L'olio extravergine sostenibile che riduce l’impronta ambientale

Monini conferma la propria vocazione “green” con una strategia che abbina la riduzione dei consumi energetici, elettrici e di prodotti chimici alle compensazioni delle emissioni di gas a effetto serra

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Ridurre i consumi energetici e di prodotti chimici e compensare le inevitabili emissioni di gas a effetto serra con l’acquisto di crediti di carbonio: è questa la duplice strategia con la quale Monini ha scelto di rendere maggiormente sostenibili le proprie attività e diminuire la propria impronta ambientale. Nel 2013 l’azienda spoletina, fondata 95 anni fa da Zefferino Monini, ha aderito – insieme ad altre 200 aziende italiane - al programma nazionale per la valutazione dell’impronta ambientale promosso dal Ministero dell’Ambiente, attraverso il co-finanziamento per il calcolo della carbon footprint dei prodotti di largo consumo.

Per capire come migliorare le proprie performance ambientali, Monini si è affidata ad Ambiente Italia srl, la società che si è occupata dell’analisi del ciclo di vita (LCA), e a Ecoway, la società leader in Italia per quanto riguarda le compensazioni di emissioni di gas serra. Il progetto ha sottoposto ad analisi l’intera filiera Monini, evidenziando come la fase maggiormente impattante sia quella della coltivazione, con una percentuale compresa fra il 50 e il 65% dell’intera impronta ambientale. La produzione dei materiali di imballaggio (la bottiglia di vetro principalmente) rappresenta fra il 20 e il 25% dell’impronta ambientale globale, mentre il 16% deriva dall’attività di distribuzione via gomma del prodotto finito. La LCA ha evidenziato un’impronta ambientale minore per attività quali il confezionamento del prodotto finito (5% dovuto al consumo di elettricità) e l’estrazione dell’olio (fra il 3 e il 5% anche in questo caso a causa del consumo di elettricità).

Alla luce del calcolo della carbon footprint, Monini ha deciso di migliorare la propria CFP concentrandosi, in una fase inziale, sui suoi due extravergine più pregiati, il Bios e la DOP Umbria: sulla base dei dati raccolti, le attività produttive limiteranno i consumi energetici e di prodotti chimici (limitatamente a DOP Umbria) nella fase di coltivazione delle olive, studieranno metodologie di imballaggio a bassa impronta di carbonio e lavoreranno a un contenimento dei consumi elettrici per le fasi di estrazione dell’olio al frantoio e per il loro confezionamento.

Laddove le emissioni di gas serra sono inevitabili si procederà con la neutralizzazione attraverso l’acquisto di crediti di carbonio. Nello specifico Monini acquisterà crediti derivanti dal progetto China Anhui Guzhen Biomass, che consiste nella realizzazione e nell’installazione di un boiler da 130 t/h e di un generatore a turbina vapore da 30MW nella contea di Guzhen (Cina orientale). Le biomasse ottenute dagli scarti della lavorazione del legno e dalla coltivazione del riso, del mais e delle arachidi, invece di essere gettati, diventeranno il combustibile con il quale produrre energia, circa 186,900 MWh che verranno immessi in rete nella East China Power Grid.

Per Monini, dunque, si tratterà di un ulteriore passo in avanti nel percorso “green” abbracciato da tempo: dall’installazione di un impianto fotovoltaico presso lo stabilimento all’acquisto di energia da fonti rinnovabili, fino all’introduzione di packaging eco-sostenibile in vetro riciclato, l’azienda spoletina guarda al traguardo del centenario consapevole di come le sfide proposte dal futuro dell’agroalimentare non possano prescindere da una maggiore consapevolezza ambientale e da una riduzione dell’impatto delle proprie attività.


Iniziativa realizzata in collaborazione con Monini