Manifesto salva ciclisti dagli incidenti stradali

il tthimes Il Manifesto salva ciclisti diffuso da associazioni e blog italiani è stato mutuato dal The Times che ha lanciato una massiccia campagna in difesa dell'incolumità dei ciclisti sulle strade. La testata inglese ha deciso di sostenere l'incolumità dei ciclisti dopo che la sua cronista Mary Bowers lo scorso novembre mentre era in bicicletta è stata investita da un camion ed è ancora in terapia intensiva.

L'Italia, secondo i dati ANIA, è al terzo posto in Europa per mortalità di ciclisti e prima di noi solo Germania e Polonia.

Gli otto punti che aiuterebbero i ciclisti a correre meno rischi sulle strade sono:


  1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.
  2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.
  3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.
  4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.
  5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.
  6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.
  7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays
  8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

All'iniziativa hanno aderito, per ora, 38 associazioni, blog e gruppi che si occupano di ciclisti e biciclette. Personalmente credo che sia un'ingenuità chiedere il sostegno alle testate. Punterei più su una diffusione dal basso promuovendo ove necessario iniziative legislative popolari.

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