Due ricercatori della Cornell University e della Bekeley University sostengono che per produrre biodiesel sia antieconomico perché per colitivare le piante servono più combustibili di quelli prodotti.
David Pimentel insegna ecologia e agricoltura, Tad W. Patzek insegna ingegneria civile ed ambientale. Insieme hanno calcolato che produrre etanolo consuma più energia di quella che se ne ricava. Nel conto sono stati messi anche i costi per produrre i fertilizzanti e i diserbanti, per far andare le macchine agricole, per i trasporti e per distillare l’etanolo. In particolare risulta che le spese superano i guadagni:
L’analisi non tiene conto dei sussidi all’agricoltura, delle tasse e dei costi ambientali dovuti all’inquinamento e alla degradazione dei suoli agricoli.
Per contro, il piano di Bush per sostenere la produzione di etanolo negli USA e l’Associazione Nazionale dei Coltivatori di Cereali sostengono che il rendimento energetico della conversione mais-etanolo sia estremamente vantaggioso. Parlano di rese del 67%. I dati da loro sbandierati sono quelli degli studi di Shapouri, del dipartimento dell’agricoltura dell’amministrazione Bush.
» L’articolo di Piementel e Patzek sui costi dell’etanolo e del biodiesel
» La relazione di Shapouri sull’etanolo
» Botta e risposta tra Piementel e Shapouri sull’energy bulletin
» Il bioetanolo dall’erba
» Fiat brasiliane che vanno a bioalcool
mm
12 giu 2006 - 09:21 - #1ciao, se vai indietro, potrai osservare che te le avevo segnalato nei miei interventi mesi fa.
ciao
lumachina
12 giu 2006 - 09:52 - #2si, mm, grazie. Era tempo di riparlarne!
May
12 giu 2006 - 11:42 - #3Mi piacerebbe sapere come mai il brasile esporta addirittura etanolo quando a questo punto dovrebbe essere antieconomico produrlo…
mm
12 giu 2006 - 12:48 - #4non conosco i dettagli del brasile, però di sicuro spesso i governi fanno cose antieconomiche per solo tornaconto politico; ad esempio in UE l’airbus dopo decenni di conti in rosso continua ad essere tenuta in piedi da finanziamento pubblico con la scusa che si tratta di una industria “nascente” quando in realtà è nata nel ‘70.
Bisogna capire contrariamente a quanto sostengono i fautori della spesa pubblica che se si spostano risorse da una parte (con l’intervento pubblico) automaticamente vengono tolte risorse ad altri settori; l’esempio del vetro rotto di Frédéric Bastiat è illuminante:
http://www.liberanimus.org/art.favola.htm
Una compagnia che può vivere solo grazie ai sussidi pubblici non merita di restare sul mercato.
Con la scusa di protegere i cosiddetti ‘campioni nazionali’ si calpestano i diritti dei consumatori dei contribuenti che pagano due volte i servizi.
Nello specifico, ci sarebbero da vedere i dettagli relativi all’etanolo del brasile.
mm
12 giu 2006 - 12:54 - #5se poi i processi di produzione sono in tutti i casi energeticamente sconvenienti, oltre ad esserlo dal punto di vista economico, siamo veramente alla follia; senza considerare il pessimo impiego del terreno coltivabile.
Lucio
12 giu 2006 - 13:10 - #6Bha cmq..i biocarburanti possono aiutare a inquinare meno..purtroppo molte cose sono sconvenienti energeticamente…anke fare l’idrogeno dall’energia elettrica…si perde il 50%…ma si fa…l’ideale ecologico è quello di produrre, da energia pulita ‘istantanea’, energia che si può conservare. Non credo proprio che in brasile sono dei camicaze economici..la convenienza di produrre etanolo da canna da zucchero ci sta senz’altro…almeno li’
mm
12 giu 2006 - 13:18 - #7ma se sono energeticametne sconvenienti capisci che inquini di piu?
non serve proprio a niente; serve solo a far piu emissioni.
eppure noi europei lo siamo; perche il brasile non dovrebbe fare scelte assurde?
pensa alle sovvenzioni che noi europei diamo all’agricoltura per tenere fuori i produttori dei paesi del terzo mondo!
quanti ne conosco di produttori che sfruttano le schifose leggi ue per fare soldi con le sovvenzioni all’agricoltura; queste scelte come le chiami?
ed è una cosa che si fa alla luce del sole.
e poi ci riempiamo la bocca di solidarietà quando in relta ci viene semplicemente chiesto di abbattere le barriere protezioniste e di permettero loro di venderci zucchero o altre cose alla loro portata tecnologica.
mm
12 giu 2006 - 13:21 - #8forse potrai ridurre le emissioni solforose; ma complessivamente stai peggio.
