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Sviluppo insostenibile, l'impronta schiavista di ognuno di noi

Pubblicato: 14 nov 2011 da AlterEco

Commenti dei lettori

impronta schiavista

Dopo la miriade di applicazioni che consentono di calcolare la nostra carbon footprint, altre che ci aiutano a determinare l’impronta idrica della nostra alimentazione, a completare il quadro della nostra assunzione di responsabilità ci ha pensato un’associazione americana, Call and Response, creando la slavery footprint.

Si tratta di un calcolatore dell’impronta schiavista. Nel mondo ci sono 27 milioni di persone che lavorano sfruttate o sottopagate, in condizioni lavorative ben poco eque e solidali. Quest’applicazione calcola il nostro impatto sulla schiavitù mondiale, in base alle nostre abitudini alimentari, alle nostre scelte di consumatori, più o meno attente al ciclo di vita dei prodotti, al nostro abbigliamento.

Se indossiamo un diamante, ad esempio, quanti minatori africani abbiamo sulla coscienza? E se acquistiamo una t-shirt prodotta in Cina, siamo consapevoli che potrebbe essere stata prodotta da un bambino sottopagato e denutrito? Per calcolare il vostro impatto sulla schiavitù globale cliccate qui.

Via | Le Monde

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7 commenti

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  • Profilo di filippo-riccio

    filippo-riccio

    14 nov 2011 - 13:14 - #1
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    Ho provato a farlo.
    Ora, visto che in media per quelli che fanno il sondaggio risultano 25 schiavi, e immagino che quelli che fanno il sondaggio siano un ragionevole campione del (circa) miliardo di persone che vive nei paesi del primo mondo, vuol dire che nel mondo ci sono circa 25 miliardi di schiavi…

  • Profilo di altereco

    altereco

    14 nov 2011 - 13:21 - #2
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    beh, non proprio perché uno schiavo non è detto che lavori per uno soltanto di noi, ti trovi con i conti?

  • _GhostRider_

    14 nov 2011 - 14:15 - #3
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    Se uno schiavo non lavora solo per me.. allora è uno schiavo a metà… o a un quarto.. ergo nel computo totale non devono essere 25 schiavi.. ma 10.. o 12… o 15… o quelli che sono.. ergo i conti li sparano come la soyuz nello spazio.

  • Profilo di filippo-riccio

    filippo-riccio

    14 nov 2011 - 16:40 - #4
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    _GhostRider_: esatto.

  • Profilo di filippo-riccio

    filippo-riccio

    14 nov 2011 - 16:49 - #5
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    In sostanza, se nel mondo ci sono circa 27 milioni (non miliardi) di persone in condizioni assimilabili alla schiavitù, allora, assumendo (cosa che non è) che il lavoro di questi 27 milioni di “schiavi” sia tutto a favore del circa un miliardo di “benestanti”, ciascuno di noi “sfrutta” in media non più di 0,027 persone nel mondo.

    Il che significa che, se dipendesse tutto da noi, potremmo eliminare questo tipo di sfruttamento con un sacrificio tutto sommato insignificante del nostro benessere.

    Naturalmente visto che (per esempio) molti schiavi in Cina non sono tali per garantire il nostro benessere economico, ma perché sono prigionieri politici del Partito Comunista Cinese che si arricchisce alle loro spalle, NON è neanche vero che tutto dipende da noi.

    Invece si fa credere che il benessere di ciascuno di noi dipenda dallo sfruttamento in forma di schiavitù di 25 persone: un modo pessimo di divulgare il problema, perché così si penserà che il nostro stile di vita è insostenibile senza schiavitù, o di converso che per eliminare la schiavitù dobbiamo cambiare radicalmente stile di vita, cosa che è completamente falsa.

  • unoconlemaniintasca

    15 nov 2011 - 05:57 - #6
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    27 milioni sono quelli italiani, e nel resto del mondo?

    forse alcuni non lo sentono in questo modo, ma i lavoratori dipendenti delle fasce basse, di questi tempi, sono assimilabili a schiavi a piede libero (quasi come nell’antica roma); gli schiavisti americani compravano gli schiavi, e ci tenevano alle loro macchine umane; gli davano alloggi affollati (o alloggi singoli ma molto piccoli?), gli davano da mangiare, magari non le primizie, ma li sfamavano in modo economico (OGM? prodotti di alta industrializzazione con ingredienti sintetici?), li curavano quando avevano malattie, li facevano riprodurre… perdere uno schiavo era una perdita economica.
    oggi? milioni di operai pagati poco oltre la soglia dell’esistenza, in grado di comprarsi il cibo, di comprarsi o affittarsi l’alloggio, di vestirsi per pudore, e di avere quei 2 piccoli svaghi per tirare avanti nella loro misera esistenza, fatte di timbrature, cartellini ed orari.

    erano piu’ schiavi loro o noi adesso, solo perche’ percepiamo un salario?
    gli schiavi nell’antica roma erano salariati anche loro.

    e se non stai a questo sistema? sei nella soglia sotto schiavizzata, in cui non hai alloggio, non mangi, non puoi curarti dalle piu’ comuni malattie e vivi la tua misera esistenza sperando che qualcuno ti schiavizzi….

  • Profilo di filippo-riccio

    filippo-riccio

    15 nov 2011 - 10:43 - #7
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    @unoconlemaniintasca:
    L’articolo dice “Nel mondo ci sono 27 milioni di persone che lavorano sfruttate o sottopagate, in condizioni lavorative ben poco eque e solidali.”

    27 milioni in Italia è più o meno TUTTA la forza lavoro.