Taranto, stop alle cozze: troppa diossina e PCB

Ci risiamo: i mitili allevati nel primo seno del Mar Piccolo a Taranto sono stati contaminati da diossine e PCB, oltre i 7,5 picogrammi a grammo ma toccando in alcune zone marine anche gli 8.

Lo scorso anno a luglio si verificò una situazione analoga e l'Asl ne sospese la vendita con grave danno per i miticoltori e l'economia locale. E ora? Venerdì 8 giugno è stato convocato il Tavolo tecnico a cui prenderanno parte Regione, Asl, Cnr e ministero dell’Ambiente.

Il punto è che non si conosce l'identità degli inquinatori e la domanda che arriva dai miticoltori è: di chi è la responsabilità delle contaminazioni da diossine e PCB?

Scrive Alessandra Congedo sul Corriere del Giorno:

Nell’ottobre del 2011 il Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica della Regione aveva indicato come fonte primaria le aree gestite dalla Marina militare (Arsenale), in cui la presenza di Pcb è stata accertata nei terreni e nella falda superficiale. La contaminazione, infatti, sarebbe stata veicolata dalla falda superficiale che ha come recapito le sponde del Mar Piccolo a nord di via del Pizzone. Come fonte secondaria, i tecnici della Regione avevano indicato i sedimenti del Mar Piccolo, dove erano state individuate due zone interessate dalla presenza di Pcb: una in corrispondenza dell’Arsenale militare, l’altra a nord del primo seno, a circa 200 metri ad ovest dall’Isola di Punta Penna. Un alone di mistero continua ad avvolgere un’altra possibile fonte primaria, situata nell’area industriale, sulla strada Taranto-Statte, in un’area occupata dalla San Marco Metalmeccanica, dove sarebbe stata accertata la presenza di una cava colmata, nel periodo tra il 1972 e il 1995, anche da materiale contenente Pcb.

L'unica risposta viene fornita da Nicola Cardellicchio dello IAMC-CNR, Istituto per l'ambiente marino costiero che spiega che per produrre indagini servono fondi dalla Regione.

Foto | TM News

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