
La notizia, purtroppo non può essere confermata e sta rimbalzando su FB. Ci è caduta anche Tessa Gelisio che ha scritto secca:
Chiudono Green Hill.
Per una conferma ho telefonato a un rappresentante di Fermare GreenHill che mi ha risposto:
Purtroppo no, non ci risulta.
Dunque ho telefonato a Tessa per conoscere la fonte della notizia che ha rilanciato e che è risultata essere il Tg5 Mediaset (qui al minuto 29) e le dichiarazioni dell’ex ministro Michela Vittoria Brambilla forse troppo entusiaste. La Brambilla animalista convinta ha manifestato il suo interesse anche per la vicenda dell’allevamento di cani, gatti e primati Green Hill di Montichiari destinati alle sperimentazioni e vivisezione, presenziando stamane a Montecitorio. L’ex ministro al Turismo ha presentato un emendamento che vieterebbe su tutto il territorio nazionale proprio gli allevamenti di animali destinati alla sperimentazione.
Inutile dire che l’associazione Fermiamo Green Hill ha messo in atto un vero e proprio braccio di ferro, molto corretto e leale, con le istituzioni. Dall’ultimo comunicato stampa del 23 dicembre:
Il presidente della Regione Lombardia Formigoni ha annunciato proprio giovedì, ad un giorno dalla protesta, che la Regione sta lavorando per un disegno di legge che vieti l’allevamento e la vendita di cani, gatti e primati ai laboratori.Dopo un tentativo di legge proposta qualche mese fa in Consiglio, legge che proprio per il modo in cui era formulata è stata bocciata, forse potrebbe adesso essere questo il passo giusto. Tutto dipende però dalla volontà. Di belle parole della Regione ne abbiamo però sentite fin troppe, adesso tocca ai fatti.
pippero2
13 gen 2012 - 02:32 - #1Vi e’ troppa gente sana che gode di aver una spettanza in vita oggi definita ragionevole ottenuta con sacrificio anche di umani.
Gente che alla prima sofferenza si arrabbia perche’ la scienza non provvede a far star bene loro od un parente. Peccato che in tempi di vacche grasse facevano ostracismo a cio che in seguito avrebbe potuto guarirli.
Ogni tanto mi trovo a chiacchierare con gente che pensa di poter vivere in un mondo agricolo ottocentesco idilliaco e contemporaneamente avere tutte le “cose” dell’epoca fortemente industriale in cui viviamo.
Il vantaggio della casa nella prateria con i cavalli (magari senza la loro puzza), l’aria pura e il profumo della primavera, la possibilità del dentista sotto casa, facebook, la discoteca, la macchina TURBO il riscaldamento con la caldaia, non certo la stufa, e la televisione.
La produzione di molti oggetti, tra i quali anche le medicine, avviene con un processo industriale e alcuni di questi processi coinvolgono esseri viventi tra i quali quelli sui quali vengono fatte delle sperimentazioni.
Così vediamo quali sono le leggende che ci raccontano queste persone che vorrebbero i vantaggi senza gli svantaggi.
http://allarovescia.blogspot.com/2011/01/vivisezione-1.html
http://allarovescia.blogspot.com/2011/01/vivisezione-2.html
http://allarovescia.blogspot.com/2011/01/vivisezione-3.html
annixedda
17 gen 2012 - 03:19 - #2purtroppo quel che è stato è stato, non posso basare le mie decisioni attuali sugli sbagli commessi nel passato, non posso accettare normalmente la vivisezione perché “forse” in determinati casi ha portato dei benefici per la mia vita attuale, non posso vivere in base ai se (se non avessimo fatto quelle sperimentazioni oggi saremo ancora a morire di raffreddore…o forse: se, non avessimo fatto quelle sperimentazioni avremmo trovato comunque un modo per non morire di raffreddore) non posso continuare a fare la guerra o ad approvare che si faccia anche se mi dimostrassero che senza l’intervento americano in italia (che fra le altre cose ha fatto del mio paese il centro abitato con più vittime - in proporzione al numero di abitanti- per essere stato bombardato per “errore” si dice, proprio dagli eroi americani) saremo ancora dei morti di fame, senza pane ne libri. Oggi devo guarda a quello che oggi posso fare:
e non credo che quanto asserito da esperti in campo scientifico, medico… come il dottor Stefano Cagno, non debba essere tenuto in considerazione:
intervista al dottor Stefano Cagno che spiega l’inutilità della vivisezione
Dottor Cagno, subito una domanda molto secca: è indispensabile la vivisezione per la ricerca scientifica?
