente così, questo in relazione anche al costo, (quasi fisso), delle scorie smaltite, (che in realtà, del termine, poi così smaltite non sono se i siti sono protetti e monitorati, e quindi hanno un costo nel tempo molto importante).
    Basta fare un piccolo paragone con la quantità modesta di scorie Italiane, (e quelle che ancora le centrali Francesi producono), ed il costo, (“il “conto” per l’addio al nucleare sulle tasche degli italiani è già pesato per una cifra colossale, più del doppio dei 3,3 miliardi previsti nel 2001 che verranno pagati fino al 2021. Dal 1989, infatti, sempre sulle bollette elettriche, sono stati prelevati oltre 7,6 milioni di euro (in cifre rivalutate al 2003 si tratta di circa 9 miliardi e 523 milioni di euro) come rimborso all’ Enel ma anche ad altre società fra cui l’Ansaldo, per il danno subito con la decisione di abbandonare il nucleare dopo il referendum del 1987. Si tratta dei cosiddetti “oneri nucleari” per compensare gli investimenti fatti, le infrastrutture, le commesse, il costo del combustibile, le turbine, inutilizzati dopo la “defenestrazione” dell’atomo. Come dire che la breve stagione del nucleare made in Italy e’ costata al paese -oltre a roventi e infinite polemiche- la cifra colossale di 11 miliardi di euro, poco meno della Finanziaria 2004”).
    (“Il costo per la conservazione delle scorie nucleari è enorme: secondo stime fatte nella seconda metà degli anni Novanta, solo per incapsulare e disporre in condizioni di sicurezza le scorie ad alto livello di radioattività, si dovranno spendere negli Stati uniti oltre 110 miliardi di dollari (al valore del 1996); in Canada, 9,7 miliardi; in Francia e Germania, rispettivamente oltre 7 e 5 miliardi”).
    Penso, quindi, che dismettere tecnologie abbia sempre e in ogni caso un costo, ed è sempre più nell’intenzione di molti paesi effettuare dismissioni nucleari, poiché alla fine aria e acqua non hanno un vero padrone, e non sempre “l’erba del vicino è sempre la più verde”, e smaltire/dismettere in futuro tecnologie rinnovabili, senza entrare in discussione sulle rese delle varie tecnologie e loro applicazione, è sicuramente meno oneroso e più sicuro.
    Parafrasando “ognuno ha l’uscita dal nucleare che si merita”.