Brasile, lo Stato chiede indennizzo record per il disastro nel Minas Gerais

Dopo il disastro ambientale del Rio Doce, l’impresa mineraria Samarco è chiamata dal governo brasiliano a un maxi-risarcimento

A quasi quattro mesi dal disastro avvenuto nel Minas Gerais il 5 novembre 2015, con lo sversamento di 60 milioni di metri cubi di detriti tossici per oltre 600 km di territorio, la distruzione del villaggio di Bento Rodrigues, la devastazione della flora e della fauna del Rio Doce e la morte di 19 persone, l’impresa mineraria Samarco è chiamata dal governo brasiliano a un maxi-risarcimento per avere causato una catastrofe i cui effetti sull’ambiente restano a tutt’oggi incalcolabili.

L’impresa detenuta al 50% dal gruppo brasiliano Vale e al 50% dal gruppo australiano BHP Billiton potrebbe dover versare 20 miliardi di reais (4,45 miliardi di euro) consentendo di intraprendere, nell’arco dei prossimi 10 anni, la riparazione e il risanamento del più grande disastro ecologico mai verificatosi in Brasile.

Nell’immediato Samarco dovrà risarcire 2 miliardi di reais, una cifra record se si considera che per la fuga di petrolio avvenuta nel 2000 nella baia di Guanabara, a Rio de Janiero, furono pagate dal gruppo Petrobras cifre nell’ordine delle decine di milioni di reais.

L’accordo non cancellerà in ogni caso i procedimenti penali che vedono coinvolti una decina di dirigenti e Ricardo Vescovi, direttore della società al momento del disastro. Attualmente l’accusa è di disastro ambientale, ma i dirigenti potrebbero essere incolpati per omicidio.

Samarco è accusata di avere ritardato l’allarme: se l’azienda avesse allertato le autorità all’insorgere del problema si sarebbero potute salvare molte vite. Inoltre, già nel 2014, l’azienda era stata avvisata di alcune falle nelle due dighe il cui crollo ha provocato lo sversamento di detriti tossici. Al netto delle falle, le cause della rottura delle due dighe restano sconosciute: potrebbe essere stata una scossa sismica oppure un sovraccarico.

Le ong brasiliane sono sul piede di guerra per l’inerzia dimostrata dal governo dopo l’incidente dello scorso novembre.

“La sicurezza delle dighe viene assunta dagli stessi gruppi minerari, senza controlli esterni. La legge sulle miniere e sulle dighe deve essere migliorata, ma nulla lascia presagire che questo succederà”,

ha detto Nilo d’Avila, coordinatore di Greenpeace in Brasile sottolineando come le imprese minerarie abbiano finanziato abbondantemente le campagne elettorali e i partiti politici.

Via | Le Monde


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