Transumanza, in viaggio lungo i 250 km del Tratturo Magno

Ci sono documentari-inchiesta in cui l’interazione fra regista e protagonisti è palese quando non dichiarata, altri, invece, in cui il regista ambisce a “scomparire” conferendo alla propria opera l’aspetto di un’osservazione pura. A questa seconda categoria appartiene senza dubbio Transumanza, il documentario che Roberto Zazzara ha presentato ieri a Cinemambiente.

Al centro di questo lavoro vi è la transumanza sul Tratturo Magno, una strada millenaria che non esiste più, 250km di erba e terra che collegano L'Aquila a Foggia, il più maestoso e lungo itinerario per animali che l'Italia abbia mai avuto. Nonostante sia ancora parte del demanio, e tracciato su tutte le cartine, questo tratturo appare ogni tanto e poi si nasconde tra asfalto, campi di calcio, ferrovie, terreni abbandonati.

Zazzara fornisce a questo viaggio iniziatico, percorso rigorosamente a piedi, una forte impronta autoriale: l’utilizzo del grandangolo per cogliere la maestosità del paesaggio, i movimenti di macchina per sottolineare il cammino dei pastori, la musica per creare un paesaggio sonoro ipnotico e sospeso, l’utilizzo del ralenti per enfatizzare la lentezza del gesto sono le scelte stilistiche che creano un’opera nella quale forma e contenuto sono saldamente coese e fanno di Zazzara un regista dallo sguardo non convenzionale.

Foto | Cinemambiente

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