Luca
12 giu 2006 - 13:55 - #9ho provato a dare un’okkiata rapida ai documenti, xò nn ho visto un punto fondamentale, ovvero la lavorazione minima e la semina su sodo (minimum tillage e no tillage) ke consentono notevoli risparmi xkè evitano quelle operazioni quali aratura e lavorazioni di affinamento del terreno estremamente enrgivore..quindi se le considerazioni fatte riguardano anke questi modelli produttivi effettivamente risultano essere sconvenienti, sennò la loro convenienza potrebbe essere anke minima..onestamente nn so, il biodiesel nn mi ha mai convinto, xò x correttezza ho portato l’esempio di tecnike agronomike ke potrebbero far risparmiare in termini di energia (kiaramente anke in termini di produzione..bisognerebbe fare delle analisi costi benefici, ke nn sto qui a fare..un po’ xkè lunghi, un po’ xkè incapace :-b)
saluti
Luca B
12 giu 2006 - 14:35 - #10Siete sicuri che questo studio sia affidabile? In rete si trovano tanti documenti in cui si afferma il contrario e che i problemi sono più che altro di quantità più che di convenienza.
Mi riprometto di dare un occhiata e vedere un po’ se trovo qualcosa di convincente
mabco
12 giu 2006 - 17:54 - #11Produrre biodisel come fonte di energia in grado di sostenere tutti i consumi europei credo che sia un’idea alquanto utopistica, anche perchè non credo che tutti gli ettari di sau (suoperfice agraria utile) potrebbero sostenere le coltivazioni necessarie. Il discorso che il biodisel impoverisce il terreno lo trovo non del tutto corretto. Se è vero che le colture intensive come mais, soia e oleaginose varie fanno calare la fertilità, è anche vero che queste sono considerate miglioratrici all’interno di rotazioni colturali appropriate, ad esempio in sucessione con leguminose e cereali vari, imoltre con le nuove tecniche agronomiche come minimum tillage o addirittura la semina su sodo i terreni vengono salvaguardati dall’inquinamento ambientale e addirittua migliorati dal punto di vista agronomico. La produzione di biodisel anche solo per sostenere i costi colturali della propria azienda oppure da rivendere nelle raffinerie sarebbe un’ottima fonte di reddito per qualsiasi agricoltore, e tutti i sussidi che prendono appunto che non sono affatto leggi schifose (POST 7: se non ci fossero quelle leggi schifose che manhgeresti tu il cartone? oppure il petrolio? o ti coltiveresti il tuo orto?) ma contributi necessari a sotenere un settore che altrimenti avrebbe chiuso da un pezzo. Il biodisel secondo me va incentivato e accompagnato da politiche agroambientali appropriate in grado di gestire il maggior flusso di investimenti che con la PAC (politica agro ambientale) l’Europa eroga ogni anno.
plastico
12 giu 2006 - 18:17 - #12….il biodisel brasiliano funziona unicamente facendo lavorare bambini-schiavi.
Lucio
12 giu 2006 - 19:12 - #13http://www.biofox.com/4.htm qui dicono che il biodiesel conviene.
Cmq se si vuole intraprendere la strada dei biocarburanti senz’altro verrà fatta un’analisi economica ,per verificare la convenienza energetica, dagli enti preposti a livello nazionale o europeo prima di inziare cn una consistente produzione agricola.
La mia opinione è che i biocarburanti sono molto interessanti.
..cmq li userei come fonte di ‘accumulo’ dell’energia..nel senso ke se la produzione dei biocarburanti ha bisogno di energia per la loro produzione (per il funzionamento dei makkinari ecc)..l’energia dovrebbe provenire da fonti pulite..quali sole.. vento ecc.. faccio un esempio per spiegarmi:
si puo’ produrre idrogeno tramite energia pulita (sole vento ecc)e poi riutilizzarlo quando fa comodo.
Allo stesso modo si può produrre biocarburante usando energia pulita(sole vento ecc)e poi riutilizzarlo quando fa comodo.
