Referendum trivelle 17 aprile: gli Oil Men di Greenpeace in azione

L’ong si mobilita per attirare l’attenzione su di un referendum (volutamente) trascurato dall’informazione nazionale

LONG BEACH, CA - JULY 16:  An offshore oil rig is seen in the Catalina Channel where rare and endangered blue whales are feeding about 11 miles off Long Beach Harbor July 16, 2008 near Long Beach, California. In decades past, blue whales were rarely seen along California's coastline but their migration and feeding patterns are changing. In the past four years sightings in southern California have increased dramatically and blue whales have been reported almost daily this summer. Scientists suspect that climate change is having an effect on the food of the blues but other factors have not been ruled out.  Before whalers stepped up their kill rate in the 1800s, there were at least 220,000 to 300,000 around the world. Today less than 11,000 survive worldwide with 1,200 to 2,000 in the Pacific waters off California. Blue whales are the largest animals on the planet, growing up to 110 feet long and reaching a weight of 200 tons. The U.S. Navy uses loud sonar blasts in submarine detection training exercises off Southern California that can harm or kill whales at great distances, a controversial issue that has reached the U.S. Supreme Court, and the high price of gas has increased political pressure to increase oil drilling in the waters where the whales live.   (Photo by David McNew/Getty Images)


A meno di un mese dal referendum si intensificano le manifestazioni, i flash mob e gli eventi organizzati dalle associazioni ambientaliste per aumentare fra i cittadini la consapevolezza dell’appuntamento referendario del prossimo 17 aprile.

Ieri, sabato 19 aprile, decine di attivisti di Greenpeace sono entrati in azione in 22 città italiane per ricordare ai cittadini l’importanza dell’appuntamento di domenica 17 aprile: vestiti di nero e con il volto e le mani sporchi di una sostanza simile al petrolio hanno animato alcuni flash mob per richiamare l’attenzione delle persone esponendo striscioni con la scritta “Il mare non si trivella” declinato nei vari dialetti locali.

Secondo il rapporto Trivelle fuorilegge pubblicato di recente,

i sedimenti nei pressi delle piattaforme sono spesso molto contaminati. A seconda degli anni considerati, il 76% (2012), il 73,5% (2013) e il 79% (2014) delle piattaforme presenta sedimenti con contaminazione oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa. Questi parametri sono oltre i limiti per almeno due sostanze nel 67% degli impianti nei campioni analizzati nel 2012, nel 71% nel 2013 e nel 67% nel 2014. Non sempre le piattaforme che presentano dati oltre le soglie confermano i livelli di contaminazione negli anni successivi, ma la percentuale di piattaforme con problemi di contaminazione ambientale è sempre costantemente elevata.

Fra i composti che superano con maggiore frequenza frequenza i valori definiti dagli Standard di Qualità vi sono alcuni

metalli pesanti, principalmente cromo, nichel, piombo (e talvolta anche mercurio, cadmio e arsenico), e alcuni idrocarburi come fluorantene, benzo[b1]fluorantene, benzo[k2]fluorantene, benzo[a3]pirene e la somma degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Alcune tra queste sostanze sono cancerogene e in grado di risalire la catena alimentare raggiungendo così l’uomo e causando seri danni al nostro organismo.

Via | Greenpeace

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