In India per salvare le tartarughe


Mi scrive Salvatore, un ragazzo di Greenpeace in questo momento impegnato in un importante progetto di conservazione in India. In gioco c’è il rischio d’estinzione della tartaruga olivacea minacciata dalle reti dei pescatori che ne sterminano a migliaia prorpio nel periodo della riproduzione. Leggete di seguito la testimonianza di Salvatore e andate a vedere il suo bellissimo fotostream (da cui ho tratto la foto qui sopra) sul Turtle Witness Camp.

Il campo di Greenpeace è finito da pochi giorni. Il ciclo della vita delle tartarughe si è concluso ancora una volta e le piccole tartarughe sono da poco nate:
Il Turtle Witness Camp ha lavorato per tre mesi conseguivi nei quali sono state contate quasi tre mila tartarughe morte sulle spiagge. Per capire l'entità del fenomeno bisogna ricordare che Greenpeace ha controllando solo una piccola parte delle spiagge dove le tartarughe vengono a depositare le uova (circa 50 km), e che si stima che la maggior parte delle carcasse vengono portate dal mare al largo, rendendone impossibile il conteggio. Le tartarughe, infatti, muoiono nelle reti dei pescatori per affogamento, e vengono poi gettate in mare dai pescatori una volta che vengono ritirate le reti. Solo una parte degli animali finisce sulle spiagge.
Bisogna inoltre ricordare che in questa zona esistono due tipi di pescatori: quelli tradizionali che usano delle piccole imbarcazioni, tapas, e quelli "moderni" che usano pescherecci simili a quelli usati da noi. Solo questi ultimi sono responsabili di questo massacro, poiché i pescatori tradizionali pescano prevalentemente nella laguna dove le tartarughe non arrivano. In questa zona l'uso di grandi pescherecci è vietato per legge nei mesi di riproduzione delle tartarughe, ma non c'è nessuno tipo di controllo da parte dello stato e quasi ogni notte i pescherecci escono a gettare le reti a poche centinaia di metri dalle spiagge.
Fonti esterne a GP stimano che negli ultimi dieci anni siano morte più di 100.000 tartarughe.

Oltre al lavoro di pattugliamento delle spiagge, il Turtle Witness Camp di Greenpeace ha portato avanti con continuità tutta una serie di attività collaterali: informare i villaggi dell'importanza di preservare questo habitat unico, parlare ai pescatori responsabili del disastro, organizzare delle proiezione di fotografie per le strade di Bhubaneswar (la capitale della regione). Il 3 aprile scorso è stata organizzata anche una piccola azione di fronte al Forest Dipartment dell'Orissa, che si dovrebbe occupare della salvaguardia dell'ambiente.

C'è bisogno di voi!
Le tartarughe dell'Orissa sono patrimonio dell'umanità. Una volta depositate le uova sulle spiagge dell'India, questi misteriosi animali si dirigono in tutte le direzioni, percorrendo decine di migliaia di chilometri e visitando tutti i mari del mondo. O meglio il mare, poiché c'è solo un mare su questa terra che tutti dobbiamo impegnarci a preservare. Il disastro ecologico che sta avvenendo sulle spiagge dell'Orissa può, in pochi anni, privare il mare di questo splendido animale.
Pochi nel mondo conosco questa situazione, ed il motivo per il quale Greenpeace ha organizzato un campo internazionale è proprio quello di cercare di informare la comunità internazionale di quello che succede qui. Come la caccia alle balene non è un problema solo giapponese e norvegese, così l'uccisione di migliaia di tartarughe non è un problema solo indiano.
Quello che vorrei fare, nel mio piccolo, è cercare di far conoscere questa situazione in Italia. Si tratta di partire da zero dato che, per quanto ne so, non c'è nessuna informazione a riguardo, ed è quindi preziosissimo l'aiuto di ciascuno di voi. E' un lavoro da costruire insieme, da inventare. Possiamo iniziare ad informare i nostri amici, scrivere sui blog, cercare giornalisti interessati... Ogni idea può essere utilissima, soprattutto se la condividiamo.

Link » Web Site Greenpeace India - Il blogo del Turtle Witness Camp

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