Grandi navi a Venezia, appello del Comitato a Monti

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Voglio tornare sulla questione grandi navi a Venezia perché quello che sta accadendo è davvero assurdo ma neanche tanto. Mi spiego meglio: in questo Paese non si parla quasi mai dei rischi in tempo di pace, leggi quando ancora non è avvenuta la tragedia annunciata. Vale per il rischio sismico, ben noto a tutti, e che coglie di sorpresa come un ladro nella notte, e vale anche per le navi. Ma mi chiedo: come possiamo farci cogliere di sorpresa se il ladro si annuncia? Quanto sta accadendo a Venezia mi ricorda quella banda di ladri che faceva i segni in rosso sulle porte delle prossime case da svaligiare.

Quanto sta accadendo a Venezia avviene DOPO la Concordia, questa è l’assurdità. Avviene dopo che Clini aveva promesso di non far entrare più le grandi navi nel Bacino di San Marco, avviene dopo il richiamo dell’UNESCO a trovare rotte alternative, dopo lo sgomento manifesto del FAI, il Fondo Ambiente Italiano.

Eppure c’è ancora chi, come l’ad di Venezia Terminal Passeggeri (VTP) Roberto Perocchio che gestisce lo scalo, annuncia che non accetterà più passivamente affermazioni fatte da non esperti, prive di fondamento tecnico e scientifico. Ma questa minaccia è poca cosa, ci perdoni Perocchio, di fronte a questi colossi che si avvicinano pericolosamente a Venezia, facendo ombra su Piazza San Marco. Chi c’era sabato scorso ha pensato addirittura ad un’eclissi fuori programma, come riporta il Corriere del Veneto. E la foto che vedete in homepage, no non è un fotomontaggio, ci fa capire che non vedere i rischi, tra l’altro ben elencati dall’UNESCO, è assurdo. Ha ragione Finiguerra quando dice che in questo Paese non si ha il diritto di piangere dopo le tragedie annunciate. Tutti ad accogliere la grande nave che porta ricchezza, non si riesce a vedere il rischio che stiamo correndo a farle sfiorare da vicino un patrimonio inestimabile qual è Venezia.

Il Comitato No Grandi Navi dopo essersi appellato a Sofia Loren, madrina della Divina, approdata a Venezia il 2 giugno scorso, chiede un incontro al presidente del consiglio Mario Monti. Pubblichiamo e condividiamo le preoccupazioni del Comitato:

Chi Le scrive è il Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune che si è costituito in Venezia per dare una voce unitaria alle tante persone e alle tante associazioni che da anni – da ben prima della tragedia del Giglio – si battono per dare un freno a un crocerismo la cui cifra principale è il crescente gigantismo, incompatibile con Venezia e con la sua laguna. Non ci dilunghiamo: crediamo che Lei conosca la questione e che sia al corrente della mobilitazione cittadina contro le grandi navi, delle manifestazioni che la scandiscono, delle proteste di tanti cittadini e delle associazioni ambientaliste, locali come la nostra o nazionali e di grande prestigio come Italia Nostra o il Fai. Grandi giornali nazionali e trasmissioni televisive ne hanno dato notizia; già quasi 5.000 cittadini hanno firmato in poco più di 20 giorni una petizione che al primo punto chiede l’estromissione delle navi incompatibili dalla laguna. Il Suo Governo ha affrontato il problema in un modo che francamente non ci piace. Il decreto 2 marzo 2012 dei ministri Corrado Clini (Ambiente) e Corrado Passera (Infrastrutture) vieta il transito delle navi oltre le 40.000 tonnellate di stazza lorda in Bacino San Marco, ma ne rimanda l’applicazione al momento imprecisato dell’esistenza di un’alternativa al passaggio nel cuore della città. Al momento, l’unica alternativa nota è quella messa sul tappeto dall’Autorità Portuale, ovvero lo scavo del piccolo canale Contorta Sant’Angelo per permettere alle grandi navi di raggiungere comunque la Marittima passando alle spalle della città ed evitando il passaggio per il Bacino, ma molti cittadini (noi tra questi) e scienziati di chiara fama la ritengono un rimedio peggiore del male. La giudicano il colpo di grazia a una laguna dissestata da un secolo di pesanti interventi per adattarla alle esigenze di una portualità via via incompatibile nei numeri e nella dimensione delle navi. È solo su questa alternativa, però, che il Suo Governo sta lavorando.
La vera alternativa, signor presidente, è cambiare modello, smettere di devastare la laguna per piegarla a un gigantismo che serve solo alle compagnie da crociera ma non certo alla città, riportare il crocerismo a un livello di sostenibilità con navi che per stazza, dimensioni, dislocamento, pescaggio, siano compatibili con la città e con la laguna; che non inquinino, usando carburanti molto più puliti di quanto non avvenga ora (il Parlamento europeo nel varare a fine maggio l’ultima direttiva sui carburanti marittimi ha valutato che in Europa muoiano ogni anno 50.000 persone per l’inquinamento prodotto dalle navi). Le navi compatibili potranno tranquillamente continuare ad arrivare in Marittima, nel numero che verrà definito da una seria valutazione sulla complessiva capacità di Venezia di reggere una pressione turistica forse già oltre il livello di guardia. Le altre, se altre se ne vorranno, dovranno restare fuori dalle bocche di porto, e su questo “fuori” ogni discorso è aperto. Solo così sarà possibile avviare davvero quel recupero morfologico della laguna che tutte le leggi speciali per Venezia inutilmente prescrivono da decine d’anni.
Signor presidente, ricordiamo che all’indomani dei gravi incidenti avvenuti in Val di Susa, il ministro Passera dichiarò che si doveva cambiare l’approccio al territorio, che sui grandi progetti bisognava coinvolgere fin dalle prime fasi le comunità locali, come avviene in Francia, ma i nostri appelli agli organi periferici dello Stato e agli stessi ministri sono rimasti inascoltati. Nessuno conosce le ragioni di quel limite “di sicurezza” delle 40.000 tonnellate, nessuno sa a quale stadio sia il progetto di scavare il piccolo canale Contorta Sant’Angelo. Abbiamo fatto riferimento alla convenzione di Aahrus, ratificata dall’Italia con la legge n. 108 del 2001, ma inutilmente, ed ora se costretti andremo avanti in sede europea. Ci ascolti, signor presidente. Sappiamo che venerdì prossimo 8 giugno sarà a Venezia per un importante convegno su temi economici: ci conceda un incontro, un brevissimo scambio di idee e di informazioni. Quando vuole, dove vuole. Un’ultima cosa. Sappiamo che la sera di venerdì sarà a cena all’Hotel Monaco, una cena offerta ai convegnisti dalla Costa Crociere. Non le sembra, signor presidente, inopportuno accettare un invito così strumentalmente incoerente con il sentire che migliaia di cittadini veneziani stanno manifestando? Non le sembra, signor presidente, quasi una scelta di campo che forse sarebbe meglio evitare? In attesa di un cortese cenno di riscontro, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Foto | Nan McElroy Comitato No Grandi Navi su Facebook

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