Poligono di Quirra, accuse per tre generali di disastro ambientale

zona militare e òpoligono di quirra

La Asl di Lanusei un paio di giorni fa ha reso noti i risultati delle analisi su carne, latte e derivati prodotti nella zona del Poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra: nessuna contaminazione. Nelle stesse ore si chiudeva anche la prima parte dell'inchiesta sul PISQ disposta dalla procura di Lanusei e condotta dal procuratore Domenico Fiordaliasi. Ci sono sei indagati che hanno tempo 20 giorni per presentare le loro difese e attendere o l'archiviazione o l'apertura del processo. Intanto, non sono ancora giunti, sebbene annunciati fin dallo scorso settembre, i risultati delle 20 autopsie disposte da Fiordalisi sui corpi di 19 pastori e un militare morti per cancro. Il magistrato intende indagare su una possibile correlazione tra nanoparticelle e morti per cancro.

La novità è che in un certo senso viene sollevato dalle indagini l'uranio impoverito che secondo il magistrato non sarà possibile rintracciare poiché le piogge hanno dilavarto qualunque traccia utile.

Tre dei sei indagati sono militari che hanno lavorato a diverso titolo al PISQ di Perdasdefogu teatro delle indagini: il generale Fabio Molteni, il generale Alessio Cecchetti, il generale Roberto Quattrociocchi. Ai tre militari viene contestato che:

avrebbero cagionato un persistente e grave disastro ambientale con pericolo per la salute di circa 15mila animali da allevamento, e per la pubblica incolumità dei pastori, del personale civile e militare della base e dei cittadini frequentanti il poligono e i centri abitati ad esso vicini.


Con loro risultano indagati anche due tecnici della società Sgs, Gabriella Fasciani e Gilberto Nobile, per falso ideologico avendo, secondo le accuse :

certificato dolosamente l'assenza di alcuna possibilità di inquinamento antropico di tipo militare per la "litologia naturale" del terreno del poligono.

Infine, il sesto indagato è il docente universitario Francesco Riccobono esperto ambientale. Il capo d'accusa contestato è concorso in disastro ambientale poiché:

avrebbe omesso dolosamente di esprimere le sue valutazioni nella relazione del 2004 sulla riscontrata presenza di anomale concentrazioni di torio radioattivo non naturale in varie parti del poligono; omesso dolosamente di evidenziare l'inutilità di una ricerca dell'uranio impoverito nel nudo terreno lavato dalle piogge, stante la notoria solubilità dell'uranio impoverito.

Scrive la Nuova Sardegna:

Proprio a corredo di questa tesi "della solubilità" dell'uranio impoverito, la Procura di Lanusei e i suoi consulenti, fanno riferimento a una ricerca Usa condotta per l'Air Force nel '78 che stabilisce, in sostanza, che nel terreno esposto alla pioggia le nanoparticelle di uranio si sciolgono, e dunque non possono più essere trovate se non nell'immediato. Secondo la Procura - che lo considera come un nuovo pilastro della sua tesi accusatoria - questo è un dato scientifico notorio, che Riccobono così come i due chimici dell'Sgs avrebbero dovuto conoscere. Ergo: chiunque di loro ha certificato che l'uranio nel poligono non esiste, avrebbe fatto finta di cercare qualcosa che già in principio sapeva di non poter trovare.

Via | La Nuova Sardegna, Infoggi
Foto | Flickr

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