#natoimparato - Breve storia dello tsunami

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capsula tsunami#natoimparato è una rubrica quotidiana che troverete in giro per i blog del network. Spiegherà come fare bella figura in situazioni nelle quali non sapete assolutamente nulla, ma dovete dare l’impressione di essere preparati su un tema. Un manuale di conversazione da aperitivo, un bigino per spiegarla semplice a chi non sa nulla che troverete archiviato su Twitter seguendo l’hashtag. C’è un tema sul quale volete essere imparati? Twittatelo usando come hashtag #natoimparato!

Perché se ne parla? Questa mattina un terremoto con epicentro al largo dell’Isola di Sumatra ha scatenato il panico nel sud est asiatico. Vista l’intensità - 8.6 della scala richter - e l’epicentro a 23 km di profondità e 435 chilometri a sud-ovest di Banda Aceh, si temeva uno tsunami. Il ricordo è andato subito al 26 dicembre 2004, quando il sisma e il maremoto nell’Oceano Indiano provocarono uno dei più gravi disastri naturali di sempre con una conta finale di circa 230mila morti. L’allarme tsunami di oggi è poi rientrato.

Cosa devi sapere? Sicuramente come si forma uno tsunami: di norma a generarlo è un terremoto sottomarino che smuove enormi masse d’acqua. Anche un meteorite potrebbe provocare un maremoto, e allo stesso modo un’eruzione vulcanica sottomarina. Questo breve documentario della BBC - in inglese - spiega tutto molto bene. Altra cosa da sapere è perché malgrado l’intensità del sisma di oggi non ci siano state onde altissime a devastare la costa: è tutto “merito” del movimento della faglia, che in questo caso non si è mossa in senso verticale, ma in senso orizzontale. Se si muove in verticale, le conseguenze sono drammatiche: oltre al 26 dicembre 2004, ricordiamoci del terremoto e maremoto che hanno sconvolto il Giappone l’11 marzo 2011.

Cosa devi dire? Negli ultimi anni abbiamo assistito a maremoti soprattutto in Asia, nell’Oceano Indiano nel 2004 e in Giappone nel 2011. Ma potrebbe capitare qualcosa del genere anche nel Mar Mediterraneo? Certo che sì: anche nel Mare Nostrum ci sono vaste zone sismiche. Ed è anche già capitato in passato varie volte: è il caso del Terremoto in Val di Noto risalente al 1693, con epicentro a 30 km al largo di Augusta, in Sicilia. Anche il terremoto di Messina del 1908 causò uno tsunami molto intenso. E più di recente?

Nel 2002 a Stromboli. Così ricorda l’evento il sito di Ispro

Il 20 ottobre del 2002 il vulcano Stromboli comincia a eruttare; si succedono una piccola colata lavica e pioggia di lapilli. L’emergenza culmina il 30 dicembre quando, in seguito ad una vigorosa ripresa dell’attività esplosiva, un costone del cratere sul lato nord dell’isola (4 milioni di m3, grosso modo il volume di un grattacielo di 60 piani) causa un piccolo tsunami, con la formazione di onde di grandi dimensioni. Il maremoto arriva in meno di un’ora a Milazzo e a Ustica, dopo aver investito anche i porti di Panarea e di Salina. Il bilancio è di sei feriti, con danni pronunciati alle abitazioni e alle barche.

Per cui sì, può succedere ed è già successo molte volte in passato anche dalle nostre parti.

Cosa non devi dire? No, tutto ma non citare il 2012 e la fine del mondo. Qualunque cosa ma non quello. No.

Come avere ragione? Qualcuno potrebbe dire che è la natura, non possiamo farci niente, dobbiamo accettare questo genere di catastrofi: ci sono sempre state e sempre ci saranno. Vera solo l’ultima parte, e vero anche che contro onde alte oltre dieci metri si può fare ben poco se non evacuare rapidamente chi vive sulle coste interessate all’evento sismico. Ma esistono naturalmente sistemi di allarme capaci di rilevare quando e come si sta per scatenare uno tsunami: la Technology Review del MIT aveva pubblicato una spiegazione approfondita con tanto di infografiche in occasione del terremoto-maremoto in Giappone del 2011.

Foto | ©TMNews - La capsula galleggiante NOAH, una enorme palla in fibra di vetro che garantirebbe la sopravvivenza a quattro persone in caso di tsunami.

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