Fukushima: il reattore 2 oltre gli 80° C, per Tepco è un errore degli strumenti


Quanti gradi ci sono all'interno del reattore numero 2 della centrale di Fukushima Daiichi ? La questione non è per nulla secondaria perché i tentativi di mettere in sicurezza l'impianto di produzione energetica dopo il terremoto e il conseguente tsunami sembravano aver raggiunto un obiettivo, almeno stando alle dichiarazioni della Tepco. La società giapponese sostiene di essere riuscita, seppur con molte difficoltà, a mettere i reattori danneggiati nello stato di "arresto a freddo", sotto i 100° C.

Qualche dubbio è sorto oggi dopo che la stessa Tepco (come potete vedere nell'immagine che mostra il grafico "incriminato") ha sostenuto di aver misurato 82° C, una temperatura che considerando il margine d'errore riconosciuto in 20°, tanto elevato proprio perché non è possibile accedere alla struttura per via delle radiazioni, non permette di escludere la possibilità che i gradi all'interno del reattore 2 siano oltre la soglia dei 100° ad un passo dal nuovo innesco del reattore. L'azienda ha spiegato che nella stessa giornata altri due termometri posizionati nella parte inferiore del reattore avrebbero indicato un valore sui 35° C.

L'atteggiamento di Tepco è chiaro: cercare di attribuire ad un malfunzionamento la misurazione più allarmante. In un'apposita conferenza stampa il portavoce dell'azienda ha spiegato che se aumentando la quantità d'acqua immessa (siamo arrivati a 17,4 tonnellate all'ora) la temperatura non scende è, a loro dire, "più logico pensare che la misurazione sia errata". Alle obiezioni dei giornalisti che cercavano di comprendere la logica di aumentare la quantità d'acqua di raffreddamento se si è convinti che il termometro menta il rappresentante di Tepco ha preferito non rispondere.

Non ci sono prove di una situazione di criticità in atto al punto da far immaginare un immediato innesco della fusione, ma ad ogni buon conto l'azienda ha riferito di essere pronta a continuare il monitoraggio con la massima trasparenza. Quello che rimane sul tavolo è il dubbio, sempre più fondato, che lo stato di "arresto a freddo" e della relativa sicurezza che può garantire non sia stato effettivamente raggiunto o che quanto meno non sia stabile.

  • shares
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina: