Olio di palma sostenibile, la pagella del WWF ci dice che prodotti acquistare

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Si è tenuta un paio di giorni fa a Kota Kinabalu in Malesia l’ottava assemblea del RSPO, ossia del Roundtable on Sustainable Palm Oil, associazione internazionale che promuove e certifica olio di palma proveniente da coltivazioni sostenibili. L‘olio di palma è un prodotto molto usato sia nelle produzioni alimentari (merendine, biscotti, creme spalmabili, ecc. ecc) sia nella cosmetica. Chiaro che noi consumatori facciamo la differenza se iniziamo a scegliere cosa acquistare; se iniziamo a valutare il comportamento delle aziende in merito ai loro criteri di approvvigionamento di questo prodotto. Il WWF ha esaminato 130 aziende, incluse quelle italiane e noi non ci facciamo una bella figura.

La produzione di olio di palma è devastante sugli ecosistemi e la biodiversità perché molte delle foreste pluviali e dunque antichissime e necessarie alla produzione di ossigeno e alla cattura della CO2, sono abbattute per far posto alla coltivazione della palma da olio (nella foto in alto la torta dei paesi produttori). Un criterio per ottenere olio di palma è produrlo secondo agricoltura sostenibile che di fatto rispetta la vegetazione circostante e il lavoro dei contadini.

L’associazione si preoccupa di diffondere buone pratiche per la coltivazione sostenibile delle palme da olio e che certifica con l’etichetta CSPO (Certified Sustainable Palm Oil) i prodotti ottenuti da olio di palma sostenibile. Il WWF che ha preso parte ai lavori ha esaminato 130 aziende, grandi e piccole, che dall’Australia, al Giappone, all’Europa usa l’olio di palma nei loro prodotti.

Un paio di considerazioni: solo il 10% della produzione mondiale di olio di palma è certificato e solo il 50% delle aziende esaminate usa olio di palma certificato. Le restanti si affidano a olio di palma proveniente da coltivazioni non sostenibili che di fatto radono al suolo le foreste.

Leggo dal comunicato stampa del WWF:

A livello internazionale hanno raggiunto i punteggi più alti sull’utilizzo di olio di palma sostenibile imprese come Unilever, IKEA, Tesco, Findus, L’Oréal o Body Shop, dimostrando che per le aziende assumere un impegno significativo è possibile, indipendentemente dalla quantità di prodotto che utilizzano.

Noi italiani non ne veniamo fuori affatto bene. Spiega Massimiliano Rocco, Responsabile Foreste del WWF Italia:

Il WWF chiede a tutte le aziende del mercato, e per l’Italia in particolare a Ferrero e Barilla che hanno scelto di aderire a questo processo di valutazione globale, di rafforzare il percorso intrapreso per migliorare le proprie performance dando anche un segnale di attivazione sul tema della trasparenza. Se chiediamo ai coltivatori di agire con responsabilità, è necessario che le aziende che acquistano olio di palma dichiarino chiaramente le quantità di prodotto che utilizzano e utilizzeranno in futuro. Solo così sarà possibile orientare il mercato dell’olio di palma verso la sostenibilità.

Questi i consigli ai consumatori del WWF:

  1. Acquistare da aziende che hanno assunto l’impegno di acquistare olio di palma
  2. Cercare il marchio RSPO sui prodotti
  3. Chiedere ai rivenditori i prodotti con olio di palma certificato
  4. Chiedere ai produttori di approvvigionarsi di olio di palma sostenibile

Qui la guida interattiva.

Via | Comunicato stampa
Foto | RSPO

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