Petrolio in Cilento: la Shell vuole aprire pozzi nella Valle di Diano

Petrolio in Cilento

In otto comuni della Valle di Diano, da qualche giorno c'è forte inquietudine: a Atena Lucana, Montesano Sulla Marcellana, Padula, Polla, Sala Consilina, Sant'Arsenio e Teggiano potrebbero arrivare le trivelle della Shell per cercare petrolio. Nel cuore della Campania? Eh si, siamo nell'Appennino lucano dove i monti della Maddalena e Monte Cavallo separano il Cilento dalla Basilicata, regione in cui sono già presenti pozzi estrattivi.

Spiega a StileTv Simone Valiante, delegato nazionale Anci per i Parchi e le riserve naturali:

Il Vallo di Diano è un territorio a vocazione agricola e ricco di risorse paesaggistiche. Il paventato progetto della Shell di un’ installazione di pozzi petroliferi nei comuni che rientrano nel progetto “Monte Cavallo” è , dunque, paradossale.

Gli 8 sindaci già si sono espressi negativamente rispetto alla richiesta di autorizzazione avanzata da Shell e lo hanno dichiarato con un documento congiunto No al petrolio al termine della riunione che si tenuta alla Comunità Montana nella Certosa di San Lorenzo a Padula. Da questa riunione è nato anche il Comitato spontaneo No al petrolio nel Vallo di Diano che ha già accolto le telecamere di Ambiente Italia per una puntata speciale su RaiTre il prossimo 3 marzo.

Le trivellazioni nel Vallo di Diano non sono richiesta recente. Quasi 15 anni fa anche la Texaco aveva richiesto l'autorizzazione a perforare. Ricorda Il giornale del Cilento:

Nel 1997 i cittadini del Vallo di Diano si mobilitarono alla notizia che un gruppo di società petrolifere avevano ottenuto permessi per eseguire un pozzo esplorativo alla ricerca di giacimenti petroliferi ad oltre 4000 m di profondità.

Dissonante rispetto al coro dei no è la voce dell'AIV Associazione Imprenditori Vallo di Diano che chiedono agli amministratori e sindaci, pressoché i medesimi di 15 anni fa di riflettere. Lo fanno attraverso le parole del loro presidente, Valentino Di Brizzi che spiega di essere:

preoccupato del fatto che, a mio avviso, il nostro territorio ha già una serie di problemi di inquinamento da risolvere; per di più, se pure decidessimo di non autorizzare le estrazioni, queste potrebbero tranquillamente essere effettuate nel territorio della Basilicata, a pochi chilometri di distanza. Che cosa succederebbe, infatti, se le estrazioni di petrolio, anziché essere autorizzate da noi, e da noi controllate, avvenissero a pochi chilometri da Montesano Sulla marcellana nel primo comune confinante lucano?Avremmo o no le stesse ripercussioni ambientali? Non sarebbe allora il caso di fare in modo che, se estrazioni ci devono essere, siamo noi che viviamo in questa terra ad indicare in che punti le stesse possano essere effettuate?

Insomma, sostiene sia necessario lasciare uno spiraglio aperto alle trivellazioni. Il Comitato del No, invece, cavalcando la battaglia di 15 anni fa ritiene che nessuna trivella debba mai entrare in Vallo di Diano poiché come ebbe modo di mettere in guardia il prof. Ortolani vi è un rischio enorme e irreparabile nel veder collassare, a causa delle trivellazioni del pozzo Michele1, la falda acquifera presente:

Sarebbe un errore imperdonabile provocare l'inquinamento di risorse idriche strategiche rinnovabili, destinate a persistere in eternità sul territorio e quindi a disposizione di tutte le generazioni umane future, in seguito ad una non completa e corretta valutazione dei rischi connessi all'estrazione degli idrocarburi; va considerato, inoltre, che la conoscenza dei problemi ambientali connessi alle azioni dell'uomo deve consentire di adottare ubicazione delle perforazioni tali da non danneggiare le risorse idriche.

Via | Il Giornale del Cilento
Foto | Giornale del Cilento

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