No Triv, chi sono e che cosa chiedono

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Il prossimo 17 aprile 2016 si vota per il referendum sulle attività petrolifere a mare, una chiamata alle urne che darà un indirizzo alle scelte energetiche dell’Italia e per la quale è stata scelta una data differente da quella delle elezioni politiche.

Questo referendum avrà un peso fondamentale sulle sorti del Paese, perché un eventuale insuccesso del fronte del No consentirà le trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa, riaffermando così l’orientamento dell’Italia verso le energie fossili, rallentando la conversione alle energie rinnovabili e, naturalmente, aumentando i rischi per l’ambiente.

Ecco perché da tempo è nato un movimento No Triv (che nella sigla evoca il più noto No Tav) che si oppone alla decisione presa da Matteo Renzi di evitare l’accorpamento fra elezioni amministrative e referendum.

Un election day avrebbe fatto risparmiare alle casse dello Stato fra i 350 e i 400 milioni di euro, ma, sin dalle sue prime settimane al Governo, Matteo Renzi non ha nascosto il suo massimo sostegno al modello di sviluppo Otto-Novecentesco liberista, verticistico e concentrazionario. Il tutto a dispetto dell’aggettivo democratico che accompagna il nome del suo partito.

Il Coordinamento Nazionale No Triv è nato a Pisticci Scalo (Mt) il 12-13 luglio 2012 e conta attualmente sull’adesione di aderiscono centinaia di associazioni, comitati e circoli di partito di tutta Italia. L’organizzazione si articola in sezioni regionali e la sua missione è

“il contrasto al modello di sviluppo nazionale basato sullo sfruttamento delle fonti fossili e la promozione di un nuovo sistema energetico, economico e sociale fondato sui più ampi principi della ‘sostenibilità’”.

Quattro sono le direzioni dei No Triv:
1) il sostegno a tutte le proposte, i progetti, le opere e le azioni di natura politica e industriale finalizzate “alla ricerca ed allo sfruttamento, su terraferma o in mare, di combustibili da fonti fossili e non rinnovabili”;
2) l’unità delle forze di resistenza che si oppongono ai “ricerca, estrazione, stoccaggio, trasporto e raffinazione di idrocarburi liquidi e gassosi”;
3) la diffusione del pensiero post-estrattivista legato a un modello di sviluppo economico eco-compatibile;
4) la difesa degli “elementi imprescindibili del benessere collettivo”.

Il Coordinamento nazionale No Triv ha elaborato il Documento di Crotone con il quale si oppone alla riforma costituzionale dopo il cui eventuale passaggio

“lo Stato potrà ergersi a decisore unico delle sorti dell’ordinamento locale, dei beni culturali e paesaggistici, del turismo, dell’energia, del governo del territorio, delle infrastrutture strategiche e di altre materie ancora”.

Via | No Triv


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