Nei processi posso perdere anke una certa %di energia(nella produzione dell’idrogeno perdo 50%circa,se nella produzione di biocarburante ho una perdita energetica bisognerebbe quantificarla…) ma avrei energia utilizzabile oggi domani o quanto mi pare.Ovviamente questa è solo una mia banale opinione..poi se nn conviene proprio perkè nn rende nulla lasciamo stare.
mm
12 giu 2006 - 19:15 - #14ma che dici?
“contributi necessari a sotenere un settore che altrimenti avrebbe chiuso da un pezzo”
e ce lo dici anche?
pensi che allungando l’agonia otterrai dei risultati?stai solo dissipando risorse.
hai presente la fiat, l’alitalia, tutte compagnie tenute in piedi artificiosamente con miliardi e miliardi, dei tuoi soldi.
a che pro.
perche non sostenere i piccoli commercianti con contributi o tutto il settore industrile?
in trenta secondi andresti allo stallo completo.
capisci che con sta logica de tenere in piedi morti che camminano sprechi solo denaro?
l’efficienza non si crea con i contributi; si crea solo e soltanto con il nercato.
“se non ci fossero quelle leggi schifose che manhgeresti tu il cartone”
perche tu pensi che senza sovvenzioni all’agricoltura non mangieresti?
le sovvenzione il protezionismo servono solo a rendere meno competitive le aziende europee e ad impedire ai paesi africani di venderci i loro prodotti.
Luca
12 giu 2006 - 20:41 - #15nn sono d’accordo con mm sul fatto ke l’agricoltura nn vada sovvenzionata, questo x un semplice fatto, ovvero ke a seguito della “liberalizzazione del mercato” anke altri prodotti possono entrare nel nostro paese. Se questo meccanismo può andare bene x le produzioni industriali, in cui semplicemente dislochi il personale, la stessa cosa nn può essere fatta x le produzioni agricole.
Il problema in Italia è ke il territorio prevalentemente collinare e montuoso nn potrà mai concorrere con le pianure di paesi quali francia, stati uniti, polonia, argentina..è quindi kiaro ke se la produzione interna deve essere mantenuta (e deve esserlo x ovvi motivi) allora è indispensabile aiutare l’agricoltura con incentivi (non parliamo poi della questione salari o costo della vita dell’italia rispetto ad altri paesi).
In parte si è dato valore alla produzione tramite etikette quali le denominazioni di origine o il biologico..in parte c’è stata la trasformazione delle aziende in fattorie didattike, agriturismi ecc..
xò queste (a parte la produizione di nikkia ke può riguardare il biologico o le DOC, DOCG ecc) poco alla volta tralasceranno il lato produttivo x dedicarsi ai clienti (nn sarebbe la prima volta) xkè più redditizio.
Se l’agricoltura italiana vuole sopravvivere deve essere aiutata ed incentivata xkè non può tirare la cinghia ulteriormente, xkè fatta di piccole realtà, le stesse piccole realtà ke sono un serbatoio di biodiversità indispensabile x un futuro ke sta cambiando di giorno in giorno (intendendo le variazioin climatike)..fare concorrere con altri paesi, con altre realtà più favorevoli(anke dal punto di vista del costo della mano d’opera e tutto il resto) ha poco senso e farebbe perdere (riskia di far perdere) il su citato patrimonio varietale.
saluti
mm
12 giu 2006 - 21:40 - #16con quale diritto sposti risorse economiche prodotte da qualcuno nelle tasche di altri, perchè è questo che stai facendo?
questa è la realta; prendi soldi guadagnati da qualcuno e li sposti, per via coercitiva, tramite la tassazione, nelle tasche di altri.
con lo stesso principio chiunque avrebbe diritto a rivendicare parte di questo bottino; perchè un meccanico di una officina artigianale, non dovrebbe rivendicare questo danaro? in fondo anche lui può essere in difficoltà per chissà quali cause. o magari il negoziante sottocasa che soffre per la presenza di un venditore più competitivo nelle sue vicinanze.
non possiamo permettere che la politica, in via del tutto arbitraria stabilisca chi punire e chi premiare, facendo regali economici.
con questo principio lasciamo che i politici demagoghi di turno dispongano ad oltranza delle nostre risorse.
non possiamo lamentarci che amici, degli amici del politico potente di turno abbiano leggi ad hoc, se accettiamo simili compromessi.
