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Referendum trivelle 17 aprile: gli Oil Men di Greenpeace in azione

L’ong si mobilita per attirare l’attenzione su di un referendum (volutamente) trascurato dall’informazione nazionale

A meno di un mese dal referendum si intensificano le manifestazioni, i flash mob e gli eventi organizzati dalle associazioni ambientaliste per aumentare fra i cittadini la consapevolezza dell’appuntamento referendario del prossimo 17 aprile.

Ieri, sabato 19 aprile, decine di attivisti di Greenpeace sono entrati in azione in 22 città italiane per ricordare ai cittadini l’importanza dell’appuntamento di domenica 17 aprile: vestiti di nero e con il volto e le mani sporchi di una sostanza simile al petrolio hanno animato alcuni flash mob per richiamare l’attenzione delle persone esponendo striscioni con la scritta “Il mare non si trivella” declinato nei vari dialetti locali.

Secondo il rapporto Trivelle fuorilegge pubblicato di recente,

i sedimenti nei pressi delle piattaforme sono spesso molto contaminati. A seconda degli anni considerati, il 76% (2012), il 73,5% (2013) e il 79% (2014) delle piattaforme presenta sedimenti con contaminazione oltre i limiti fissati dalle norme comunitarie per almeno una sostanza pericolosa. Questi parametri sono oltre i limiti per almeno due sostanze nel 67% degli impianti nei campioni analizzati nel 2012, nel 71% nel 2013 e nel 67% nel 2014. Non sempre le piattaforme che presentano dati oltre le soglie confermano i livelli di contaminazione negli anni successivi, ma la percentuale di piattaforme con problemi di contaminazione ambientale è sempre costantemente elevata.

Fra i composti che superano con maggiore frequenza frequenza i valori definiti dagli Standard di Qualità vi sono alcuni

metalli pesanti, principalmente cromo, nichel, piombo (e talvolta anche mercurio, cadmio e arsenico), e alcuni idrocarburi come fluorantene, benzo[b]fluorantene, benzo[k]fluorantene, benzo[a]pirene e la somma degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Alcune tra queste sostanze sono cancerogene e in grado di risalire la catena alimentare raggiungendo così l’uomo e causando seri danni al nostro organismo.

Via | Greenpeace

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