Tenere a bada il costo del cibo con gli orti urbani e fattorie verticali

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orti urbani e fattorie verticali per combattere la fame nel mondo

Secondo Gary Lawrence chief sustainability officer e Vice presidente di Aecom Technology Corp se entro i prossimi 50 anni non riusciremo a controllare il prezzo del cibo o meglio ancora delle commodities alimentari rischiamo, nella migliore delle ipotesi delle rivoluzioni planetarie. Una efficace soluzione alla richiesta di cibo con conseguente calmierazione dei prezzi è rappresentata sia dall’autoproduzione con gli orti urbani sia dalle fattorie urbane. In giro per il mondo ci sono tantissimi esempi: da New York a Toronto a Il Cairo è un germogliare di orti sui tetti o in fattorie verticali: Suggerisce uno dei tanti progetti Dickson Despommier secondo cui basterebbero 30 fattorie urbane verticali per sfamare i 50mila abitanti di Manhattan. Scrive Lawrence:

Dalla Rivoluzione francese, alla Rivoluzione russa alla Rivoluzione americana, il costo del cibo è stato il catalizzatore dei cambiamenti e non può essere ignorato. Secondo l’International Food Policy Research Institute la distruzione del raccolto di grano in Russia nel 2010 e i successivi picchi dei prezzi alimentari in Egitto hanno contribuito a innescare gli eventi ormai noti come la Primavera araba.

Nel Rapporto pubblicato lo scorso anno dalla Food and Agriculture Organization delle Nazioni Food insecurity in The World la conclusione principale è che la volatilità dei prezzi internazionali e il rincaro dei prezzi alimentari dovrebbe continuare nei prossimi anni. Il che tradotto vuol dire che ci restano pochi anni di accesso facile al cibo e che l’insicurezza alimentare arriverà anche nei paesi sviluppati. Delinea il prossimo scenario da qui a 50 anni il rapporto The Future of Food and Farming: challenges and choices for global sustainability pubblicato nel gennaio 2011 dalla Foresight Group, la divisione di ricerca del Regno Unito per la Scienza.

Ecco alcuni dei dati nudi e crudi dopo il salto.

  • Per alimentare i circa 9,2 miliardi di popolazione presenti nella prossima metà del secolo la produzione agricola dovrà aumentare tra 70% e il 100%.
  • Le aree destinate all’agricoltura resteranno statiche nella migliore delle ipotesi; nella peggiore si ridurranno a causa dei cambiamenti climatici.
  • Lo spreco alimentare è pari al 40% degli alimenti acquistati nei paesi sviluppati.
  • L’attuale produzione agricola consuma il 70% delle risorse idriche del mondo. La maggior parte delle stime concordano sul fatto che entro il 2030 gli agricoltori avranno bisogno del 45% in più di acqua e non lo avranno.
  • Dal 1990 l’uso di fertilizzanti in Cina è aumentato di circa il 40% - ma la produzione di grano è rimasta stabile.

Come risolveremo il problema dell’approvvigionamento energetico e di acqua? Infatti per produrre cibo occorrono entrambi e in gran quantità e la disponibilità di cibo nel supermercato sotto casa è fatta da una filiera che vede la logistica con i porti e la navigazione, i sistemi ferroviari, trasporto su gomma, refrigerazione, magazzinaggio, stoccaggio, supermercati, packaging (più prodotti chimici). Per ora non paghiamo abbastanza tutti gli anelli di questa catena sul prodotto e finale e ecco perché i prezzi del cibo saranno destinati a salire.

Perciò Lawrence fa queste considerazioni:

Le città sono grandi consumatori di acqua ed energia e generano l’80% delle emissioni di CO2 al mondo - molto di queste sono attribuibile al trasporto di merci necessarie nelle città . Entro il 2030, il 60% della popolazione mondiale vivrà nelle città. E’ necessario trovare un modo più efficiente per nutrire le nostre popolazioni urbane affrontando i problemi connessi alla sicurezza alimentare, per ridurre le conseguenze della CO2, diminuire il consumo di acqua, mitigare l’impatto di uso di sostanze chimiche dannose, ridurre i consumi energetici, migliorare la salute e promuovere l’equità tra i cittadini.

Solide politiche agricole urbane non solo ridurre le conseguenze di gas serra di trasporto degli alimenti su lunghe distanze, ma anche garantire una maggiore sicurezza di approvvigionamento a fronte di calamità naturali o provocate dall’uomo che sconvolgono la logistica e le linee di rifornimento. E infine Lawrence lancia il suo monito:

Se i modelli climatici sono esatti ci sarà un punto di svolta intorno al 2030, quando il nostro suolo agricolo comincerà a venir meno ad un tasso molto elevato. Così la sera forse la domanda non sarà “Cosa c’è per cena?”, ma piuttosto “Dov’è la cena?: sulla strada per la Cina.

Via | Enviromental leader
Foto | Flickr

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