Luca B
13 giu 2006 - 08:07 - #17Ho cercato un po’ e le conclusioni che ho trovato sono che lo studio effettuato daqi due ricercatori è sostanzialmente riferito agli Stati Uniti e prendendo come coltura di riferimento la soia. E’ da quella infatti che in America si ricava la gran parte del biodiesel.
In Europa invece si ricava da altre coltura in particolare da colza e girasole. In altri luoghi del mondo invece da palma.
Per questo tipo di colture il bilancio diventa sicuramente positivo.
Per la soia diventa poistivo se si considera anche un utilizzo non soltanto dei semi per ottenere olio ma anche il resto della coltura.
Inoltre un applicazione in Europa avrebbe un migliore rendimento energetico perchè le macchine agricole ed in generale le macchine hanno un consumo inferiore a quelle degli americani.ù
Il fatto però che sia conveniente energeticamente non vuol dire che possa essere applicato!! Come hanno fatto notare un po’ tutti è impossibile utilizzarlo per sostituire i combustibili fossili.
AXE
13 giu 2006 - 08:53 - #18tanti bei discorsi, ma intanto non si fa nulla e continuiamo a vendere i suv disel, l’unica speranza è che veramente il petrolio finisca presto.
AXE
13 giu 2006 - 09:05 - #19tanti bei discorsi, ma intanto non si fa nulla e continuiamo a vendere i suv disel, l’unica speranza è che veramente il petrolio finisca presto.
Guido
13 giu 2006 - 09:22 - #20L’unica soluzione per risolvere il problema enegetico è investire nella fusione fredda.
E sviluppare batteria dalla durata accettabile.
Luca M
13 giu 2006 - 12:56 - #21sono favorevole x il semplice motivo ke la produzione agricola a differenza di altri è un bene primario, tutto qui, un bene ke riguarda tutti i cittadini indiscriminatamente, aldilà delle logike di mercato..se i bisogni secondari nn possono essere soddisfatti pazienza, diverso è se nn abbiamo la possibilità di soddisfarei primari, ne va della nostra vita..solo x questo motivo e x cercare di tutelare la biodiversità (forse nn riesci a comprendere appieno l’importanza di questo aspetto..ma è normale, la maggiorparte delle persone nn riescono a cogliere questo aspetto fondamentale ke rientra più in una logica ambientale e di ecosistema..x questo te l’ho detto, doveva essere uno spunto x la riflessione :-) )
i tuoi concetti direi ke rikiamano ad una discussione in tema economico, ovvero la diatriba tra i liberalisti e gli statalisti..su cui nn mi metto, sarebbe interessante, ma sarebbe un OT eccessivamente lungo..nn ti pare? :-)
quindi, riassumo: la mia posizione l’hai ascoltata, io la tue posizioni pure.. mi sembra ke un incentivo all’agricoltura in quanto settore (e nn azienda sigola) fondamentale x la sopravvivenza di tutti i contribuenti sia dovuto x i motivi suddetti..detto questo ti saluto e ti ringrazio, come sempre, x la possibilità di un confronto costruttivo :-)
saluti
mm
13 giu 2006 - 13:55 - #22ciao,
proprio perche si tratta di un bene primario andrebbe lasciato al mercato: la produzione di alimenti è vitale, come sappiamo eppure ci affidiamo al mercato, che ci ha permesso di avere sui nostri scaffali marche a non finire, prodotti a non finire; se non ci si fida del mercato, perche non si provvede a statalizzare completamente la produzione di cibo?
la risposta è che la pianificazione centrale e lo statalismo hanno dimostrato i loro limiti proprio nel soddisfare i bisogni basilari dei consumatori; lo standard di vita dei paesi exz sovietci era ed e infinitamente inferiore a quello degli stati uniti; come pure il rispetto per l’ambiente che è massimo quando si stabiliscono precise proprietà sui territori; i territori pubblici, a cui generalemte niente a nessuno, sono quelli che ne soffrono di piu.
se la proprietà privata dei terreni fosse protetta a dovere, spazzeremo via tutti coloro che non ne hanno rispetto, con effetti straordinari sull’ambiente.
comunque, a presto.
