Cambiamenti climatici a brevissimo termine, il sole dopo la tempesta

sole dopo la tempesta

Il clima è per definizione variabile. Su questo non ci piove. A volte la ricerca sui cambiamenti climatici prospetta scenari a medio e a lungo termine più o meno catastrofici. Ad esempio, il 2035 è stato indicato erroneamente come l'anno dello scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya. Oggi leggo che la città di New York potrebbe finire sommersa dalle acque già nei prossimi anni.

Non che non ci sia stato un aumento degli eventi meteorologici estremi in questi anni, basta dare uno sguardo alla Thailandia flagellata dalle alluvioni o alle isole del Pacifico, come Tuvalu, che stanno invece fronteggiando una scarsità idrica senza precedenti a causa dell'assenza prolungata di precipitazioni. È importante prevedere i cambiamenti climatici a medio e lungo termine per prendere le dovute precauzioni, e penso alle isole che davvero sono scomparse in questi anni, tuttavia occorrono modelli più precisi che non traggano necessariamente previsioni catastrofiche come ci si aspetta. Spesso, leggendo queste ricerche, si ha la sensazione che si voglia cercare ad ogni costo un legame tra qualsiasi evento nefasto che capita sulla Terra ed il riscaldamento globale.

Pensiamo alla demonizzazione che è stata fatta dell'effetto serra, un fenomeno senza il quale non sarebbe possibile la vita sulla Terra. Davvero vogliamo combattere l'effetto serra come ormai si legge persino sulle etichette dello shampoo? Siamo proprio sicuri di voler vivere a -17° C? Quello che occorre piuttosto è contrastare l'inquinamento per migliorare la qualità della vita, la vivibilità delle nostre città, ridurre la mole di rifiuti e progettare sostenibile e non sotto la minaccia di catastrofi climatiche e scomparsa dell'uomo da qui al 2050, ma come modus vivendi che ha effetti positivi nell'immediato.

Qualche tempo fa Teodoro Georgiadis, senior scientist al CNR, mi ha inviato il suo instant book, No slogan: l'eco ottimismo ai tempi del catastrofismo, con un invito allo scetticismo di cui ammetto avevo bisogno, per tornare a guardare alla ricerca sul clima con sguardo più critico, lontano dalle certezze propagandate da numerosi studi che millantano di sapere con esattezza cosa accadrà tra cento anni alla Terra.

In molti penseranno che non ci sia nulla di male a spaventare le persone a fin di bene per fargli cambiare abitudini ed atteggiamento, si fa tutto per salvare la Terra. Un comportamento simile, però, quando ha per protagonista la scienza, che dovrebbe essere imparziale, può avere delle ripercussioni profonde. Pensiamo, ad esempio, alle decisioni prese dai Governi sulla base della previsione di periodi di siccità estrema da qui a trent'anni. Si presume che prenderanno dei provvedimenti, investendo milioni di euro per attrezzarsi a far fronte alla carenza di acqua, creando nuove tecnologie per la desalinizzazione et similia.

Il clima, però, non è poi così prevedibile e potrebbe avere in serbo piogge torrenziali laddove ci si stava preparando ad affrontare periodi di aridità estrema. Ecco perché bisogna procedere con cautela, lontano da previsioni che danno per assodato cosa accadrà da qui a trenta, quarant'anni. La Terra ha dei meccanismi ancora parzialmente incompresi con cui affronta le torture che le infliggiamo. È viva, non se ne sta lì a subire passivamente. Questo non significa che dobbiamo inquinare e sprecare senza ritegno perché tanto ci pensa il Pianeta a rimettere tutto al suo posto. Significa, piuttosto, che bisogna tenerne conto nella ricerca sul clima.

Un esempio di come la Natura reagisce alla violenza dell'uomo lo abbiamo fatto qualche giorno fa, a proposito del pesce chirurgo che salva la barriera corallina dall'estinzione (in alcune aree, purtroppo non in tutte, ndr). Se l'acidificazione degli oceani e l'aumento delle temperature portano ad una proliferazione di macroalghe che minano gli equilibri dei coralli, l'ecosistema sarà pronto ad accogliere un maggior numero di pesci che si nutrono di quelle alghe.

cambiamenti climatici

Tornando alla ricerca sul clima, uno studio sui cambiamenti climatici a brevissimo termine, nell'arco di uno o due giorni, ha attirato la mia attenzione. Niente catastrofi previste da qui a vent'anni. Si parla di quanto già è avvenuto in questi anni: i passaggi più repentini da un clima secco a precipitazioni violente ed abbondanti nell'arco di 24-48 ore.

I ricercatori di Princeton hanno rilevato una maggiore variabilità delle condizioni meteo dal 1990 ad oggi in un terzo del Pianeta. In sostanza si passa da una giornata radiosa a precipitazioni copiose in un lasso di tempo decisamente più breve rispetto al passato. Una fluttuazione più repentina che ha sicuramente un impatto consistente sugli ecosistemi, sulla produzione di energia solare ed in generale su tutto quello che è legato alla stabilità delle condizioni climatiche e della radiazione solare.

Foto | Flickr; Princeton University

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