Conferenza sul clima di Durban: si discute di Kyoto o di economia?

la prima giornata della conferenza di durban

Si è aperta oggi a Durban in Sud Africa la Conferenza Internazionale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite sul clima. I lavori si concluderanno il prossimo 9 dicembre, la vera giornata in cui emergeranno documenti, accordi e intese semmai ce ne saranno. Vi prendono parte 200 Paesi rappresentati da oltre 3000 delegati (a cui vanno aggiunti interpreti, segretari, stampa ecc. ecc) che hanno preso un botto di aerei per essere li: di videoconferenze per ora non se ne parla. Si spera saranno adottati sistemi di compensazione delle emissioni.

Detto ciò i delegati, tra cui anche il nostro ministro Clini, discuteranno del se, come e quanto prolungare il Protocollo di Kyoto che scadrà così com'è nel 2012. Non solo: ma anche di quanti soldi, lo chiamano Fondo verde, si possono riservare ai Paesi in via di sviluppo per far si che riducano le loro emissioni. Sostanzialmente un sistema per evitare che crescano troppo, emettendo tanta CO2, per vendergli un po' delle nostre tecnologie green che qui non acquista nessuno e per tenere l'economia che gira poco ma ancora gira dentro i cosidetti Paesi industrializzati.

Lo scenario è complesso e molto: Canada, Russia e Giappone non sono interessati a prolungare Kyoto fino al 2015 perché Stati Uniti e Cina non hanno di fatto un impegno a ridurre le loro emissioni. Capricci di bambini? macché! Miliardi di dollari in gioco, materie prime e approvvigionamenti energetici.

Ridurre le emissioni secondo la maggior parte degli industriali di Stati Uniti e Cina e anche per quelli italiani, vuol dire , per come stanno messe le industrie ora, abbassare le quote di produzione. Già già, perché nessuno, ma proprio nessuno in tempi di crisi come quelli attuali pensa che sia possibile smettere di produrre, iniziare a riconvertire le aziende (senza ammortizzatori statali, giammai!), riprendere la produzione in versione sostenibile. La green economy è nella testa e nelle tasche di pochi: il resto delle potenti lobby industriali quasi quasi invoca i cambiamenti climatici come opzione di business e calcio alla crisi economica.

Per l'Italia è presente il neo ministro Corrado Clini che non ha mai fatto mistero delle sue posizioni anti Kyoto e sopratutto anti quell'accordo europeo 20-20-20 che ai nostri industriali non piace, o meglio dicono loro: non serve. Capite ora perché speravano i nostri cummenda nelle centrali nucleari? Per avere energia disponibile con emissioni zero per accontentare le richieste dell'Europa. Ma una centrale nucleare è vero che non emette CO2, ma è anche "leggermente" pericolosa e sappiamo perché.

A domare i leoni la neo eletta presidente della conferenza Maite Nkoana-Mashabane Ministro per le relazioni internazionali e la cooperazione del governo del Sud Africa che ha dichiarato:

A Durban, abbiamo bisogno di mostrare al mondo che siamo pronti ad affrontare e risolvere i nostri problemi in modo pratico.

In tutto ciò sarebbe necessario discutere dei cambiamenti climatici.

Foto | UN su Flickr

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