Amianto, in Europa 15 mila morti l’anno

In quindici Paesi europei la produzione e l’utilizzo dell’amianto restano legali

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In occasione del meeting internazionale su ambiente e salute ad Haifa, l’OMS ha reso noti i dati sulle conseguenze della diffusione di manufatti ed edifici in amianto in Europa. Nel Vecchio Continente 15 Paesi non hanno ancora bandito la fibra killer: 300 milioni di persone, un terzo della popolazione europea vive, dunque, in territori che, almeno per il momento, non hanno una legge che ne precluda l’utilizzo e, naturalmente, che preluda alle attività di bonifica.

Il prezzo pagato dall’Europa all’amianto è di 15mila morti all’anno per mesotelioma pleurico e un costo per la sanità e tutte le attività connesse alle bonifiche e alla ricerca che si aggira intorno a 1,7 miliardi di euro l’anno.

Statisticamente le morti da mesotelioma pleurico, rappresentano la metà di tutte le morti dovute al cancro sviluppato in contesti lavorativi. I dati raccolti dall’uffio regionale per l’Europa dell’OMS fanno parte di uno studio volto alla progressiva riduzione ed eliminazione delle malattie asbesto-correlate. Nel report vengono prese in esame le legislazioni di 53 paesi europei relativamente alle malattie asbesto-correlate come mesotelioma, tumore ai polmoni, asbestosi e altre forme di cancro causate dall’esposizione all’amianto.

Albania, Andorra, Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Bosnia-Herzegovina, Georgia, Kazakhistan, Kyrgyzstan, Moldavia, Russia, Tajikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan sono le quindici nazioni nelle quali i legislatori non si sono ancora mossi per proibire la produzione e l’utilizzo della fibra-killer cancerogena.

Ma la soglia di attenzione di fronte a questo problema deve restare alta anche in Paesi come l’Italia dove l’amianto è proibito dal 1992. Il recente caso di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, è esemplare dell’incuria con la quale le amministrazioni hanno trattato il tema della salute nei luoghi pubblici e sul posto di lavoro. La prossima settimana, martedì 12 maggio, sempre a Torino, inizierà il secondo processo all’Eternit, l’azienda che più di ogni altra ha svolto il ruolo di “untrice” in giro per l’Europa e per il mondo.

Il censimento dei siti contaminati resta, per l’OMS, una delle priorità a livello continentale: solo una mappatura precisa e dettagliata, propedeutica alle attività di bonifica, può dare a eventuali legislazioni che vogliano aggiungersi alla lista dei Paesi che da tempo hanno dichiarato di volersi liberare della spada di Damocle dell’amianto.

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