L'Italia non accetta di essere un Paese ad alto rischio sismico

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terremoto emilia 29 maggio

Da tempo i geologi invitano ad investire nella messa in sicurezza del territorio e degli edifici, dell’effetto grillo parlante parlavamo appena qualche settimana fa. Appelli che restano inascoltati e a tragedia si somma tragedia, senza che si mettano in atto quegli interventi che garantirebbero un minimo di stabilità in caso di terremoti, alluvioni, frane. Interventi snobbati perché non hanno appeal demagogico, come ricordava Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi pochi giorni fa:

Per mettere in sicurezza un patrimonio simile occorrono anni e… tanta pazienza. Ma anche rassegnazione: rassegnarsi ad un’opera giusta che non porta voti.

Pur nel rispetto delle vittime e della tragedia che si è abbattuta sull’Emilia nelle scorse ore, Graziano dalle pagine di Panorama ha sottolineato che non si può morire per un terremoto di 5,8. Una magnitudo bassa. Graziano non vuole citare il caso del Giappone: sappiamo tutti fin troppo bene che è un esempio virtuoso nella gestione del rischio sismico. Cita il Messico. Bene, in Messico le vittime si registrano con terremoti di magnitudo 8,9.

Insomma, se i capannoni industriali in cui hanno trovato la morte gli operai si sono sbriciolati, con buona pace del presidente di Confindustria che continua a ripetere che erano a norma (spetterà agli inquirenti stabilirlo), non è per il terremoto ma per come ci si prepara e per come si affronta il terremoto in Italia. Un Paese che non accetta di essere a rischio sismico, affrontando con rinnovato stupore ogni scossa, trattando i terremoti come eventi improbabili: uno stato calamitoso.

Per i capannoni che crollano come castelli di sabbia Graziano avanza tre ipotesi: o non erano a norma, o sono stati costruiti prima che quell’area fosse dichiarata a rischio sismico (prima del 2003 dunque), dimenticandosi poi di adeguarli al nuovo livello di pericolosità o ancora sono stati costruiti su terreni permeabili, canali d’irrigazione. La Pianura Padana è soffice e questo potrebbe aver amplificato l’effetto del sisma. In tutti e tre i casi il terremoto è solo la scossa finale che si abbatte su una situazione di inadeguatezza strutturale, instabilità, una mancata previsione dei rischi inaccettabilmente superficiale.

Per Graziano ci vuole razionalità. Bene la solidarietà, la reazione emotiva ed eroica. Ma passata l’emergenza, bisogna pianificare una risposta razionale a questi eventi perché di rischio si deve parlare in tempi di pace. E se gli innumerevoli appelli dei geologi trovassero finalmente ascolto non avremmo bisogno di santi ed eroi, costruiremmo nuove sicurezze, infinitamente più solide, a cui affidare la nostra vita.

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