No. Non solo non è indispensabile, ma è dannosa. Utilizzare animale per la ricerca è un grave errore che storicamente ha provocato solo danni alla salute umana, anche se, fino ad un recente passato, i mezzi di comunicazione di massa hanno taciuto su tutto ciò. Così la gente ha continuato a pensare che la morte degli animali nei laboratori potesse essere di qualche utilità per il progresso scientifico. Nonostante ciò che dicono i vivisettori, il problema è molto semplice: nessuna specie animale può essere un valido modello sperimentale per nessun’altra specie, esseri umani compresi. Quando, ad esempio, dimostro che una sostanza è terapeutica e innocua nei ratti, devo poi comunque sperimentarla sugli esseri umani per capire se veramente ciò che ho visto negli animali si verifica anche nella nostra specie. Infatti prima di commercializzare un farmaco è indispensabile e obbligatorio per legge sperimentarlo anche sui nostri simili. Se la vivisezione fosse scientificamente valida perché bisognerebbe compiere anche la sperimentazione umana?
Un altro problema è l’impossibilità di stabilire a priori la specie animale più simile alla nostra. Basta infatti la presenta o l’assenza di un enzima per cambiare il comportamento di una sostanza passando da una specie ad un’altra e questo non si può sapere a priori, ma solo dopo avere sperimentato sui nostri simili. Credo che per comprendere l’errore che sta alla base della vivisezione e i danni provocati sia sufficiente citare alcuni semplici dati. Il 54% delle sostanze cancerogene, ossia in grado di provocare cancro, per i ratti non lo sono per i topi. Come possiamo sapere a priori se gli esseri umani si comportano come i ratti o come i topi? Il 52% dei farmaci commercializzati negli USA, ossia nella nazione tecnologicamente più avanzata, hanno provocato gravi reazioni avverse che non si erano verificate nei test sugli animali. Tutto ciò provoca la morte ogni anno negli USA di circa 100.000 cittadini.
Come è cambiata la prospettiva del fenomeno negli ultimi dieci anni?
A livello di comunità scientifica purtroppo è cambiata molto poco. Sempre più laureati in materie scientifiche dichiarano la propria avversità alla vivisezione, ma i vertici universitari e le industrie chimico-farmaceutiche rimangono ancorate alle vecchie impostazioni del passato. La società civile, invece, sta dimostrandosi sempre più aperta verso le tesi antivivisezioniste e tutto ciò è la migliore premessa per un cambiamento quanto mai auspicabile, nell’interesse degli animali ma anche degli esseri umani.
Quali sono stati i passi più importanti nei metodi alternativi di ricerca?
Non è mai stata dimostrata la validità scientifica della vivisezione e quindi ritengo che potrebbe essere abolita anche senza la possibilità di sostituirla con alternative. Tuttavia le alternative esistono. Alcune sono molto vecchie, come gli studi epidemiologici che hanno reso possibile l’individuazione di tutti i fattori di rischio per le malattie cardio-circolatorie. Altre sono più moderne, come le colture cellulari che forniscono dati parziali, perché riferiti non ad un organismo in toto, ma comunque veritieri perché prodotti utilizzando materiale biologico (le cellule) della stessa specie per la quale stiamo compiendo la ricerca. Ultimamente poi possiamo contare sui sussidi tecnologiche sempre più raffinati: pensiamo al cosiddetto brain imaging (TAC, RMN, PET), alla clonazione cellulare, alle cellule staminali eccetera. Tutte queste possibilità e altre ancora rendono ogni giorno sempre più indifendibile scientificamente il ricorso agli animali nella ricerca.
