Filippine, uccisa l’ambientalista Gloria Capitan

Le Filippine sono il secondo Paese per numero di vittime fra gli ambientalisti. Un’altra vittima in Honduras

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La cinquantasettenne Gloria Capitan, ambientalista filippina che si batteva contro la costruzione di una nuova centrale a carbone, è stata uccisa lo scorso 1° luglio con un colpo di arma da fuoco che l’ha raggiunta alla testa mentre si trovava in un bar insieme alla sua famiglia.

Gloria Capitan non è che l’ultima vittima di una lunga serie di omicidi di ambientalisti e il suo caso è particolarmente significativo: le Filippine, infatti, sono uno dei Paesi maggiormente interessati dalle conseguenze dei cambiamenti climatici di cui, proprio le centrali a carbone, sono fra le principali responsabili.

Secondo quanto riferito dalla polizia locale non è stato ancora eseguito alcun arresto. Secondo i dati dell’ong Global Witness nel 2015 nelle Filippine sono stati uccisi trentatré ecologisti, solo in Brasile il numero delle vittime è superiore.

Capitan guidava un gruppo ambientalista che si batteva contro il colosso del carbone Mariveles che vuole espandersi nella provincia di Bataan, a una sessantina di chilometri dalla capitale Manila.

“La sua morte sembra essere direttamente legata al lavoro di opposizione al progetto”, ha spiegato Reuben Muni, Climate and Energy Campaigner di Greenpeace.

“Se l’uccisione di Gloria è un messaggio finalizzato ad intimidire gli altri attivisti anti-carbone gli assassini perdono tempo. Perché nella terra sulla quale è caduto il suo corpo, saremo in migliaia a sollevarci. Questo delitto non fa altro che rafforzare le nostre convinzioni. La maledizione del carbone deve finire”

ha commentato Val De Guzman, del Movimento delle Filippine per la Giustizia Climatica.


Pochi giorni dopo la morte di Capitan, un’altra attivista è stata uccisa in Honduras, dove quest’anno è stata uccisa Berta Caceres: Lesbia Janeth Urquía, 49 anni, è stata trovata morta in una discarica di Marcala, a 160 chilometri dalla capitale Tegucigalpa. Sembra che la donna sia stata uccisa con un colpo di machete. Così come Berta Caceres, anche Lesbia Janeth Urquía si batteva contro la costruzione di una diga.

Via | Lifegate | Greenpeace

Foto | Twitter

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