Mappa del rischio sismico aggiornata in Emilia, il ritardo è nelle misure di protezione

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La mappa del rischio sismico va aggiornata ed adeguata alla pericolosità effettiva delle aree colpite dal terremoto dei giorni scorsi. Alla luce delle scosse che hanno devastato alcuni comuni del ferrarese, del modenese ed anche del mantovano, bisogna rivedere e rivalutare un rischio trascurato. Questo è quanto si sente ripetere in questi giorni da più parti. Clini stesso ha affermato che va rivista la mappa del rischio sismico ma l'INGV, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha replicato, senza tanti giri di parole, che questa discussione è priva di fondamento.

L'INGV ci tiene infatti precisare alcuni punti: anche se quella mappa venisse aggiornata, con i dati raccolti dalle scosse recenti, non ci sarebbero variazioni significative. La zona colpita resterebbe infatti a pericolosità media. Nello specifico in quella zona viene ipotizzata una magnitudo massima pari a 6.2 e le scosse di questi giorni non hanno, effettivamente, superato la forza attesa.

E allora cosa non ha funzionato, è davvero solo questione di aggiornamento delle mappe? Scaricare il barile su sismologi e geologi non porta che a trascurare il vero problema: manca una politica di protezione dalla vulnerabilità sismica. Inutile girarci tanto intorno. I terremoti non si possono prevedere ma i crolli si possono prevenire e scosse di quella magnitudo non dovrebbero causare un numero così elevato di vittime, lo ha ricordato anche Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, nei giorni scorsi, sottolineando che l'Italia non accetta di essere un Paese ad alto rischio sismico.

Ricapitolando quanto affermato dall'INGV: l'area interessata dal terremoto non era classificata come sismica fino al 2003 e questo a dispetto delle evidenze scientifiche. In base alla mappa del rischio sismico di riferimento (Ordinanza PCM 3519/2006), venne poi classificata di pericolosità media (con scosse ipotizzate fino a 6,2). Non spetta però agli istituti di ricerca assegnare ai comuni il livello di rischio sismico sulla base di questa mappa. Loro la mappa la fanno, poi questa competenza specifica spetta alle Regioni. E allora cosa è accaduto? Perché il terremoto ha colto impreparati? Spiega l'INGV:

L’applicazione delle norme sismiche del 2003 ha proceduto a rilento, anche perché era rimasta in vigore la possibilità di applicazione delle normative precedenti. Le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, deliberate nel 2008, fanno riferimento ad azioni sismiche ottenute dalla sinergia fra INGV e Dipartimento della Protezione Civile. Tuttavia, queste norme sono entrate in vigore in tutta l’Italia solo all’indomani del terremoto dell’Aquilano del 2009. A causa di questi ritardi, nelle zone colpite in questi giorni si è accumulato un notevole deficit di protezione sismica, che è in parte responsabile dei danni avvenuti.

Questo ritardo nell'adeguamento alla pericolosità sismica, con la messa in campo di misure di riduzione della vulnerabilità ai terremoti, interessa molti Comuni, in gran parte localizzati nell'Italia settentrionale. Per l'INGV, che pure ammette che la mappa può essere migliorata ulteriormente, non è certo questa però la misura più urgente. Le Regioni, piuttosto, dovrebbero affrettarsi ad avviare il suo pieno recepimento.

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