Storie di uomini e lupi, una narrazione differente

Alessandro Abba Legnazzi e Andrea Deaglio fanno piazza pulita degli stereotipi che accompagnano la figura del lupo

Dopo essere scomparso da gran parte del territorio italiano, il lupo è ritornato prepotentemente nell’ultimo mezzo secolo, diffondendosi a nord sull’arco alpino e a sud verso le montagne della Calabria. Storie di uomini e lupi, il documentario di Alessandro Abba Legnazzi e Andrea Deaglio, presentato al festival Cinemambiente in corso di svolgimento a Torino, indaga il fenomeno della "dispersione" ovvero la ricerca di nuovi habitat da parte dei lupi.

I due registi intervistano alcuni esperti, osservano gli escursionisti e i fotografi che cercano il contatto visivo con questi animali, pedinano i veterinari che curano i lupi feriti, ascoltano i racconti dei pastori che vedono nel lupo una minaccia per la loro unica forma di sostentamento. Il documentario si svolge prevalentemente sulle Alpi liguri, piemontesi e francesi, ma vi è anche una parentesi nelle pianure della Mongolia.

Secondo uno dei protagonisti del documentario, il prepotente ritorno dei lupi, causato in maniera indiretta dal ripopolamento delle loro prede (cervi, caprioli e daini) sta provocando una recrudescenza di antiche paure che vanno affrontate con “una mentalità moderna, non con le paure del medioevo”.

Ma il concetto che emerge con maggior forza è l’obiettività con la quale occorre guardare al problema dei lupi. Come spiega Mariano Allocco, uno degli intervistati, “la città mette al centro l’ambiente, noi, che in questi luoghi ci viviamo, mettiamo al centro l’uomo”. Il lupo diventa il paradigma di questa situazione:

“[Ci sono, ndr] coloro che vedono il lupo con l’occhio romantico, guardandolo dai condomini della città o della pianura, dove il lupo non andrà mai. E dall’altra parte ci siamo noi che vediamo la presenza del lupo come un attacco inaccettabile alle nostre libertà. La libertà per la montagna è sempre stata un valore insindacabile e tenendo conto che, per esempio, questo è successo con la Resistenza, partita dalla montagna, se un conflitto dovrà esserci atterrà alla difesa della libertà e su questo saremo sicuramente intransigenti”.

Girato in maniera molto asciutta, Storie di uomini e lupi intercetta a più riprese i lupi in libertà, regalando grandi emozioni allo spettatore, ma i due autori riescono ad affrancarsi da qualsiasi intento celebrativo, mostrando l’altra faccia della medaglia, le conseguenze della dispersione per chi, in montagna, continua a vivere di allevamento. Un documentario che propone una prospettiva nuova, della quale anche l’ambientalismo più radicale dovrebbe prendere coscienza.

Foto | Cinemambiente

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