La fatwa dell’Isis contro i gatti

An Iraqi man sells a cat at the Al-Ghazel animal market in the capital, Baghdad, on February 19, 2016.  The Al-Ghazel market is one of the largest animal markets in Iraq open for the trade of domestic animals. / AFP / AHMAD AL-RUBAYE        (Photo credit should read AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images)

Lo Stato Islamico ha proclamato una fatwa che ha come oggetto i gatti e da qualche giorno si sta dando la caccia agli animali nei territori sotto il controllo degli jihadisti.

La nuova legge vieta l’allevamento dei gatti all’interno del Califfato e sostiene di essere in linea con la visione, l’ideologia e le credenze della jihad.

Secondo i siti di informazione locale, l’Isis avrebbe già iniziato a cercare i gatti nelle case della città di Mosul.

L’epurazione è un deciso cambio di verso nel rapporto con questi animali, visto che, nella fase di espansione mediatica, i gatti erano stati utilizzati per fare propaganda e in virtù della loro “viralità”.

Le foto dei gattini postate sui social media ritraevano gli animali in braccio ai miliziani dell’Isis, accanto agli AK-47 o a bombe a mano.

In realtà i gatti non sono mai stati considerati animali impuri dal mondo musulmano. Sembra che Maometto avesse una passione per i felini e si racconta che per non scegliare l’adorata gatta Muezza, tagliò il mantello sulla quale era adagiata. I gatti circolano spesso attorno alle moschee e fanno parte della quotidianità del mondo musulmano.

Nei mesi scorsi una simile fatwa aveva colpito i piccioni. La motivazione degli jihadisti? Questi uccelli volando a bassa quota mostrerebbero i genitali creando in questo modo un motivo di offesa all’islam.

Via | Daily Mail

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