Arrestare la perdita di biodiversità per salvare l'habitat dell'uomo

Rispettare la natura, tutelare l'ambiente, non inquinare, salvare le specie a rischio estinzione, messaggi ipersemplificati (forse anche troppo) che però spesso non passano, non con la forza con cui dovrebbero almeno, a giudicare dal degrado ambientale in cui viviamo. Sarà che sembra quasi volontariato, c'è chi sceglie di vivere ecofriendly e chi fa altro per sentirsi a posto con la coscienza. Ce la presentano come l'alternativa sostenibile, non come una necessità... salvare l'animaletto, andare in bici, non alimentare mercati che sovrasfruttano gli stock ittici e così via discorrendo.

Ma le cose stanno diversamente: qui si tratta di salvare il nostro di habitat e le nostre di risorse, è questo che stiamo perdendo insieme alla diversità biologica. A qualcuno potrà non interessare della bellezza deturpata del paesaggio incontaminato e dell'ennesima specie che scompare, quelli che il mondo gli va bene tutto di cemento, viaggiano in resort tutti uguali e alla sera si accontentano della solita scatoletta di tonno, infischiandosene della biodiversità ittica.

Chissà, magari si scuoterebbero un po' dal loro torpore se leggessero il recente rapporto apparso su Nature, Biodiversity loss and its impact on humanity. Porta la firma di Bradley Cardinale dell'Università del Michigan e di altri 16 ecologisti. Un report che passa in rassegna mille diversi studi sulla perdita di biodiversità e di produttività. Negli ultimi due decenni la capacità della natura di fornirci protezione, risorse alimentari, energia, legno, foraggio, terreni fertili è diminuita proporzionalmente alla perdita di biodiversità. Perdere biodiversità vuol dire anche arrivo di specie invasive nei campi e nelle foreste, propagazione di malattie, prima contenute grazie ai predatori delle specie veicolo di virus e batteri e così via discorrendo.

Coglie nel segno il vero problema, la cecità umana, George Gilchrist della National Science Foundation's Division of Environmental Biology, ente che ha finanziato la ricerca. Gilchrist spiega infatti che siamo abituati a dare per scontato l'acqua pulita, l'aria ossigenata, i prodotti agroalimentari... dimenticandoci che a garantirceli sono una serie di organismi viventi, le relazioni che hanno instaurato con altri animali, piante, con l'acqua, l'aria ed il terreno circostante, in una parola gli equilibri che hanno creato in secoli di coesistenza e che ora noi stiamo sconvolgendo con un'arroganza spudorata...

Le attività umane intensive, dall'agricoltura all'industria ai trasporti, altro non fanno, in parole povere, che smantellare gli ecosistemi, ecosistemi che tengono in equilibrio lo stesso uomo e che devono essere tutelati dal collasso e dall'esaurimento. Non so, magari i messaggi per la salvaguardia della biodiversità attecchirebbero meglio se ponessimo la questione in questo modo: rispettare l'uomo, tutelare le risorse dell'uomo, salvare l'uomo, non inquinare l'aria dell'uomo.

Gli ecologisti chiedono, a vent'anni dal Summit di Rio, un'azione di salvaguardia della biodiversità a livello internazionale perché la perdita di una specie, e come sta avvenendo in questi anni di molte specie a ritmi vertiginosi, può avere conseguenze disastrose per il benessere ed il sostentamento dell'intera umanità. Anche organismi che ci sembrano trascurabili hanno una funzione ecologica di vitale importanza. Nella foto in homepage, ad esempio, al microscopio c'è la diversità biologica delle alghe, una ricchezza genetica che aiuta a produrre ossigeno negli ecosistemi acquatici come i laghi. Quelli che ci garantiscono, tra le altre riserve disponibili, acqua dolce potabile.

Foto | Courtesy of Danuta Bennett, National Sciences Foundation

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