Piatto Fukushima, la specialità che misura la radioattività degli alimenti

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Piatto Fukushima per misurare le radiazioni degli alimenti

Se il piatto diventa rosso non dovete mangiare il sushi perchè gli ingredienti che lo compongono sono contaminati e radioattivi. In realtà un piatto che misura la radioattività degli alimenti non esiste e quello che vedete nella foto non è che un’opera provocazione dell’artista tedesco Nils Ferber.

Piatto Fukushima per misurare le radiazioni degli alimenti

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Il piatto Fukushima è in ceramica e circondato da tre cerchi di luci LED che si illuminano in base al livello di radioattività rilevato degli alimenti presenti. Ma è solo una provocazione che non è funzionante. Ma l’interesse suscitato è stato comunque enorme. Spiega l’artista:

Molte persone mi hanno contattato per chiedermi dove sarebbe stato possibile acquistare il piatto. Erano tutti entusiasti di questo prodotto e sembravano contenti del fatto che qualcuno avesse avuto questa idea. Ma ciò che mi preoccupa è che nessuno mi ha chiesto se il piatto funzioni davvero. Sembra che siamo pronti a comprare qualsiasi prodotto, senza fare domande sulla sua utilità o la sua funzione.

Uno strumento del genere, ossia un rilevatore di radioattività casalingo oggi è probabilmente irrealizzabile e non può comunque essere la risposta alla richiesta di sicurezza che emerge. Dunque, Ferber, invita a interrogarsi piuttosto su queste necessità e sulle risposte che oggi, rispetto alla sicurezza alimentare, alla protezione dalle radiazioni e al controllo dell’energia atomica siamo in grado di dare.

Via | NeoPlanete
Foto | Nils Ferber

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  • nickname Commento numero 1 su Piatto Fukushima, la specialità che misura la radioattività degli alimenti

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    Mi pare che in Germania qualche mese fa decine di persone siano morte per un'intossicazione alimentare dovuta a cibo "biologico", e molte altre immagino avranno riportato danni irreversibili ai reni, con conseguente forte riduzione dell'aspettativa di vita… Ma, ovvio, il problema è un'inesistente contaminazione radioattiva del cibo: l'"artista" si dovrebbe piuttosto interrogare su questo e lasciar stare cose di cui non sa nulla. Fra l'altro mi viene da citare un passo di Lucrezio, riguardo a tutta questa paura del nucleare: A volte, come i bambini che hanno timore del buio, così noi temiamo, alla luce del giorno, per cose altrettanto inconsistenti di quelle di cui al buio ha paura il bambino. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Piatto Fukushima, la specialità che misura la radioattività degli alimenti

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    che bello! leggete anche il mio! <a href='http://appuntiverdi.blogspot.com/search/label/composizioni%20floreali' rel='nofollow'>http://appuntiverdi.blogspot.com/search/label/composizioni%20floreali</a> Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 3 su Piatto Fukushima, la specialità che misura la radioattività degli alimenti

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    @ grafite660: l'appunto inerente la "bio" intossicazione merita una seria riflessione sulla ricerca della vera consapevolezza, che va mantenuta anche come consumatori: mi spegnere il cervello, per pigrizia, dietro l'alibi di un'etichetta che "sembra ok". Si potrebbe invece aggiungere un'altra ipotesi interpretativa sull'aspetto strettamente nucleare, a fianco a quella "lucreziana". E cioè che - forse - l'umanità, sempre per la pigrizia di cui poco sopra, si butta senza troppi pensieri in soluzioni "rapide ed efficaci" (un pò come le antiche lozioni che tutto curano vendute un secolo fa da ciarlatani ambulanti) ma poi quando scoprono di aver scherzato con il fuoco perché nella fretta non hanno pensato a tutti gli aspetti da gestire al momento di fare il grande passo, come dei bambini pretendono soluzioni modello juke box (una monetina per aver esattamente quello che vuoi in quel momento). E invece non è così: non si può delegare a un piatto la gestione del post Fukushima. Per le conoscenze attuali, ad esempio, una contaminazione radioattiva di durata preventivata di almeno 21.000 anni non può essere ridotta o contrastata. Finché non si investirà nella ricerca e non si troverà un modo per riciclare e/o rendere inerti le scorie radioattive, anche con le maggiori sicurezze di gestione delle centrali, il problema uscirà dalla porta e entrerà dalla finestra. E' solo una questione di serietà della scelta, di adulta assunzione di responsabilità. Più nucleare civile per tutti, SUBITO? Ok, ma ti assumi l'eventuale rischio di papparti spinaci radioattivi (tu, i tuoi bambini, i figli dei tuoi figli, ecc…). Non vuoi questo rischio? Aspetta a chiedere "più nucleare" a quando la scienza saprà dare più risposte a più problemi e non frignacciare per avere il piatto-juke-box. Punto. Scritto il Date —

 

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