Come può un consumatore scegliere e riconoscere prodotti (cosmetici e non solo) che non utilizzano tale pratica nelle fasi di testing?
Per quanto riguarda le terapie, non esistono soluzioni al problema. Tutti i farmaci, ma anche le altre sostanze terapeutiche naturali, sono stati comunque sperimentati sugli animali. Per i cosmetici il discorso è differente. Dal 1976 esiste una direttiva europea che impone di sperimentare i principi attivi dei cosmetici sugli animali. Se quindi vogliamo essere sicuri di non comprare cosmetici testati sugli animali, dobbiamo acquistare prodotti i cui componenti sono entrati in commercio prima del 1976. In quanto alla famosa dizione “prodotto finito non testato sugli animali” bisogna stare molto attenti perché non vi è alcun obbligo di testare i prodotti finiti, ma solo i principi attivi. A questo proposito consiglio la lettura di un libro interessante e utile al tempo stesso intitolato Guida ai prodotti non testati sugli animali di Antonella De Paola (Edizioni Cosmopolis)
Ed uno studente universitario che ha intrapreso studi veterinari o medici può evitare questa pratica?
In Italia esiste una legge (n° 416 del 1993) che garantisce agli studenti ed ai lavoratori il diritto di obiezione di coscienza alla vivisezione per motivi etici. Fino ad ora l’Università ha mantenuto un atteggiamento oscurantista, ostacolando in tutti i modi la possibilità per gli studenti di conoscere questo loro diritto. La legge prevede che non vi sia alcuna forma di ritorsione nei confronti degli obiettori. Inoltre i professori dovrebbero garantire agli studenti laboratori didattici alternativi a quelli che impiegano animali. Ho detto dovrebbero perché in realtà questi laboratori non vengono mai istituiti, poiché creerebbero una cultura alternativa a quella dei vivisettori e questo fatto sarebbe per loro destabilizzante.
Come vede il fenomeno da qui a 10 anni?
Ogni anno che passa il fronte antivivisezionista aumenta sempre di più. Internet ha dato la possibilità a tutti di informarsi su un tema come quello della vivisezione per il quale vi era stata, in passato, una assoluta censura da parte dei mezzi di comunicazione di massa. Oggi chiunque ha la possibilità di leggere montagne di documenti che dimostrano i danni prodotti dalla vivisezione sulla salute umana e le atrocità compiute nei laboratori in nome di una falsa scienza, funzionale solo agli interessi di chi la compie. La tecnologia, inoltre, ci sta dando un grande aiuto. Così risulta chiaro a tutti lo scandalo dei vivisettori che impiegano metodi di ricerca vecchi di decenni, quanto non di un secolo. Nell’era della tecnologia avanzata, non può essere giustificata la prosecuzione di test come, ad esempio, il Draize Test nel caso della cosmesi, in cui spalmiamo i cosmetici negli occhi di conigli immobilizzati in apparecchi di contenzione e li teniamo in questa condizione per giorni interi. Oggi anno ogni industria in ogni settore mette sul mercato nuovi prodotti, più belli, più funzionali, più sicuri, ma le industrie dei cosmetici applicato ancora il Draize Test che è stato inventato nel 1944! La gente non è stupida e ora, che grazie ad Internet è finalmente informata, comincia a capire l’inganno a cui è stata sottoposta negli anni passati.
ho preso l’intervista da: http://www.ecplanet.com/node/2763
http://www.peacelink.it/animali/a/8541.html