Bhopal, India: finalmente un po' di giustizia (solo un po')

Passati 21 anni dalla strage di Bhopal in India qualcosa si è mosso. Trentanove sopravvissuti al disastro erano arrivati il 25 marzo a Nuova Delhi dopo una marcia di 800 km e giunti alla capitale hanno messo in piedi una protesta permanente davanti alla sede del Parlamento indiano, sei di loro hanno osservato lo sciopero della fame. Alla fine qualche risultato importante è arrivato.



A Bhopal 21 anni fa morirono 3800 persone in una sola notte, altri 15000 morirono successivamente per cause ricondotte a quell'evento, senza contare le innumerevoli nascite di bambini malformati.

Comprovata responsabile dell'incidente fu la Union Carbide, o meglio i suoi dirigenti. Lo stabilimento chimico, produttore di pesticidi, lasciato abbandonato dopo la chiusura, sprigionò un gas mortale che attraversò la città uccidendo tutto quanto fosse sul suo cammino.




Fino ad oggi nulla era stato fatto per gli abitanti di Bhopal, ma la protesta dei superstiti e la pressione fatta al Governo indiano da persone di tutto il mondo via fax, hanno costretto il Primo Ministro indiano Manmohan Singh ad abbracciare la loro causa. Il Presidente ha promesso di istituire una commissione nazionale che si occupi dell’aspetto medico e dello sviluppo economico della zona del disastro, dove due anni fa uno studio ha trovato che la contaminazione dell’acqua è 500 volte superiore al limite fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Singh ha anche accettato la proposta di ergere un memoriale per le vittime, nonché di inserire la strage nei programmi di studio scolastici.


Niente processi ai responsabili però: "Non prometto di avviare un’azione legale. Dobbiamo fare affari, l’India deve andare avanti nonostante queste tragedie".

Così sono stati liquidati i protestanti che chiedono da 21 anni che i responsabili vengano processati.



[via PeaceReporter]


[Enrico Pascucci]

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