Terremoto Emilia, CNR: "Scosse così forti non si registravano da cinque secoli"

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mappa terremoto emilia ingv

L’Emilia è una zona a basso rischio sismico e scosse così forti nel giro di poche ore, l’ultima di magnitudo 5,4 della scala Richter avvertita alle 12 e 59, non si registravano da almeno cinque secoli. A parlare ai microfoni di SkyTg24 Giovanni Gregori, geofisico del CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, spiegando che all’origine del terremoto di oggi in Emilia e del sisma del 20 maggio scorso c’è la riorganizzazione, dal punto di vista geologico, della nostra penisola, un fenomeno che

Succede con tempi secolari. In questa zona terremoti di questa intensità si sono registrati mezzo millennio fa. L’Italia è come una sbarra rettangolare compressa dall’Africa, nel giro di qualche decina di milioni di anni verrà schiacciata alla penisola balcanica. Ha dei punti di attrito che periodicamente si rilasciano. Le zone con maggiore sismicità sono quattro: Irpinia, l’Aquilano, l’Umbria e il Friuli.

Gregori ha poi aggiunto che c’è da augurarsi ci siano tante altre piccole scosse perché maggiore è il numero, minore è l’intensità e la quantità che si accumula. I geologi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia intanto non escludono nuove scosse nelle prossime ore di magnitudo superiore ai 5 gradi della scala Richter.

Sempre dall’INGV Alessandro Amato avanza l’ipotesi della rottura di una nuova faglia:

Il sisma è avvenuto sul margine occidentale dell’arco di circa 40 chilometri attivato nel sisma del 20 maggio, quando le scosse erano avvenute nella zona orientale. Si temeva che con una struttura così complessa, potesse esserci spazio per altri terremoti di grande entità.

Le ultime scosse sono state avvertite in tutto il Nord Italia, in aree in cui solitamente la terra non trema con questa intensità. A riguardo Gianluca Valensise, che ha curato lo studio sulla deviazione dei fiumi e i terremoti di cui parlavamo stamattina, sul rischio sismico in Pianura Padana spiega:

La Pianura Padana è stata spesso snobbata dai geologi, che la consideravano noiosa (sicuramente meno interessante di un paesaggio dolomitico!), debolmente considerata dai sismologi, che spesso ed erroneamente hanno ritenuto che la sua piattezza indicasse la sua incapacità di generare terremoti, e vista da molti semplicemente come un territorio utile per l’agricoltura e l’industria. Pur nella sua drammaticità il terremoto del 20 maggio ne ha mostrato invece caratteristiche invisibili a occhio nudo, ma che in realtà ne condizionano profondamente l’evoluzione, creando ponti impensabili tra terremoti, geologia, uso del territorio e sviluppo della rete insediativa. C’è da aspettarsi che questo terremoto darà l’impulso ad una nuova stagione di studi e ricerca scientifica su questa importante porzione del nostro territorio.

Qui potete ascoltare le dichiarazioni di Valensise sulla situazione geologica e i terremoti in Pianura Padana.

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