mabco
13 giu 2006 - 14:43 - #23Per mm:
Tu guardi l’aspetto solo dal punto di vista economico e tralasci indietro aspetti fondamentali che tra alcuni decenni saranno questioni legate alla nostra sopravvivenza come l’ecologia e la climatiologia. L’agricoltore non è solo come pensi tu un manovale che coltiva la terra e cresce piante con il solo scopo di fare profitto, lui conserva e gestisce il nostro paesaggio e il nostro ecosistema quindi quello che fà lui ce lo ritroviamo tutti sulle spalle, per farti un esempio, pratiche agricole troppo intensive creano facilmente inquinamento delle falde acquifere che poi vanno nell’acquedotto e quindi anche dentro casa tua, oppure l’erosione e la desertificazione crea l’impoverimento dei suoli e quindi la scomparsa di specie e la prevalenza di altre andando a impoverire quella famosa biodiversità che è la colonna di ogni ecosistema sano e sostenibile. Oggi l’EU eroga contributi solo agli agricoltori che fanno dell’ecocompatibilità il loro principio fondamentale e quindi scelgono di fare ambiente e non quantità salvaguardando appunto tutta la baracca… Dammi retta ci guadagni anche tu….
E poi come puoi pretendere di far chiudere un settore primario appunto come l’agricoltura che ti fornisce gli alimenti di tutti i giorni. In Italia sei fortunato perchè vai al supermercato e trovi tutta roba di ottima scelta (quella prodotta qui naturalmente) dal punto di vista di contenuti in fitofarmaci e pesticidi. Se vai a comprare l’ortofrutta spagnola (primo produttore in Europa) è piena di pesticidi in quanto loro hanno regole interne più blande e producono ancora verso la quantità piuttosto che qualità, però percepiscono meno contributi e il prezzo si fà da sè, con il mercato appunto… Che preferisci? Fai tu la scelta scelta…. Ti ricordo che l’agricoltura è un serttore e non una ditta privata (es: fiat), e quelli che ci lavorano sono milioni di persone solo in Italia. Se poi vogliamo delocalizzare anche le produzioni alimentari facciamo pure… ma non ci lamentiamo se ci arrivano i pomodori o le mele dalla Cina che in un solo ciclo colturale gli hanno pompato quintali di prodotti fitosanitari….
mm
13 giu 2006 - 15:25 - #24proprio perche tengo all’ambiente e non credo alla pianficazione centrale che ha fatto solo danni, mi affido alle scelte e al buonsenso dei singoli, ossia a tenermi aperte tutte le strade; investendo in una sola direzione si rischia di fare solo danni perche non si hanno gli strumenti per fare nessuna previsione soprattutto parlando di clima.
“Ti ricordo che l’agricoltura è un serttore e non una ditta privata (es: fiat), e quelli che ci lavorano sono milioni di persone solo in Italia.”
ti rendi conto anche tu che questa frase non ha senso?
anche quello metalmeccanico è un settore, che ragionamanti fai?
non è privata?!?!?
o vorresti che non fosse privata?
ma hai presenti le condizioni dell’agricolutura e dell’ambiente nei paesi a pianificazione centrale. proprio perche tengo all’ambiente, conto sul fatto che il contadino conserverà la sua proprieta meglio di chiunque altro; la conserverà e la amerà, anche in ottiche decennali, trasferendo il suo prezioso patrimonio a chi ritiene lo meriti; questo è proprio uno dei fattori chiave, fin dalla agricoltura ai tempi dell’impero romano; se posso investire sul mio terreno sapendo che è mio lo trattero bene, e faro investimenti a lunga scadenza; altrimenti prevarrà la tendenza è a fregarsene altamente.
io non voglio chiudere nessun settore agricolo; dico solo che ce la deve fare con lu sue forze, e come in ogni altri settori dove si diceva che questi sarebbero morti senza aiuti statali, l’agricoltura sopravviverà e ci guadagnerà. la nuova zelanda l’ha fatto e anche da noi accadrebbe.
Luca M
13 giu 2006 - 20:25 - #25io sono molto scettico su come il libero mercato possa tenere e mantenere l’ambiente (nn dico ke finora il sistema statalista l’abbia fatto sia kiaro)..ma fa niente è un discorso troppo lungo :-)
saluti
Alex
21 giu 2006 - 17:37 - #26Ha ragione Guido, le uniche vere soluzioni è sono fusione nucleare e i motori elettrici.
Tutto il resto richiede troppa energia
Daniele
23 giu 2006 - 12:32 - #27Perchè non iniziamo tutti a consumare un po’ meno e ad utilizzare i mezzi di trasporto pubblici quando ce n’è la possibilità? Oppure la bicicletta? O andare anche a piedi invece di prendere sempre l’auto per arrivare fino al bar che si trova 200m da casa?
Ci sarebbero meno ingorghi, meno stress, meno smog…forse aumenterebbe anche il rispetto per il patrimonio pubblico…e i petrolieri avrebbero una lieve diminuzione delle entrate derivate dai guadagni della benzina, del diesel e via dicendo…
Comunque il biodiesel, non solo è necessario per l’ambiente…ma io trovo che sia anche conveniente, anche se non potrebbe sostituire gli altri carburanti, ma come sapete tutti, le macchine in brasile, hanno i motori messi a punto per poter bruciare sia carburanti fossili, che biocarburanti…e hanno anche motori fiat…perchè in italia la fiat non li mette in commercio???
La fusione, calda o fredda che sia, non sappiamo quando sarà disponibile…iniziamo a sfruttare cio che già abbiamo di ecologico…e, economicamente parlando…il prezzo del petrolio continuerà a salire…dopo qualsiasi altra risorsa sarà conveniente, quindi perchè non iniziare subito ad utilizzare le alternative ecologiche???
Un saluto a tutti
Sandro kensan
23 giu 2006 - 16:04 - #28Riporto due commenti a cui spero di ricevere risposta per soddisfazione personale:
1) un veicolo si mangia circa 1 tonnellata di biodiesel all’anno
2) un ettaro da in Italia meno di 1 tonnellata di biodiesel
3) ci sono 34 milioni di veicoli in Italia
4) gli ettari coltivabili (SAU) sono 13 milioni
Se non è chiaro i più (associazioni degli agricoltori) affermano che si può arrivare a coltivare un milione di ettari a oleaginose, quindi si possono alimentare un milione di veicoli su 34 milioni.
Per essere più chiari è come avere un orto da 34 pomodori e poterne irrigare solo uno. Questo al fine di non intaccare il cibo che mangiamo.
Per essere ancora più chiari una tonnellata di biodiesel/olio sono 1 milione di grammi cioè circa 9 milioni di calorie che sfamano 12 persone.
Questo significa che un veicolo si mangia tanta energia come 12 persone adulte, quindi i veicoli italiani equivalgono a 400 milioni di persone adulte.
Per i scarsi in geografia ricordo che siamo in meno di 60 milioni in Italia.
Salute e spero che i numeri non spaventino nessuno.
Lumachina
23 giu 2006 - 16:18 - #29Kensan, grazie. Sintetico e illuminante.
Mi sono permessa di evidenziarti il concetto chiave di quanto “mangiano” le automobili.
Sandro kensan
23 giu 2006 - 23:42 - #30Benissimo, se sei conoscitrice di diete tieni conto che ho considerato 2000 calorie al giorno. Un contadino però ne consuma 2500.
Daniele
24 giu 2006 - 16:02 - #31E facciamole “mangiare” un po’ meno allora!!! Da qualche parte bisogna iniziare…i biocarburanti non sono la soluzione a tutti i problemi, sono una prima medicazione.
Se una persona deve dimagrire, non basterà che si metta a dieta, quindi che mangi solo determinate cose, ma dovrà anche cambiare le abitudini quotidiane, fare più movimento e farlo nel modo corretto.
Lo stesso si potrebbe fare per le automobili. Iniziamo ad usarle meno per abbassare i consumi…ad usarle quando servono davvero altrimenti usare i mezzi pubblici…oppure, invece che uscire in 4 con 4 auto…perchè non uscire in 4 con una sola auto?
E’ una questione di abitudini, non solo di consumi!!!
Lumachina
25 giu 2006 - 11:38 - #32Daniele, hai ragione, ma la gente non vuole cambiare.
La gente sa, ma resta inerte.
Psicologicamente ci sono due processi in atto:
1) Negare l’emergenza. Gli ambientalisti esagerano: (gli scienziati si possono sbagliare, se si estinguono le marmotte a me non cambia nulla, la scienza trovera’ un modo meno inquinante di continuare a fare le stesse cose di oggi).
2) Scaricare il senso di colpa e di impotenza. Io non posso far nulla contro l’inquinamento (perche’ il grosso lo fanno i grandi, perche’ gli altri piccoli continuano ad inquinare, perche’ deve pensarci qualcun’altro).
Daniele
30 giu 2006 - 11:42 - #33Eh si…sono d’accordo con te…ma qualcosa sembra che abbia iniziato a muoversi…speriamo!
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